La procura di Milano ha sequestrato 4 milioni di euro alla società Fratelli Beretta, sotto accusa il legale rappresentante Vittore Beretta. Al centro dell’inchiesta la gestione della manodopera all’interno degli stabilimenti, in particolare sotto indagine sono finiti i canali di reclutamento attraverso cooperative esterne, utilizzate come ‘serbatoi’ di dipendenti. Dopo l’indagine della Guardia di finanza di Lecco, il gip Tommaso Perna, accogliendo la richiesta del pm milanese Paolo Storari, ha contestato l’utilizzo strumentale di manodopera fornita da alcune cooperative e ha disposto il sequestro di 9 milioni di euro a carico di più coop facenti capo a un unico fornitore di manodopera del gruppo, oltre che di 4 milioni di euro direttamente alla società nota per la produzione di salumi e che risulta indagata in base alla legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa.

In pratica, la società, dal 2015 in avanti, avrebbe esternalizzato il lavoro avvalendosi di cooperative che non versavano i contributi previdenziali e altre imposte. Un meccanismo questo che sarebbe servito all’azienda per aggirare il fisco, non versando l’Iva, e che è simile a quello già emerso in altre indagini del pm Storari, come quella sul gruppo Cegalin-Hotelvolver, che si occupa di servizi di pulizie negli alberghi, e su Dhl Supply Chain Italy spa, società del colosso della logistica. In molte indagini degli ultimi mesi, sempre coordinate dal pm Storari, è stato accertato che grossi gruppi si sarebbero avvalsi di cooperative (le cosiddette “società serbatoio” di manodopera) trasferendo i lavoratori dall’una all’altra, con la stipula di contratti fittizi di appalto “per la somministrazione di manodopera”.

Nel luglio scorso il Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Milano aveva eseguito un sequestro d’urgenza da quasi 22 milioni di euro nell’inchiesta con al centro il gruppo Cegalin, mentre un mese prima circa 20 milioni erano stati sequestrati nell’indagine su Dhl Supply Chain Italy spa sempre per una presunta maxi frode fiscale. In un altro fascicolo, invece, anche per caporalato, sulla Spreafico spa, colosso nel settore del commercio all’ingrosso di frutta e verdura, c’era stato un sequestro da 6 milioni di euro per reati fiscali. La Guardia di finanza di Lecco, dando conto in un comunicato del sequestro eseguito oggi per un valore totale di 13,6 milioni di euro (tra Fratelli Beretta e cooperative), spiega che le cooperative che “si alternavano nel tempo”, come serbatoi di lavoratori per la Fratelli Beretta, creavano “il cosiddetto fenomeno della transumanza dei lavoratori”.

Uno dei lavoratori dello stabilimento di Trezzo sull’Adda, sentito nell’ambito dell’inchiesta, ha messo a verbale: “Gli ordini per il lavoro da svolgere venivano solo formalmente dati dai preposti delle cooperative, in realtà gli ordini son sempre stati dati da personale della Beretta”. Nel decreto firmato dal gip Tommaso Perna, su richiesta del pm Paolo Storari, si legge che dalle indagini è emerso un “sistema fraudolento finalizzato alla somministrazione di manodopera a basso costo” per la Fratelli Beretta “in regime di concorrenza sleale e in evasione d’imposta”. E nel provvedimento vengono riportate le testimonianze di una trentina di lavoratori dalle quali risulta, riassume il gip, che nessuno di loro “avesse mai avuto rapporti diretti con gli amministratori formali delle cooperative per i quali formalmente prestavano la loro attività lavorativa” e che “neppure conoscevano personalmente”. Tra gli indagati, oltre a Vittore Beretta, rappresentante legale dell’impresa (anch’essa indagata per la legge sulla responsabilità amministrativa), figura Fabrizio Cairoli, “amministratore di fatto” del Consorzio Lavoro Più Società Cooperativa e di In.Job Società Consortile (anche esse entrambe indagate). Cairoli, come presunto ‘ras’ di una rete di cooperative, era già finito al centro dell’inchiesta simile sulla Spreafico spa, colosso nel settore del commercio all’ingrosso di frutta e verdura. Fascicolo da cui è scaturita anche questa indagine. Stando al decreto del gip, Cairoli “disponeva del personale impiegato presso il gruppo Beretta”, come risulta da una serie di messaggi agli atti. Così, ad esempio, il 30 luglio scorso scriveva ad un responsabile di una delle cooperative: “Mi servono una decina di ‘pickeristi’ esperti da mandare subito a Trezzo da Alberto Beretta (…) sai dove trovarli? In totale sono una trentina, venti li ho recuperati. Anche se conosci un’altra coop che li ha, va bene lo stesso“. In alcuni messaggi del giugno 2020, poi, Cairoli parlava con un consulente del lavoro della Fratelli Beretta e l’argomento era, scrive il gip, la “nuova strategia da attuarsi per la gestione del personale”.

Dalle dichiarazioni dei lavoratori, chiarisce il gip, “emerge con chiarezza che gli stessi, pur avendo cambiato formalmente più volte datore di lavoro” hanno di fatto “continuato a prestare nel tempo la loro opera” negli stessi “luoghi di lavoro” per la Fratelli Beretta. Il “passaggio dei lavoratori da una cooperativa all’altra”, si legge ancora, “si realizzava attraverso una consolidata prassi che si sostanziava nella convocazione dei dipendenti interessati presso un ufficio” di una cooperativa “ubicato negli stabilimenti” dell’azienda di salumi.

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