Per le associazioni dei familiari degli anziani che vivono nelle Rsa (le strutture per non autosufficienti spesso ancora chiuse o quasi al pubblico, al di là di quanto previsto dalle normative), così come per gli operatori socio sanitari che ci lavorano, l’incontro che si è tenuto al Senato dal titolo “Residenze sanitarie assistenziali, criticità e futuro è stato un “primo passo“. Comunque una “svolta”, in vista di una riforma del settore. “Per la prima volta saremo ascoltati, ora vogliamo essere coinvolti. Mai più senza di noi“, hanno rivendicato nel corso della conferenza stampa organizzata dalla senatrice M5s, Barbara Guidolin.

Un convegno dal quale sono emerse voci e racconti del dramma che hanno vissuto e continuano a vivere coloro che vivono all’interno delle Rsa, soprattutto da quando è iniziata la pandemia di Covid-19. “Ho perso mia madre i primi di marzo dello scorso anno. Quando la sentivo in videochiamata, non avendola potuta vedere per 18 mesi, nemmeno il giorno in cui è scomparsa, mi diceva: ‘Mi dicono che sei morta’. È andata via in una condizione disumana. Lei come tante altre persone. Abbiamo fatto un esposto collettivo, c’è chi ha perso entrambi i genitori in poco tempo”, ha raccontato Letizia Caselli, promotrice del ‘Comitato parenti Residenza Paradiso Ferrara”.

Non è stata l’unica a denunciare abusi e negligenze nelle strutture, accertate pure da Amnesty International Italia con alcuni report: “Abbiamo indagato violazioni dei diritti umani nel corso dei primi mesi della pandemia, abusi del diritto alla vita, a non subire trattamenti inumani e degradanti. Ci preoccupa ora anche la possibilità che si ripeta quanto avvenuto in Lombardia a marzo 2020, con il trasferimento di pazienti Covid nelle Rsa dagli ospedali, per evitare di sovraccaricare un sistema sanitario in affanno. Ma questo non è accettabile”, ha spiegato Francesca Loffari, di Amnesty Italia.

Anche perché, i rischi per la salute dei pazienti, ha ricordato pure Consuelo Locati, avvocato che tutela i familiari di vittime di Covid-19 dell’associazione “Sereni e sempre uniti”, sono evidenti: “La normativa fu poi recepita anche dal governo centrale ed estesa al resto delle Regioni italiane. Ma poche strutture dispongono di edifici separati, medici e personale sanitario diverso. E così si è consumata una strage”.

Prioritario, secondo le associazioni, che le Regioni vigilino sul rispetto delle norme e sui criteri di accreditamento: “La discrezionalità non deve essere conferita ai direttori sanitari, ma alle Asl. Perché le Rsa sono private, ma attraverso le convenzioni e l’accreditamento con lo Stato diventano a tutti gli effetti soggetti ‘pubblici'”, ha rivendicato Caselli. E ancora: “Perché oggi continuano a non farci entrare? Perché non vogliono farci vedere quello che accade dentro le strutture, i parenti degli anziani sono considerati un problema, un disturbo. Ciò che è accaduto dentro e di cui non abbiamo ancora contezza è di una gravità inaudita tanto che chi si è occupato degli anziani e dei sopravvissuti sono realtà che seguono torture, prevenzioni e crimini: i Nas, i Carabinieri, i Ctp, il Garante dei detenuti, Amnesty International. È chiaro che ci sono gestori virtuosi, ma ormai sono pochi”.

Tradotto, per le associazioni serve una riforma, che possa però ora coinvolgere direttamente i parenti: “La fotografia emersa dalle testimonianze all’interno delle Rsa è di totale abbandono, con strutture che non rispettano le norme, anche igieniche, e che non portano avanti le attività riabilitative, cognitive e fisioterapiche”.

Ma non solo. Perché se la condizione di chi vive all’interno delle strutture presenta non poche criticità, anche quella dei lavoratori e degli operatori sanitari non è da meno, tra stipendi bassi, dumping salariale e contrattuale. “La legge sul salario minimo, che sta per approdare in commissione Lavoro al Senato, impatterà sul settore della sanità. Oggi a fronte di un contratto che si applica nel pubblico impiego, ci sono almeno 42 differenti contratti nel settore privato. A questo bisogna mettere fine. Bisogna identificare un contratto di riferimento per ogni settore per tutelare i lavoratori”, ha rivendicato la senatrice M5s ed ex ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo. “C’è una tale parcellizzazione contrattuale e un tale precariato che si traduce nella scarsa qualità del servizio da una parte e dall’altra in continui ricatti nei confronti dei lavoratori”, c’è chi ha denunciato a margine della conferenza.

“Auspichiamo sia fatto rapidamente un decreto legislativo. Servono controlli, quindi un aumento degli organici ispettivi”, ha sottolineato pure la senatrice Pd, Valeria Fedeli. Ma non solo: “Non abbiamo dati esaustivi su queste strutture, non c’è un censimento. Una banca dati è oggi una delle priorità. C’è bisogno di un monitoraggio costante, così da individuare criticità, stroncare sul nascere gli abusi e chiudere le strutture illegali“, è stato l’appello della parlamentare pentastellata Barbara Guidolin.

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