Era stato annunciato come il concorso che avrebbe risolto in gran parte il problema della mancanza di docenti di sostegno specializzati. Ancora una volta non sarà così: al Nord non sono stati messi a disposizione sufficienti posti per coprire il fabbisogno di docenti, al contrario al Sud ne sono stati messi a disposizione fin troppi. Il risultato? A settembre molti bambini avranno accanto, ancora una volta, maestri e professori precari che non sempre sanno come interagire con l’autismo, la sindrome di down o altri disturbi.

Un’assurdità visti i numeri: sulla base delle risorse messe a disposizione dal ministero dell’Economia e delle Finanze – su richiesta del dicastero di viale Trastevere – nel triennio 2021-2024 è prevista la formazione di 90mila insegnanti di sostegno. Solo con il settimo ciclo di Tfa (Tirocinio formativo attivo), i cui test preselettivi sono in programma tra il 24 e il 27 maggio prossimo, saranno formate 25.874 persone: un numero ampiamente sufficiente a coprire il fabbisogno dei posti in organico vacanti che, secondo le organizzazioni sindacali, è di 16.574.

Un successo, a prima vista: andando a leggere i numeri dei posti messi a disposizione dagli atenei, che devono fare i corsi, si scopre che sono mal distribuiti: inadeguati al Nord e in sovrannumero al Sud. Il ministro Patrizio Bianchi, nel giugno 2021, aveva annunciato di esser riuscito ad ottenere i finanziamenti necessari e il ministero dell’università e della ricerca, in una circolare del dicembre scorso, aveva chiesto “un’ampia partecipazione volta a coprire il fabbisogno di posti”: ma le università hanno fatto di testa loro.

Prendiamo il caso della Lombardia: a fronte di 5.700 posti vacanti, saranno attivati solo 1.240 posti di Tfa (il 21,75%). In Piemonte ci sono 450 posti per formarsi ma ne servirebbero 2.611. In Veneto le cattedre vacanti sono 21.145 ma arriveranno solo 920 specializzati. In Liguria ed Emila Romagna ci saranno rispettivamente 330 studenti in Tfa per 698 posti vacanti e 800 Tfa che non basteranno a coprire i 1.691 posti.

“Siamo di fronte a un forte squilibrio territoriale che rileva, da parte del ministero, un agire che non tiene conto delle specifiche realtà territoriali e che andrà a rafforzare l’anomalia migratoria del nostro sistema scolastico. Nelle regioni settentrionali” spiega il segretario nazionale della Flc Cgil, Francesco Sinopoli, “sono disponibili circa 4300 posti, poco più del 16% del totale; nel Mezzogiorno ve ne sono 13150, oltre il 50%. Quasi 8500 nelle regioni del Centro, il 32%. Una distribuzione inversamente proporzionale rispetto agli attuali bandi di concorso, nei quali oltre il 70% dei posti di sostegno si trova al Nord”.

Sono squilibri destinati ad accentuare gli spostamenti massicci dei docenti da Sud a Nord, creando instabilità nel sistema. Andando nello specifico, ad esempio, in Calabria a fronte di 73 cattedre di sostegno scoperte verranno attivati 2.070 posti di Tfa. In Sicilia ci saranno 5000 specializzati per 184 cattedre vacanti. In Basilicata sarebbero bastati 23 docenti, ma ne arriveranno 400.

“Non è comprensibile né giustificabile” aggiunge Sinopoli “che si continui a procedere senza tener conto delle realtà territoriali ed è indispensabile che nei prossimi due anni, che vedranno l’attivazione di altri 64 mila Tfa, si raggiunga una distribuzione dei percorsi più equa e rispondente ai bisogni di tutti gli alunni del Paese. Rinnoviamo la richiesta ai Ministeri interessati di aprire un tavolo specifico sul sostegno, per affrontare tutte le problematiche connesse e sostenere i processi di inclusione che hanno sempre rappresentato uno dei punti più avanzati del nostro sistema scolastico e un elemento di civiltà per l’intero Paese”.

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