C’è chi parla di lager che hanno il via libera dello Stato e si sente preso in giro dalle autorità che, invece di garantire i diritti essenziali degli anziani, giocano allo scarica barile sulla pelle di chi non ha più tempo da perdere. Chi si sente derubato della relazione affettiva con la propria madre che non può ancora vedere o portare fuori, nonostante la signora abbia preso il Covid in struttura quando le visite erano vietate. Sono intrise di cinismo, disperazione, dolore e incredulità le testimonianze arrivate all’indirizzo mail redazioneweb@ilfattoquotidiano.it dopo gli articoli de ilfattoquotidiano.it sull’incredibile caso delle residenze per anziani che ancora sono chiuse al pubblico. C’è chi la mamma la vede dietro a un vetro per 25 minuti alla settimana, nonostante le tre dosi di vaccino e se la prende con lo strapotere dei direttori sanitari che apparentemente non si preoccupano della salute mentale dei loro assisti. Poi c’è chi la mamma non la può vedere neanche dipinta perché non è vaccinato (ma lei sì). E chi l’ha vista morire (a distanza) in un letto d’ospedale dopo un anno di sofferenze e dopo aver bussato invano alle porte di sindaco, prefetto, Regione, Camera, Senato, Governo e Quirinale. E ora punta a Strasburgo.

Se volete raccontare la vostra esperienza, scrivete all’indirizzo redazioneweb@ilfattoquotidiano.it, indicando “anziani” nell’oggetto della mail.

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“Questi posti che sono diventati ormai dei “lager” – “Sebbene con tre dosi di vaccino posso vedere mio fratello, vaccinato anch’esso, nella stanza abbracci divisi dal telo di plastica per venti minuti. Da Natale causa operatori positivi, che poi hanno esteso contagi anche agli ospiti, hanno chiuso e non si potevano vedere se non da fuori la finestra o con telefono o video chiamate. Notare che in precedenza non abbiamo potuto vederli per otto mesi se non per video o fuori dalla finestra! Non è umanità questa. Cosa possiamo fare? Mi sono iscritta anche al comitato Anchise, (uno dei tanti comitati e associazioni che stanno lottando per la riapertura di questi posti che sono diventati ormai dei “lager”).

Ho preso parte a diverse iniziative, ma siamo tutti impotenti di fronte al potere lasciato ai direttori sanitari dalle leggi dello Stato. Per aprire, cioè permettere a me con green pass rafforzato di vedere mio fratello in presenza (certo sempre in una stanza, sono due anni che il familiari non entrano più dentro), dicono che devono aspettare il benestare della ASL di Reggio Emilia. Dal canto suo Asl risponde che ha dato disposizione di visita in presenza. Mi chiedo a che gioco stanno giocando e sulla pelle di chi? Dei poveri ospiti paganti e dei loro familiari che soffrono da due anni questa situazione a dir poco inumana! Grazie per quanto potete fare per dare voce a chi non ce l’ha“.

Lettera firmata

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“Mia madre 25 minuti alla settimana dietro un vetro” – “Dal 28 dicembre 21 la struttura lombarda dove vive mia madre affetta da Alzheimer è blindata, nonostante siamo tutti vaccinati con booster, gli incontri avvengono una volta alla settimana durata 25 minuti attraverso vetro, interfono, mascherina Fpp2, triage con documentazione varie … Ci sono state diverse normative, circolari etc
Ma se non viene tolta la discrezionalità ai direttori sanitari, andranno avanti a fare ognuno ciò che vuole… a discapito delle persone fragili e degli stessi familiari.
Personalmente non entro nel reparto di mia madre dal 5 marzo 2020.
Spero possiate aiutarmi”.

Lettera firmata

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“Gli anziani non escono da marzo 2020” – “Volevo segnalare la situazione presso la RSA Fondazione Martino Zanchi di Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo, dove è ospite la mia mamma. Cercherò di riassumere come di seguito la situazione che mi trovo a vivere:
– ci sono ospiti che non escono da marzo 2020;
– visite parenti solo 1 volta a settimana per 30 minuti, massimo 2 persone;
– breve periodo a novembre 2021 con 1 giornata extra a settimana di visita, sempre 30 minuti, sempre massimo 2 persone;
– a Natale 2021 nessuna visita consentita!!!
– a fine dicembre 2021 la struttura è stata chiusa totalmente alle visite parenti;
– durante il periodo di chiusura alle visita parenti mia mamma ha avuto il Covid (quindi il contagio non è venuto da me!!!!). Per fortuna lievissimi sintomi;
– è stata isolata per oltre 10 giorni in una camera senza televisione fino verifica di tampone negativo; cercavamo di vederci, anche se da lontano attraverso una finestra e ci parlavamo al telefono, così ci sentivamo un po’ meno sole entrambe;
– il 7 febbraio sono riprese le visite parenti, sempre solo 1 giorno a settimana, 30 minuti, massimo 2 persone;

Ho chiesto più volte in tutti questi mesi di poter far uscire mia mamma per stare con me e la mia famiglia, ma la risposta è sempre stata negativa. Durante l’estate 2021 altre strutture sul territorio hanno concesso le uscite agli ospiti. Ho chiesto quali diverse situazioni epidemiologiche ci fossero tra Rsa distanti solo qualche chilometro per cui in una le uscite erano vietate e nell’altra le uscite erano concesse. Nessuna risposta convincente. Semplicemente si subiscono le decisioni del Direttore Sanitario.

