Il pm di Brescia Federica Ceschi ha chiesto la condanna a 24 anni per Carlo Mosca, primario (sospeso) del pronto soccorso dell’ospedale di Montichiari (Brescia) imputato di omicidio volontario per la morte di due pazienti di 61 e 80 anni durante la prima ondata di Covid, ai quali, secondo l’accusa, ha somministrato Propofol e Succinilcolina allo scopo di ucciderli. Si tratta di sostanze usate nelle operazioni di intubazione, che se somministrate in quantità eccessive possono provocare la morte. La loro presenza nei cadaveri è stata appurata grazie all’autopsia. “È vero che nessuno ha visto Mosca somministrare i farmaci. Ma l’intercettazione ambientale del 2 luglio 2020, quando a chi gli chiede “Ma hai usato quei farmaci?” Mosca risponde “Eh sì“, è stata ritenuta un’ammissione. Ed è alla base, insieme alla presenza del Propofol nel corpo di uno dei cadaveri riesumati, della richiesta d’arresto” ha ripercorso in aula la pm.

A gennaio 2021 infatti Mosca era stato sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari. A denunciare il caso era stato un infermiere. “È ingiusto esporre chi ha denunciato e che ha avuto il coraggio di rivelare quello che aveva saputo. Ora si vuole far credere che abbia parlato per un complotto nei confronti del suo primario. Durante il processo abbiamo assistito alla difficoltà di alcuni testi a riferire in aula di fatti che davanti al pm, in fase di indagine, erano stati raccontati in modo diverso e chiaro. E quei verbali sono stati firmati dagli stessi”, ha detto la magistrata. “Io non ci sto ad uccidere pazienti solo perché vuole liberare dei letti”, si legge in un messaggio WhatsApp agli atti del processo, inviato da un infermiere a un collega.

Commentando la presenza nel corpo di una vittima del farmaco Propofol, in aula l’imputato si era difeso così: “Io non l’ho messo. Qualcuno ha voluto farmi del male e può averlo iniettato a paziente già morto“. Per il pm “si tratta di una spiegazione fantasiosa. È un’assurdità. E chi lo avrebbe fatto? E perché uno avrebbe dovuto uccidere un povero paziente? L’unico che ha avuto lo spazio e il tempo per iniettare il Propofol è stato Mosca. Si vuole pensare che chi ha presentato l’esposto sia l’autore di questa macchinazione? In quel periodo, marzo 2020, il peggiore della pandemia, non è immaginabile che qualcuno potesse pensare a un piano per incastrare il primario”.

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