Il Twiga a Fasano? Quale Twiga? Della nascita dello stabilimento sul litorale pugliese, oggi nessuno sa più nulla. Oppure fa finta. Dopo i primi proclami trionfali, che nessuno ha mai smentito, oggi gli stessi protagonisti negano persino che ci fosse un accordo con Flavio Briatore per l’utilizzo del marchio di lusso. O addirittura la volontà di costruire un lido in località Savelletri. E se Briatore a La Repubblica ha dichiarato “non c’è nulla, questo è l’unica cosa che si può dire”, a ilfattoquotidiano.it anche l’amministratore della società Vittoria srl Investments&Consulting, Giovanni Minelli, racconta che in realtà non ci sarebbe mai stato alcun contratto per l’utilizzo del marchio. Ma non solo.

“Guardi hanno scritto una serie di imprecisioni e inesattezze: non c’è nulla da dire, non abbiamo mai sottoscritto un contratto con Briatore. Abbiamo solo avuto una chiacchierata informale, ma senza mai andare oltre. Non c’è nulla di concreto”, sostiene Minelli. E alla domanda del perché le voci apparse sulla stampa locale e nazionale non siano mai state smentite, ribatte “ormai sulla carta stampata si dice di tutto e quindi è inutile anche fare polemica. Ripeto non c’è assolutamente nulla”. Niente, quindi. Nessuna sdraio, nessun ombrellone. Forse nemmeno più l’idea di un’impresa che invece, stando ai proclami iniziali, avrebbe comportato l’investimento di 1 milione di euro e creato circa 40 posti di lavoro. Niente, solo scogli.

Eppure quando la stampa ha dato risalto alla notizia, sulle colonne dei giornali sono stati fatti nomi e cognomi delle persone coinvolte nel progetto. Nessuno però ha pensato di smentire, dettagliare, circostanziare. Zero. Da Briatore all’immobiliarista pugliese Luigi Dagostino, ex socio di Tiziano Renzi, a cui sarebbero riconducibili le quote della società amministrata da Minelli, fino all’ex consigliere regionale Tato Greco che, contattato dal Fatto.it, si defila: “Senta io mi occupo di altro, sono tra Londra e Amsterdam e ho una piccola partecipazione, chieda all’amministratore Minelli”. Detto fatto, ma l’impressione è che il “futuro ex Twiga di Fasano” sia una patata bollente che oggi nessuno vuole tra le mani.

Anche la semplice idea del lido sembra ormai un progetto sbiadito partorito dalla fantasia della stampa. “Se un lido lo vogliamo costruire? Al momento no, non sono nemmeno iniziati i lavori – aggiunge Minelli – La licenza l’abbiamo presa, ma non c’è in programma nulla”. Sugli aspetti tecnici però l’amministratore della società titolare del progetto sa ben poco. Non sa se per acquisire la concessione demaniale da un privato siano transitati per il consiglio comunale di Fasano: “Questo non glielo so dire”. Oppure da dove siano arrivate le cifre pubblicate dalla stampa relative ai 400mila euro spesi per la concessione e i 600mila in programma per la realizzazione della struttura: “Io non so da dove vengano queste cifre”. E nemmeno sul deposito in Comune della Scia, il documento per l’avvio dei lavori, della sua società Minelli è a conoscenza: “Chieda al tecnico, io non glielo so dire”.

Quello che è certo, al momento, è che il Twiga a Fasano, lo stabilimento balneare targato Briatore, non si farà. Il lido, però, stando a quanto svela una fonte vicina al gruppo, arriverà. “La società – spiega una fonte a ilfattoquotidiano.it – ha acquisito la licenza per una somma che si aggira intorno ai 350mila euro, ma non è passata per il consiglio comunale perché non ce n’è bisogno visto che non si tratta di una nuova licenza. Questa è una concessione che tra l’altro ha già il permesso a costruire e quindi non è stata depositata alcuna Scia. Le posso aggiungere che non è mai stata quantificata la stima dei lavori: la somma dei 600mila euro neppure io so da dove sia stata tirata fuori”. Il lido, insomma, arriverà, ma nessuno sa quando. Almeno per ora.

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