Dopo che mia mamma è guarita ed è uscita dall’isolamento, ho chiesto quali altri impedimenti ci fossero all’apertura della Struttura e/o alla possibilità di uscita degli ospiti. La risposta è che i tempi non sono ancora maturi, occorre attendere ancora, ciò a protezione degli anziani. Ora: mia mamma ha tre dosi di vaccino, si è contagiata all’interno della struttura quando le visite parenti erano sospese, è guarita e comunque continuano ad impedire a me una relazione affettiva con mia mamma degna di questo nome. È una situazione che non ha logica, è soltanto crudele e disumana”.

Lettera firmata

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Non sei vaccinato? Non vedrai tua madre neanche dietro al plexiglass – “Mia suocera è ricoverata in una Rsa lombarda e questi due anni sono stati un vero e proprio incubo per lei e per noi che dall’esterno abbiamo seguito la sua involuzione. Lei soffre del morbo di Paget e ha bisogno di muoversi il più possibile e fare fisioterapia. Da quando è iniziata la pandemia non ha praticamente fatto nulla di tutto quello di cui lei necessitava, ma anzi, è stata allettata e profondamente trascurata tanto che ora non cammina più e non ha nemmeno la possibilità di andare in bagno autonomamente: le hanno appioppato sedia a rotelle e pannolone. Le visite a singhiozzo ci hanno evidenziato quanto questa situazione abbia peggiorato le sue condizioni di salute non solo fisiche, ma anche mentali.

