Travis Barker, batterista dei Blink 182 e produttore musicale, sarebbe stato portato al Cedars-Sinai per una pancreatite acuta causata da una colonscopia. Sarebbe stato l’esame a causare quella che viene definita come un’infiammazione del pancreas che, se non curata tempestivamente, può essere molto pericolosa e in alcuni casi fatale. Ma com’è possibile che sia accaduto? Quali probabilità ci sono che una colonscopia provochi una pancreatite acuta? “La pancreatite acuta è una complicanza estremamente rara della colonscopia. Basti pensare che, come screening o strumento diagnostico, vengono eseguite decine di migliaia di colonscopie ogni anno solo in Italia, ma nella letteratura mondiale pancreatiti acute post colonscopia sono descritti come sporadici”, ci spiega il professor Massimo Falconi, direttore del Pancreas Center dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e ordinario di chirurgia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele.

Professor Falconi, la pancreatite acuta è un’infiammazione del pancreas la cui causa più comune è la calcolosi biliare. Quali altri fattori dobbiamo considerare per prevenirne l’insorgenza?
“Altre cause possono essere legate all’abuso alcolico – tuttora la causa più frequente in alcuni Paesi in via di sviluppo – l’ipertrigliceridemia, l’assunzione di determinati farmaci, come complicanza di procedure operative sulla papilla di Vater o cause genetiche in relazione a specifiche mutazioni geniche che di solito condizionano l’insorgenza di episodi di pancreatite fin dall’infanzia”.

Quali sono i sintomi?
“I sintomi di una pancreatite acuta sono legati all’insorgenza di un dolore acuto, nella parte centrale/alta dell’addome, che si irradia posteriormente ‘a barra’. Sono dolori molto intensi che portano sempre il paziente a cercare l’attenzione medica, spesso con un accesso in Pronto Soccorso”.

Esistono forme lievi e più gravi?
“La pancreatite acuta è un’infiammazione della ghiandola pancreatica che di fatto può manifestarsi in forma più lieve, edematosa, ovvero un’imbibizione del pancreas che trattiene liquidi; oppure andare incontro a forme severe con necrosi: la vera e propria ‘morte’ di parte del pancreas”.

In che percentuale si verificano le forme più gravi?
“Fortunatamente quelle più severe sono anche le più rare, e si verificano in circa il 10-20% dei casi”.

Come viene effettuata la diagnosi?
“La diagnosi è clinica e laboratoristica per il riscontro di rialzo degli enzimi pancreatici, amilasi e lipasi”.

È importante che lo specialista riconosca tempestivamente le forme severe di pancreatite acuta. Quali sono le condizioni perché si verifichi una rapida diagnosi?
“Il clinico di fronte a una pancreatite acuta deve sempre tenere a mente la possibilità di un’evoluzione verso una forma severa e deve monitorare attentamente la clinica del paziente, prestando attenzione all’eventuale insorgenza di sintomi sistemici o febbre, e agli esami ematochimici. Nei casi clinicamente più seri è inoltre necessaria una TC addome con mezzo di contrasto per valutare l’aspetto morfologico del pancreas”.

In cosa consistono i trattamenti? Il ricorso all’intervento chirurgico è inevitabile?
“Fortunatamente no; anzi, il trattamento delle pancreatiti acute è sempre conservativo, se possibile, e consiste nell’attuare terapie di supporto, come l’infusione endovenosa di liquidi e la terapia antidolorifica. Solo in caso di un’evoluzione sfavorevole di una pancreatite necrotica con evidenza di raccolte settiche intraddominali può esservi l’indicazione di un trattamento interventistico, radiologico, endoscopico o chirurgico. Ma quest’ultimo è una risorsa qualora le altre strategie non siano percorribili o abbiano fallito”.

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