“Eppur si muove…”, titolava il comunicato sindacale unitario del 13 giungo che annunciava l’imminente riconoscimento dell’adeguamento in busta paga anche ai dipendenti dell’Ispettorato nazionale del lavoro e dell’Agenzia per le politiche attive, unici esclusi tra tutti i lavoratori con il contratto dei ministeriali. A metterci la faccia il ministero del Lavoro, che proprio al tavolo coi sindacati aveva annunciato gli emendamenti che il Pd avrebbe presentato alla Camera e al Senato per risolvere la questione attraverso la modifica di un decreto legge in via di conversione nelle Aule parlamentari. Tanto che sembrava cosa fatta. Invece “qualcosa non torna”, titola oggi il comunicato dell’Unione sindacale di base. Perché la proposta di modifica al decreto legge 36 sul Pnrr, sostenuta anche dal M5s, è stata bocciata dalla Ragioneria generale dello Stato che l’ha giudicata carente sulle coperture economiche. Insomma, a frenare gli slanci del ministero del Lavoro è quello dell’Economia e delle Finanze, con una decisione che ha sorpreso anche il primo firmatario dell’emendamento, il senatore dem Tommaso Nannicini, che dichiara di “non condividere la motivazione finanziaria visto che per lo Stato l’operazione era a costo zero“. “Evidentemente – commenta invece l’Usb puntando il dito contro il ministero del Lavoro – non si riesce ad esercitare la forza politica per compiere il passo decisivo”.

“Al tavolo con il ministero del Lavoro siamo al punto di ebollizione ed è evidente che c’è qualcosa che non torna”, scrive l’Usb nell’ultimo comunicato, che paragona i lavoratori di Inl e Anpal alla famosa rana del filosofo Noam Chomsky, quella che a forza di pazientare perde la capacità di reagire e finisce bollita nella pentola. La questione del mancato riconoscimento dell’indennità di amministrazione introdotta dal governo per tutti gli altri dipendenti ministeriali a fine 2021, è già stata oggetto di scioperi e di uno stato di agitazione sospeso solo di fronte agli impegni del ministro Andrea Orlando, che ha promesso l’immediata erogazione fino alla fine del 2022 (contenuta nei suddetti emendamenti), ma anche la stabilizzazione della misura da gennaio 2023 e il riconoscimento di tutti gli arretrati non percepiti attraverso la prossima legge di bilancio. Ma “l’emendamento a firma del gruppo Pd al Senato e sottoscritto anche dai senatori del M5S è saltato a causa dei rilievi espressi della Ragioneria Generale dello Stato”, scrive l’Usb nel comunicato.

Di quanti soldi parliamo? Di appena 11,5 milioni di euro per l’Inl e di 200 mila euro per Anpal. Tanto costerebbe l’indennità di amministrazione per i restanti mesi del 2022. Ma non allo Stato, perché verrebbe finanziata con l’avanzo di bilancio 2021 degli stessi due enti. E infatti, secondo il ministero le coperture per l’anno in corso dovevano essere l’ultimo dei problemi. “Il primo ad essere contrariato sono io”, dice il senatore Nannicini. “Utilizzare l’avanzo di bilancio degli stessi enti significa risolvere la cosa a costo zero per lo Stato”, spiega ricordando che l’Inl è stato istituito senza oneri aggiuntivi per lo Stato. “Ma non sarebbe la prima volta che il vaglio delle coperture viene affrontato con superficialità, e spero che il governo intervenga per farsi carico di un trattamento ingiusto che tra l’altro continua a creare tensione sindacale che blocca l’attività delle due agenzie con costi, quelli sì, a carico della collettività”. Insomma, se il ministero del Lavoro vuole salvare la faccia la questione va definita preventivamente dal governo. Anche perché, domanda Giorgio Dell’Erba, dirigente del coordinamento nazionale Usb e ispettore del lavoro, “se ci blocchiamo già per gli 11 milioni di quest’anno, cosa accadrà quando in legge di bilancio andrà inserito l’intervento strutturale per gli anni a venire e il riconoscimento degli arretrati?”. E aggiunge: “Tra i dipendenti pubblici siamo quelli meno pagati, unici esclusi dalla perequazione nonostante il nostro contratto sia identico a quello di tanti altri colleghi e il fatto che, paradossalmente, a noi tocchi di controllare la correttezza del mercato del lavoro”.

La palla passa ora alla Camera dei deputati, dove è stato presentato un emendamento al decreto Aiuti, all’esame il prossimo 30 giugno. “È molto probabile che le riserve (della Ragioneria generale dello Stato, ndr) cadano anche sull’emendamento al decreto legge Aiuti, visto che la proposta di modifica è presentata in modo identico”, si preoccupa l’Usb. “Ma non sarebbe la prima volta che un altro emendamento identico supera il vaglio perché nel frattempo è stato fatto un ulteriore approfondimento“, si augura Nannicini. E aggiunge: “Se qualcuno dice che non si può fare così allora ci dica come fare, e se dal ministero dell’Economia e delle Finanze hanno proposte di riformulazione siamo pronti ad accoglierle”. Intanto però i toni si esasperano e la pazienza finisce. E l’Usb dichiara che “la sospensione dello stato d’agitazione, dichiarata unitariamente, è superata dagli eventi“. Mentre a Orlando dedica parole dure: “Abbiamo dato fiducia al ministro, impegnandoci al tavolo con la nostra firma, ma sia chiaro che non finiremo bolliti e che ora è davvero il momento di “alzare i toni ed il livello di interlocuzione””. E di seguito: “Se il diritto all’adeguamento dell’indennità non è mai stato messo in discussione è altrettanto evidente che non si riesce ad esercitare la forza politica per compiere il passo decisivo. Un’istituzione come il ministero del Lavoro risulta credibile per le misure che adotta concretamente e non per quelle che promette di realizzare”

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