A Roma cambiano le Amministrazioni ma non i problemi. Dalla perenne emergenza rifiuti fino a quella dei cinghiali e ancora il traffico, i mezzi di trasporto poco efficienti e un diffuso stato di degrado al quale sembra essersi assuefatta buona parte della cittadinanza e anche della stampa. Dopo le elezioni comunali vinte dal candidato del Partito Democratico Roberto Gualtieri, infatti, sembrava che le difficoltà della Città Eterna sarebbero state subito superate, con una bacchetta magica. “Roma pulita entro Natale“, aveva promesso il primo cittadino lo scorso ottobre. La realtà, tuttavia, è quella che segue e che il fattoquotidiano.it documenta con foto e filmati, a 8 mesi dall’insediamento del neo-sindaco al Campidoglio.

Da Marconi a Torresina, passando per Testaccio, San Paolo e Monteverde: montagne di spazzatura dentro e fuori i cassonetti, a cui si aggiungono rifiuti ingombranti abbandonati in ogni dove, dalle sedie agli stendini. La differenziata? Un’utopia. Le aree verdi, invece, di verde hanno ben poco. Per i più fortunati l’erba ogni tanto viene sfalciata ma il colore è un marrone/giallo, spento e triste. Esattamente come si presenta la città agli occhi dei cittadini che la vivono e dei turisti che sono tornati a visitarla, dopo gli anni duri della pandemia. “Sono 20 anni che il Servizio Giardini ha abbandonato il nostro quartiere, come tanti altri – afferma Antonio, un cittadino volontario della zona di Torresina -. Non si sono mai presi in carico le aree verdi. O le curiamo noi o non lo fa nessuno e non è bello. Perché comunque le tasse le paghiamo come tutti gli altri. Serve una manutenzione pubblica e frequente, non estemporanea e affidata solo al volontariato, che si dà un gran da fare ma non può né deve sostituirsi alle Istituzioni”. La sensazione è che il discorso non sia tanto differente anche per i quartieri più centrali. Basta fare una camminata a Largo B.P. Riccardi, a due passi dalla basilica papale di San Paolo fuori le mura (bene protetto dall’Unesco) per imbattersi in giardini tristemente abbandonati, con cestini distrutti e stracolmi, panchine divelte e muri vandalizzati. La situazione non cambia neanche lungo la pista ciclabile che incrocia Ponte Marconi, dove la segnaletica orizzontale ormai è coperta da rifiuti e sporcizia. I marciapiedi? Impraticabili, tanto è alta la vegetazione.

La ciliegina sulla torta sono invece i rifiuti sparsi lungo gli argini del fiume Tevere, anch’esso dimenticato dalle Amministrazioni. Non solo quella comunale ma anche – e soprattutto – da quella regionale. Il presidente Nicola Zingaretti, infatti, lo scorso febbraio aveva sottoscritto un “contratto di fiume“, spiegando: “È uno strumento indispensabile per programmare azioni concrete di tutela e cura dei nostri fiumi e dell’ambiente più in generale. La firma arriva alla fine di un lungo processo che ci ha visti coinvolti in prima persona, sin dal nostro insediamento con l’istituzione di un Ufficio di Scopo per i Contratti di Fiume e Piccoli Comuni, in un percorso nel quale abbiamo promosso bandi, progetti di educazione ambientale, ma anche opere dal carattere del tutto innovativo come le barriere per intercettare i rifiuti lungo i corsi d’acqua”. Tutto vero. Ma forse dai “competenti” ci si aspettava qualcosa di più. Lo sa bene Emanuela, attiva nel volontariato da anni con particolare attenzione alle aree degradate di Roma Nord e lungo gli argini del fiume Tevere: “Il contratto di fiume è certamente un punto di partenza – dichiara lei -, ma il verde lungo i fiumi non è mai stato affrontato come area con criticità. Mi spiego. Da sempre le aree verdi incolte sono state utilizzate come tappeti dove nascondere sotto di tutto. Si sa, ma non si affronta perché la priorità sono le emergenze più evidenti. Questa mancanza di considerazione del verde incolto o selvaggio, come quello delle riserve, ha permesso anche che, ogni volta che vi è un abbattimento di un insediamento abusivo, non si considera la situazione ambientale presente. Non ci si preoccupa di quello che finisce nel fiume”.

Poi ancora aggiunge: “Si tratta di abbattimenti selvaggi di baracche e manufatti che vengono impastati con la vegetazione e il terreno spingendolo verso il fiume e molti dei rifiuti rimangono lungo l’argine. Questo crea ulteriori danni ambientali. Sappiamo senza ombra di dubbio che c’è tutta una filiera in queste aree, si tratta di scarichi e smistamenti illeciti di rifiuti. Tutto questo avviene senza alcun controllo, è come se si pensasse: ‘Alla fine meglio qui che in strada’. Purtroppo anche il cittadino si è abituato a questo modo di pensare. Spesso faccio delle bonifiche con altri cittadini volontari e mi capita di sentire gente furibonda, che preferisce che la spazzatura sia nascosta tra le canne dell’area verde invece che sul marciapiede, magari in attesa del ritiro in giornata. Per il cittadino l’unica area verde che conta è quella del parchetto urbanizzato, dobbiamo invece avvicinare le persone al verde naturale“. Infine la volontaria conclude: “Quei pochi monitoraggi per la qualità ambientale e del fiume che vengono finanziati non hanno seguito con azioni concrete per migliorare la situazione. Sostanzialmente uno spreco di soldi. Questo vale per l’inquinamento dei fiumi, la qualità dell’acqua con scarichi non messi a sistema, per le aree verdi e così via. Si fanno tante valutazioni ma poi gli interventi risolutivi scarseggiano. Il corridoio fluviale non viene considerato. Purtroppo è così da anni”.

N.B. In data 9 giugno 2022 il fattoquotidiano.it ha provveduto ad inviare una mail all’Assessorato ambiente e rifiuti di Roma Capitale chiedendo un commento sull’evidente inefficienza dei servizi di pulizia e cura del verde del Comune e degli altri enti preposti. Al momento non abbiamo ricevuto alcun riscontro.

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