La ripresa del mercato del lavoro italiano nei primi quattro mesi del 2022 si conferma trainata dai contratti a tempo determinato e dalla ripresa dei servizi, in particolare il turismo che conta per quasi un terzo delle attivazioni nette di nuovi contratti. La nota mensile di ministero, Banca d’Italia e Agenzia nazionale delle politiche attive, basata su comunicazioni obbligatorie e dichiarazioni di immediata disponibilità al lavoro, permette anche di farsi un’idea della distribuzione territoriale. Dalle tabelle si scopre che il maggiore boom di posti precari, rispetto al periodo pre Covid, si è registrato in Lombardia e Lazio, dove tra gennaio e aprile le attivazioni nette di contratti a termine sono aumentate rispettivamente del 940 e 1480% (a 21.282 e 11.796) rispetto allo stesso periodo del 2019. Aumenti notevoli anche in Piemonte, Marche, Abruzzo, pur su numeri molto inferiori.

L’impatto dei rincari energetici sul numero di occupati al momento è contenuto, spiega l’analisi, grazie anche agli aiuti destinati alle imprese energivore e all’estensione del ricorso alla cassa integrazione. Dall’inizio dell’anno sono stati creati, al netto delle cessazioni, 260.041 nuovi posti, poco sotto i 260.352 dello stesso periodo del 2019. Ma la composizione della “torta” è cambiata notevolmente: per quelli a termine le attivazione nette sono raddoppiate, dalle 77.285 del 2019 a 160.196. Al contrario sono calate a 111.488 (dalle 148.701 del primo quadrimestre 2019) quelle di contratti a tempo indeterminato, per i quali rispetto al pre pandemia sono diminuite anche le attivazioni lorde. Per quanto riguarda i settori di attività, quasi 139mila attivazioni sono state nei servizi – di cui 74mila nel comparto turistico, ripartito in quarta dopo la rimozione delle restrizioni anti contagio – a fronte delle 52.800 nell’industria in senso stretto e 68mila nelle costruzioni.

Industria e costruzioni vedono al primo posto per attivazioni nette la Lombardia, mentre nel turismo il podio è di Toscana, Campania e Veneto. Salta all’occhio come nel turismo la quasi totalità dei nuovi posti (oltre 70.400) sia a termine, al contrario che nell’industria in cui le attivazioni nette di contratti stabili continuano a prevalere, seppure con poco scarto. Il commercio invece arranca, almeno sul fronte della creazione di lavoro: nel complesso le attivazioni nette nei primi quattro mesi sono state negative, vale a dire che sono stati interrotti più contratti di quanti ne siano stati attivati. In questo caso “tiene” la componente dei contratti stabili mentre tempi indeterminati e apprendistati flettono.

Attivazioni, trasformazioni e cessazioni per tipologia di contratto. Nota congiunta “Il mercato del lavoro: dati e analisi”

Bankitalia nella sua analisi scrive che “nei primi quattro mesi del 2022 la dinamica del mercato del lavoro è stata sostenuta soprattutto dai contratti a tempo indeterminato”. Il contrasto con i dati assoluti visti sopra è solo apparente: il commento si riferisce infatti ai dati destagionalizzati. “Per analizzare le dinamiche mensili è necessario tener conto del fatto che le attivazioni e le cessazioni dei contratti seguono andamenti fortemente stagionali“, spiega via Nazionale a ilfattoquotidiano.it. “Mentre la creazione di posti di lavoro a tempo indeterminato è sostanzialmente omogenea nel corso dell’anno, i contratti a tempo determinato vengono attivati soprattutto nella prima metà dell’anno, e poi terminati nella seconda metà. Al netto di tali effetti, il saldo dei primi 4 mesi è stato di 128.000 per i contratti a tempo indeterminato, 76.000 per i contratti a tempo determinato”.

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