Togliere le mascherine per l’ultima settimana di scuola. Un gesto simbolico, che non ripaga dal tormento vissuto dal tenerle per due anni addosso in classe, dai sei anni in su, con poche deroghe, e con obbligo di Ffp2 – la mascherina più soffocante – quando c’erano casi di covid in classe. È questa la richiesta contenuta in una petizione lanciata dal giornalista Raffaele Oriani. Che un giorno, entrando in classe di suo figlio alle elementari, ha visto quei volti semicoperti e pensato che almeno questo regalo, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e quello della Salute Roberto Speranza ai nostri figli possono farlo.

Una concessione simbolica, che però ha il senso di una restituzione e insieme esprime la consapevolezza del sacrificio che bambini e ragazzi hanno vissuto anche durante quest’ultimo anno, quando con i vaccini il virus non ha causato le stesse morti drammatiche dell’anno precedente. Ma esprime anche, ancor prima, la consapevolezza che esiste un corpo studentesco che ogni giorno si reca in classi spesso piccole e sovraffollate, per seguire lezioni tenute da docenti anche loro profondamente segnati da due anni di virus dove sono stati letteralmente al fronte. Questo corpo studentesco è spesso totalmente dimenticato.

Perché il problema sta qui: nel nostro paese, come in molti hanno fatto notare, i bambini contano davvero poco, anzi pochissimo, nonostante gli allarmi demografici continui, forse dovuti soprattutto alla paura che il sistema pensionistico non tenga, più che a un reale interesse verso le giovani generazioni. Lo si è visto durante il lockdown, quando il governo spiegava le regole per uscire con gli animali senza dire alle famiglie come comportarsi. Lo si sta vedendo ora, quando tutta l’Italia gira libera, le discoteche e i locali sono pieni di persone senza mascherina ma i bambini no, devono tenerla. Anche in cortile, possibilmente, se c’è il rischio di assembramento. Una misura che sfiora il sadismo, oltre all’ignoranza di come si stia concretamente nelle classi: incomprensibile per un ministro dell’Istruzione. Come è incomprensibile la totale inconsapevolezza degli effetti della crisi climatica e delle temperatura nelle scuole, se è vero che ci ritroviamo temperature di luglio ma i bambini, ancora, non hanno il diritto a respirare, un diritto sicuramente prioritario al dibattito sul dress code nelle classi (che è pure in parte legato al clima).

Le scuole italiane non hanno certo condizionatori come invece alcune private cominciano a mettere. Né è stato mai pensato, eppure la pandemia, è stata lunga, di installare obbligatoriamente meccanismi di ventilazione meccanica che in altri paesi hanno consentito di togliere le mascherina già da tempo. Noi siamo sempre per le soluzioni a costo zero, anzi, a carico degli utenti. Dei bambini, anzitutto, dei genitori che pure le devono comprare, visto che i tovaglioli passati alle scuole come mascherine sono rimasti inutilizzati al pari dei banchi a rotelle.

Ma in questa petizione non si sta esigendo edifici che non cadano a pezzi, classi con numeri adeguati di studenti, insegnanti finalmente pagati per quello che meriterebbero, meccanismi di ventilazione sofisticati, appunto, cortili e giardini con alberi, laboratori e molte altre cose che i bambini italiani meriterebbero. No. La petizione chiede solo l’ultima settimana di scuola senza mascherina. Per dare ai bambini e ai ragazzi il senso di una relativa libertà/liberazione, la possibilità di imprimere nella memoria questi ultimi giorni di giochi in cortile senza essere imbavagliati, l’idea che insomma siamo tornati a una qualche forma di normalità. Probabilmente provvisoria. Ma che è comunque una vittoria, che è anche la vittoria di uno stato che in qualche modo ha saputo affrontare l’emergenza come tale, a differenza di altre emergenze. E dunque è giusto che tutti possano godere della fine questa fine della crisi, a partire dai più fragili come i piccoli.

Togliere la mascherina l’ultima settimana non è una misura pericolosa, perché, appunto, la scuola chiude a breve e la società è quasi interamente vaccinata. Perché continuare allora ad accanirsi sui bambini? Perché non concedere questo piccolo gesto simbolico, eppure, come sempre sono i simboli, importantissimo per quello che esprime e porta con sé?

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