Ha scalato montagne innevate a piedi nudi, nuotato sull’Artico indossando solo un costume da bagno e in Finlandia per cento metri sotto il ghiaccio a 20 gradi sotto zero. Afferma che può trattenere il respiro per più di sei minuti. E soprattutto, ha messo a punto un programma per vivere più sani, il “Metodo del ghiaccio” seguito da migliaia di persone nel mondo. È Wim Hof, naturalista olandese conosciuto anche come Ice Man, di cui è uscito di recente per Mondadori il suo libro Il metodo del ghiaccio, dove afferma che il nostro stile di vita ci ha allontanati dal mondo naturale. Con gravi conseguenze: abbiamo dimenticato alcuni meccanismi di sopravvivenza che rimangono però latenti dentro di noi. Il suo metodo ci aiuterebbe a ritrovarli e ad applicarli. Tre i pilastri su cui si fondano le sue esperienze e sue convinzioni in termini di salute: respirazione, esposizione al freddo e forza mentale. Si agisce sulla respirazione con una serie di cicli di iperventilazione; per il freddo, centro del suo metodo, si può sperimentare con semplici docce o bagni freddi (una delle sue frasi ricorrenti che rimodula un vecchio adagio è “Una doccia gelida al giorno toglie il medico di torno”), anche gelidi. In ultimo, entrano in gioco meditazione e tecniche motivazionali con cui si esercita la capacità di controllare impulsi, emozioni e pensieri. Tutto questo ha effetti positivi sula risposta immunitaria.

I benefici, come lui stesso riporta nel suo libro, sembrano infatti numerosi. Si va dalla prevenzione delle malattie cardiovascolari a problemi di artrosi e depressione, fino a sbilanciarsi sostenendo che si può battere il cancro. “Impiegando queste semplici tecniche di respirazione”, sostiene Hof, “possiamo sopprimere i marcatori infiammatori nel sangue. Sfido qualunque medico ancora scettico, che pensa che tutto questo non sia reale, a sperimentarlo in prima persona”. Nel corso degli anni sono state realizzate diverse ricerche su Hof stesso, che si è offerto da cavia. E anche alcuni studi pilota sul suo Metodo del ghiaccio, “i quali hanno evidenziato un miglioramento della risposta del sistema immunitario all’endotossina e in casi di spondiloartrite”, afferma la ricercatrice Elissa Epel, autrice della prefazione del libro di Hof, “il che fa pensare che sia in grado di ridurre l’infiammazione cronica e i sintomi collegati… Seguo da vicino i sempre più numerosi studi sottoposti a per review sul metodo Wim Hof. La mia conclusione è che abbiamo bisogno di un esame più rigoroso di questo metodo, perché ha un potenziale unico nel suo genere per migliorare la salute e rallentare il processo di invecchiamento”.

Per convincerci che siamo di fronte ad argomenti con una certa fondatezza dobbiamo considerare che i “trattamenti terapeutici con immersione in acqua fredda erano già praticati ai tempi di Ippocrate. Nelle terme romane era pratica abituale muoversi in diverse stanze con piscine calde per poi terminare il percorso con un bagno freddo nel frigidarium”, ci spiega Franco Berrino, epidemiologo, già direttore del Dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto tumori di Milano e fondatore dell’associazione La Grande Via dove si propongono programmi di salute basati su risorse naturali, tra cui cibo, attività fisica e meditazione. “La tradizione è continuata fino a oggi in molti centri termali e Spa”, prosegue Berrino. “Dopo la sauna i finlandesi si tuffano nel fiume o si immergono brevemente nei fori praticati nel lago ghiacciato. E di fatto, diversi studi hanno mostrato che l’immersione in acqua fredda riduce il dolore muscolare causato da attività fisica intensa. Uno studio sperimentale condotto in Olanda ha messo in evidenza che una doccia fredda (alla temperatura ambiente dell’acqua, 10-12 °C) ogni mattina è associata a una significativa riduzione (-28 per cento) delle assenze dal lavoro per malattia. Altre sperimentazioni cliniche hanno rilevato una significativa riduzione dello stato infiammatorio, una migliore qualità del sonno, una riduzione dei dolori causati dall’artrite e un’azione antidepressiva. Si ipotizza che i bagni freddi siano utili anche nella sindrome da fatica cronica”.

