Cari imprenditori, assumete di più, pagate di più e fate attenzione al gap di genere. È diretto il messaggio del Governo agli imprenditori, portato all’Assemblea di Assolombarda dal ministro Vittorio Colao. “I costi del Pnrr sono debito, non sono regali ma impegni presi. Per questo ci dobbiamo ricordare dei ragazzi: assumete di più, pagateli di più senza differenze di genere”. “Le risorse umane sono l’asset più importante che avete e c’è anche una legislazione favorevole. E poi c’è la formazione, rinunciarci è autolesionista. Sulla discriminazione di genere, è ingiusto e uno spreco risorse che prendano il 20% in meno degli uomini”. Il ministro ha poi aggiunto “Pur nella consapevolezza che c’è ancora tanto da fare il mio messaggio agli imprenditori è che il Governo ha lavorato tanto e l’Italia sta tornando un Paese solido, affidabile e fattivo”. L’invito di Colao ricorda il “pay them more” che il presidente statunitense Joe Biden ha indirizzato agli imprenditori del suo paese: “Non trovate lavoratori? Pagateli di più e li troverete”. Sull’opportunità di aumentare le retribuzioni anche per far fronte alla perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione si è espresso oggi anche il commissario Ue per il Lavoro Nicolas Schmit e stessa indicazione è arrivata nei giorni scorsi dalla capo economista del Fondo monetario internazionale Gita Gopinath.

Subito dopo sale sul palco il presidente di Confindustria Carlo Bonomi che non raccoglie l’invito del ministro ma “butta la palla in corner” e se la prende con il Reddito di cittadinanza. Ricordiamo che l’importo medio dell’assegno per le fasce più giovani dei percettori arriva a stento a 500 euro al mese. Eppure, spiega Bonomi: “Quando cerchiamo i giovani per dargli lavoro abbiamo un grande competitor che è il reddito di cittadinanza”. “E’ vero – ha aggiunto – che il reddito di cittadinanza esiste anche in altri Paesi europei. Ma è anche vero che quando rinunci ad un posto di lavoro ti tolgono il reddito. Si sono trovati i soldi per rifinanziare il reddito di cittadinanza ma senza riformarlo, nonostante non abbia nessun valore dal punto di vista di politiche attive del lavoro”.

“C’è da fare in Italia un grande lavoro sulla politica dei redditi, c’è sicuramente una fascia di italiani che sta soffrendo molto, quelli a basso reddito, noi stimiamo quelli sotto i 35 mila euro, comprendendo quindi anche i pensionati”, afferma Bonomi senza parlare dell’opportunità di aumenti. Che serva una politica dei redditi è peraltro fuori questione visto che l’Italia è l’unico paese Ocse in cui i salari odierni sono più bassi rispetto a quelli di 30 anni fa.

“Abbiamo proposto in Italia – ha aggiunto – il taglio del cuneo fiscale con un intervento choc di 16 miliardi, questo consentirebbe di mettere in tasca agli italiani 1.223 euro a chi ha un reddito di 35 mila euro per tutta la vita lavorativa. Sono stupito che di fronte a una proposta del genere Confindustria ancora oggi non ha avuto risposta dopo quasi 3 mesi“. Il taglio del cuneo fiscale è, in sostanza, un aumento degli stipendi pagato dallo Stato in cui gli imprenditori non mettono un euro, anzi ne ricevono. Naturalmente per le casse pubbliche significa dover compensare il mancato gettito, quindi riducendo spese pubbliche o trovando i soldi con qualche altra tassa.

“Abbiamo 800 miliardi in più di debito pubblico in un decennio e non abbiamo sconfitto la povertà, anzi l’abbiamo aumentata. La spesa assistenziale è raddoppiata ma abbiamo anche aumentato la povertà. I partiti, dal bonus degli ottanta euro in poi – ha aggiunto – hanno fatto una scelta ben definita che ha portato ad un welfare sbilanciato. Abbiamo decine e decine di bonus, che hanno l’unica caratteristica di essere individuati dagli elettori dei partiti. L’ultimo è il bonus psicologi, questo è un Paese che ha dei problemi. Oltre il 50% degli italiani riceve sussidi”.

E poi la solita polemica con il ministro del Lavoro Andrea Orlando, reo di aver ipotizzato di concedere sussidi alle imprese in cambio di incrementi dei salari e rinnovo dei contratti collettivi scaduti. “Il ministro Orlando ha fatto una scelta incomprensibile sulla cassa integrazione. Continuiamo a pagare solo noi e quindi basta. Non siamo il bancomat di stato. Basta”. “Non voglio fare polemiche – ha aggiunto – e nemmeno raccoglierle. Ma ho visto che il ministro Orlando ci ha chiamato in causa anche sul tema dei salari. Un conto è garantire un salario minimo per legge e altro è garantirlo con la contrattazione collettiva. Confindustria ha depositato negli anni le sue raccomandazioni sui salari. Il segretario della Cisl Sbarra è stato ben chiaro e voglio ringraziarlo per quanto ha detto durante il congresso”.

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