“La Repubblica Democratica Popolare di Corea ha annunciato, attraverso i suoi media statali, il suo primo focolaio di Covid-19, con oltre 1,4 milioni di casi sospetti dalla fine di aprile. L’Oms è profondamente preoccupata per il rischio di un’ulteriore diffusione dell’infezione nel Paese”. Queste le parole di Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, riportate sul profilo Twitter dell’istituto dell’Onu.

Durante il briefing per la stampa, il numero uno dell’Oms ha ricordato che “la popolazione non è vaccinata e molte persone presentano condizioni di base che le espongono al rischio di gravi malattie e morte“. Alla Corea del Nord, Ghebreyesus ha chiesto di “condividere dati e informazioni“, ricordando che l’agenzia ginevrina “si è offerta di fornire un pacchetto di supporto tecnico e forniture, inclusi test diagnostici, farmaci essenziali e vaccini pronti per essere distribuiti nel Paese”. Nel suo intervento, il direttore generale ha espresso preoccupazioneanche per l’Eritrea, altro Paese che non ha iniziato la vaccinazione contro Covid-19″.

Giorni fa la Corea del Nord ha imposto il lockdown per arginare il contagio, dopo che per più di due anni aveva dichiarato di essere riuscita a mantenere fuori dai propri confini il coronavirus. Nell’agosto del 2020, Pyongyang dichiarò che stava portando avanti lo sviluppo di un vaccino, senza fornire altre informazioni. In assenza di un sistema sanitario all’avanguardia – un problema che si avverte soprattutto nelle aree rurali del Paese – il Paese di Kim Jong Un pagherebbe un prezzo potenzialmente devastante alla pandemia.

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