Dopo l’ennesimo periodo di chiusura (dicembre 2021-gennaio 2022) ora è possibile tornare a farle visita, ma ad una condizione: essere vaccinati. Non c’è nessuna possibilità per un figlio non vaccinato di far visita alla madre (trivaccinata) in queste condizioni. Nemmeno attraverso una lastra di plexiglas e dotati di mascherina ffp2.
L’unica concessione è stata vederla dalla finestra. Ma in che razza di Paese disumano viviamo? Vogliamo renderci conto che a queste persone è rimasto solo ed esclusivamente l’affetto dei propri familiari? Spero per il bene di tutti che qualcosa possa cambiare, che le coscienze possano essere scosse e che finalmente di ritorni all’umanità, all’amore”.
Lettera firmata
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“Dopo due anni non riesce più a formulare una frase completa” – “Non vedo mia mamma da prima di Natale 2021. In oltre un mese solo 3 veloci videochiamate. Lei come tutti gli altri anziani e noi parenti, abbiamo diligentemente fatto le tre vaccinazioni. Alcuni di loro sono positivi al Covid ma asintomatici e, nonostante tutte le vaccinazioni, la struttura resta chiusa alle visite.
Ho lasciato mia mamma a febbraio 2020 che aveva normali capacità cognitive e di parola. Ora dopo due anni di totale isolamento, non riesce più a formulare una frase completa. Si muore anche e soprattutto di solitudine. Stanno riaprendo le discoteche, gli stadi a capienza quasi totale, via le mascherine all’aperto, il 31/03 decade lo stato di emergenza ma, i nostri anziani restano soli e abbandonati.
Vi ringrazio per aver fatto conoscere il problema di questo popolo di invisibili che non ha voce, ma che da lavoro a migliaia di persone in tutto il Paese, con rette elevatissime e a volte con standard non adeguati ai costi pagati dalle famiglie, con personale insufficiente che è costretto a turni estenuanti”.
Lettera firmata
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“Gli operatori sono sempre più insofferenti e non rispettano gli ospiti” –Mia madre è ospite di un una Rsa di Roma. Oltre al fatto che noi figli non possiamo vederla, nell’ultimo periodo deve rimanere chiusa nella stanza con una mascherina perché gli operatori/sanitari portano il Covid all’interno della struttura. E ora è positiva anche lei. Gli operatori sono sempre più insofferenti e non rispettano gli ospiti. Il cibo è sempre più scadente (ho segnalato già due volte alla Asl e sto aspettando l’esito del secondo controllo che spero non sia stato sospeso a causa del Covid). Praticamente noi parenti viviamo tutto ciò con frustrazione perché ci sentiamo impotenti rispetto a delle decisioni che vengono adottate sulla pelle di mia madre. Oggi farò l’ulteriore reclamo alla Asl”.
Lettera firmata
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“Nessuno ha risposto alle nostre mail quando abbiamo chiesto aiuto” – Mia madre era ricoverata in una Rsa dell’Emilia Romagna. A dicembre 2020 mi comunicarono che aveva il Covid, ma tennero ben nascosto che tutta la struttura era un gigantesco focolaio, erano contagiati i degenti e tutto il personale. Lo abbiamo appreso solo dai giornali. Da lì è cominciato il nostro viaggio verso l’assurdo, la disumanità e l’indifferenza anche delle istituzioni e purtroppo dei parenti. Era impossibile avere notizie precise perché il personale era addestrato a non dare informazioni. Sapevamo dai pochi anziani che avevano il cellulare, che i ricoverati erano lasciati per ore tra urine ed escrementi, senza bere, spesso non venivano dati nemmeno i farmaci della terapia. Non c’erano quasi, si diceva, bombole di ossigeno e il referente sanitario non faceva mettere camici e mascherine. Ho fatto di tutto per salvare mia madre, ma il sistema era impenetrabile, compatto, molto coeso.
Nessuno ha risposto alle nostre mail quando abbiamo chiesto aiuto: prima a sindaco e prefetto, poi ad assessore regionale alla Salute, infine al Presidente della Repubblica, ai presidenti di Camera e Senato, ai ministri della Salute e della Giustizia. Le mail risultavano “spuntate” ma nessuno riteneva forse che questo grido di dolore potesse avere un significato, soprattutto che si stesse parlando di esseri umani in pericolo di vita.
Quando abbiamo saputo, da un operatore interno, che di notte c’era spesso solo un infermiere con decine di degenti, che non c’era tempo di medicare, di lavare, di dar da mangiare soprattutto a chi non era autonomo e richiedeva più tempo, siamo andati dai carabinieri e dalla polizia. Anche lì non si è potuto far niente, bisognava denunciare e ci dissero che “gli altri” poi ci avrebbero querelato, in mancanza di prove… So che qualche giorno dopo alcuni parenti hanno ricevuto misteriose telefonate dalla Proprietà che prometteva trattamenti di favore ai loro congiunti. Ma abbiamo deciso comunque di fare un esposto, in pochissimi parenti, ma determinati ad andare in fondo per i nostri cari innocenti, senza voce.
Quando ho potuto vedere mia madre la prima volta, in videochiamata, era irriconoscibile. Sembrava uscita dal lager, ridotta pelle e ossa, disordinata e sporca, con lo sguardo di chi ha visto l’inferno, totalmente incapace di parlare e di muoversi, ma presente. Così erano anche gli altri degenti. Evidentemente, come poco dopo abbiamo saputo, erano lasciati sempre a letto a vegetare come cose dimenticate e da dimenticare, da tenere “per caso” in vita, come una pianta marcia nell’acqua putrida. Evidentemente solo per ricavare la retta mensile. Di questo però si ricordavano. Ma questa “pianta marcia” aveva un corpo e un’anima, sensibile e vulnerabile, straziata senza un perché. Mia madre non capiva perché non potessi andare da lei, pensava che l’avessi abbandonata.
Io come gli altri avevamo le mani legate, eravamo anche noi prigionieri. Anche noi come figlie e figli, come sorelle e fratelli condividevamo la stessa sorte, quella di essere tutti paralizzati. Di subire orrore e violenza ogni giorno, sempre nell’indifferenza del cosmo e forse chissà anche di Dio. Sui giornali avevamo informazione dei morti in ospedale, tanti morti, che provenivano da quella Rsa ma avevamo anche notizia, indiretta, dei tanti morti per Covid in struttura che, si diceva, venivano fatti passare per altro.
Per mia madre e per me tutto questo si è trascinato sino ai primi mesi dell’anno successivo, il 2021, sino a quando anche io ho chiamato il 118 perché rifiutava di mangiare, vincendo una certa resistenza della struttura. Ma anche per noi era troppo tardi. In Pronto Soccorso mi dissero che era ormai un mucchietto di ossa, con molte piaghe sul corpo e piena di infezioni, completamente disidratata. Nulla mi era stato detto di questo dalla struttura… Mia madre è rimasta in ospedale sino alla fine. Mi riconosceva e capiva quando la vedevo ogni tanto in videochiamata, ma non parlava più, penso che un po’ non volesse parlare, era tutto scritto dentro di lei, poi era stata completamente indotta a uscire da se stessa in maniera irreversibile. È morta dopo qualche settimana, le condizioni in cui era giunta in ospedale erano troppo devastanti.
La Procura sta conducendo da allora tutte le indagini, ci sono diversi indagati per reati gravissimi. Qualche tempo dopo la Rsa mi ha fatto querela per diffamazione…
Dopo essere in un certo senso “morta” anch’io diverse volte, perché tutto questo ha creato una grande cesura nella mia esistenza, e so anche in quella di altri familiari “colleghi di esposto”, ho deciso comunque di andare avanti e combattere. Arriverò alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e all’Onu, perché il Governo italiano tace. Dico a tutti i parenti, che oggi dopo due anni stanno rivivendo le stesse cose, di aprire gli occhi, la mente e il cuore e di fare di tutto per salvare i propria cari. Di portarli via quando possibile, di intervenire per proteggerli. Se no, cari parenti, siete peggio ‘degli altri'”.

Lettera firmata

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