Dottor Berrino, che reazioni provoca il freddo nel nostro organismo?
“Una reazione del sistema nervoso simpatico, che porta a una contrazione dei muscoli e a una costrizione dei vasi sanguigni; se siamo in grado di attivare il sistema parasimpatico attraverso una respirazione controllata e profonda, il sangue tornerà a irrorare le parti periferiche. Questa alternanza fra vasocostrizione e vasodilatazione genera calore e può farci stare bene”.

Conferma quindi che gli effetti si moltiplicano agendo su freddo e respirazione?
“Effettivamente, sia il freddo intenso sia la meditazione agiscono liberando la mente (quando sei immerso nel lago ghiacciato non pensi!) ed è ragionevole ritenere che il loro effetto possa essere sinergico, per esempio, nel disattivare alcuni geni dell’infiammazione. Ulteriori studi sono necessari ma già risultati preliminari suggeriscono che questi esercizi siano in grado di interagire con il sistema nervoso autonomo e il sistema immunitario. Molto interessante anche l’effetto di prevenzione del mal di montagna”.

Che cosa c’è di troppo enfatizzato o che merita ulteriori conferme nel metodo di Hof?
“L’enfasi entusiastica con cui Wim Hof magnifica i primi risultati scientifici e alcune testimonianze di miglioramento/guarigione di malattie autoimmuni è prematura, ma è ora che la medicina si occupi di queste vie di guarigione naturali e non rimanga arroccata nel castello artificiale dove è stata confinata dall’industria farmaceutica”.

Ricorrere a una terapia del freddo e anche a respirazioni profonde può avere delle controindicazioni?
“Non bisogna abusare di se stessi. Questi esercizi sono da introdurre con attenta gradualità, soprattutto nelle persone fragili”.

Nei programmi della Grande Via proponete di fare esperienze anche con la dimensione del respiro, nell’adattamento a temperature più basse e con la meditazione. In che modo e con quali risultati?
“Ne programma la ‘Via delle foreste’ proponiamo un ritorno alla natura, al contatto con la natura, da cui l’organizzazione della società in ambienti urbani ci ha allontanati. Suggeriamo la doccia fredda, le pratiche yoga all’alba, percorsi nei gelidi ruscelli di montagna (solo in luglio e agosto), esercizi di respirazione con iperventilazione e apnee simili a quelli proposti da Wim Hof, esperienze di immersione nella foresta con passeggiate impegnative e dormendo sulle amache, meditazione e preghiera, recitazione dei mantra delle culture orientali, esercizi di scrittura poetica. E ci nutriamo di cibi sani, niente di tipo industriale”.

E quali effetti si producono?
“Abbiamo riscontrato una riduzione significativa della pressione arteriosa e del cortisolo salivare e un aumento della variabilità del ritmo cardiaco (minime variazioni del ritmo che consentono al cuore di adattarsi rapidamente ai cambiamenti ambientali). Nel programma la ‘Via della longevità felice’ lavoriamo con persone anziane con problemi di salute a cui proponiamo le tre vie de ‘La Grande Via’: la via del cibo, dell’esercizio fisico e della meditazione, con risultati sorprendenti, in soli quindici giorni, su colesterolo, trigliceridi, glicemia, pressione arteriosa, adiposità addominale, ma soprattutto sulla riscoperta della voglia di vivere, del senso della vita, del rispetto del proprio corpo. E sulla fiducia di poter riacquistare flessibilità, efficienza, serenità, senza farmaci”.

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