“Forse è l’ultima giornata utile per chiedere con forza che la ministra dell’Interno britannica non prenda la decisione di estradare il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, negli Stati Uniti”. Così Riccardo Noury di Amnesty International apre la manifestazione per dire no all’estradizione di Julian Assange, nel piazzale di Porta Pia, a pochi metri dall’ambasciata della Gran Bretagna, a Roma. Da domani il governo inglese può decidere se estradare oppure no il fondatore di Wikileaks, che negli Stati Uniti rischia una pena di 175 anni di reclusione. “Se estradato sarebbe la morte del giornalismo investigativo e forse la morte dello stesso Assange” afferma Noury.

Gli Stati Uniti si stanno vendicando per il fatto che Assange ha rivelato crimini di guerra, torture e uccisioni che volevano tenere segrete – afferma la giornalista e scrittrice Stefania Maurizi – e hanno l’esigenza di fargliela pagare anche per mandare un messaggio a tutti i giornalisti e le opinioni pubbliche che i loro sporchi segreti devono rimanere non devono essere rivelati”.

Un centinaio le persone accorse alla manifestazione, tra cui Ascanio Celestini. Oltre ad Amnesty International Italia, che l’ha organizzata, hanno aderito Articolo 21, la Coalizione libertà e diritti civili, Fnsi, Odg, l’Usigrai, Free Assange italia e la Rete No bavaglio. Presenti pochi i politici. Tra questi Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, alcuni esponenti di ‘Alternativa’, e dei Comunisti italiani. “L’unica protezione che può avere Julian Assange è la protezione dell’opinione pubblica, non c’è altro scudo e serve mobilitarsi in modo che si veda che c’è opposizione all’estradizione” conclude Maurizi.

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