“Navighiamo a vista, le valutazioni ormai si fanno sempre ‘in corsa’. Questa guerra sta mettendo ulteriore incertezza in un’economia già indebolita dalla pandemia, rendendo di fatto impossibile fare qualsiasi previsione per il futuro. Non sappiamo come si evolverà lo scenario internazionale nei prossimi mesi e, in più, con le nuove varianti del Covid in circolazione, ci sono già timori per l’autunno. Sento però che le persone hanno voglia di ripartire, di lasciarsi tutto alle spalle, ed è a quella positività che noi vogliamo guardare”. Si definisce “cautamente ottimista” Luca Rossetti, l’amministratore delegato di Fratelli Rossetti, azienda calzaturiera simbolo dell’artigianalità Made in Italy. Lo abbiamo incontrato nella nuova boutique di Galleria Vittorio Emanuele a Milano, il cuore pulsante della città, crocevia e ritrovo di milanesi, turisti e uomini d’affari: ha aperto le porte lo scorso dicembre, pronta ad accogliere il “ritorno alla vita” tanto auspicato per questo 2022. Poi, però, le cose sono andate diversamente. È arrivata la variante Omicron e ora la guerra in Ucraina. Così, a un mese e mezzo dall’inizio dell’attacco russo, abbiamo chiesto all’imprenditore di tirare le somme di questo inizio d’anno e raccontarci le difficoltà che sta affrontando con la sua azienda. Difficoltà che, solo pochi mesi fa, sembravano ormai acqua passata: la Fratelli Rossetti ha chiuso infatti il 2021 con un fatturato di 40 milioni, registrando così un incremento del 40% rispetto al 2020 e accorciando la distanza sul 2019 ad un -20%.

“Gennaio e febbraio sono stati mesi ancora di piena pandemia, in giro c’era poca gente e, nonostante i saldi invernali, le vendite sono state basse – ci spiega Luca Rossetti -. Tutte le previsioni che avevamo fatto per quest’anno, al momento, sono state inevitabilmente disattese o quantomeno rinviate al 2023. Fortunatamente prima di Natale siamo riusciti ad inaugurare tre nuovi negozi, questo in galleria e altri due negli aeroporti di Linate e Malpensa, tutte aperture decise pre-Covid e poi bloccate dalla pandemia. Eravamo fortemente ottimisti, ora lo siamo un po’ meno, ma comunque i segnali che stanno arrivando sono incoraggianti”. A preoccupare, però, sono le ripercussioni che il conflitto russo-ucraino avrà sulla ripresa economica del nostro Paese, con le sanzioni che impediranno ai turisti russi di arrivare in Italia in questa estate ormai alle porte: le stime parlano di un giro d’affari di 250-260 milioni di euro solo per lo shopping. “Per noi il mercato russo rappresenta il 5% del fatturato, una cifra tutto sommato esigua. Ciò che ci spaventa è piuttosto l’indotto del turismo russo che, sicuramente avrà ripercussioni sugli acquisti nelle boutique . Nei prossimi mesi avremo quindi perdite su due fronti e per questo è necessario che il Governo intervenga tempestivamente per contenere i danni”.

Tra l’altro, c’è da considerare poi il fattore speculazione: “Sì, con le sanzioni in atto, il rischio che qualcuno tenti di lucrare sulla merce è concreto. Attenzione, non sono assolutamente contrario alle sanzioni, anzi, sono uno strumento corretto e necessario in questo frangente, quello che non trovo giusto è il fatto che a farne le spese siano ancora una volta le aziende, già duramente provate dal Covid. In questo senso, ci aspettiamo che il Governo metta in campo misure per evitare di mettere ancora una volta in crisi il nostro settore“. Anche perché a tutto questo si aggiunge poi l’aumento dell’inflazione e i rincari sui costi di energia e materie prime. Per le imprese, secondo le prime stime, i costi complessivi di produzione sono già aumentati fino al 5% e l’ulteriore risalita dei prezzi energetici, previsti nei prossimi mesi, potrebbe ulteriormente aggravare la situazione. In tal senso si è già mossa la Camera Nazionale della Moda Italiana, come ha spiegato il presidente Carlo Capasa a Ilfattoquotidiano.it, sottolineando di aver “proposto al governo di prevedere una defiscalizzazione e sostegni economici volti a contenere i costi energetici” ma non solo. “Nei mesi della pandemia abbiamo fatto ricorso alla cassa integrazione ma in questo caso non è lo strumento adatto. All’epoca la produzione era ferma, ora no: servono quindi aiuti e incentivi più mirati, per aiutare le aziende a fronteggiare questa fase“, commenta Luca Rossetti. La sua Fratelli Rossetti conta 25o dipendenti, per lo più artigiani iperqualificati che custodiscono un know how che è il vero tesoro dell’azienda, un sapere che si tramanda di generazione in generazione dal 1953, quando il padre di Luca, Renzo, fondò la Fratelli Rossetti S.p.a.: non solo le tecniche e le fasi di produzione delle scarpe sono ancora le stesse di allora ma persino i macchinari.

“Si è creata una reazione a catena drammatica perché la ricaduta è, inevitabilmente, sul consumatore finale. Già abbiamo la metalleria (per fibbie o catenine, ad esempio) che ha registrato un +20% rispetto al 2021, mentre per le pelli siamo ad un +5-6%. Per non parlare dei costi di trasporto e dei conseguenti ritardi di consegna: nelle scorse settimane non riuscivamo a reperire un tipo di suola in gomma che è alla base di alcuni nostri modelli e questo ha avuto conseguenze sui ritmi di produzione – prosegue l’amministratore delegato -. Oltretutto i listini prezzi delle collezioni vengono decisi 8/9 mesi prima che questa arrivi nei negozi, quindi quelli delle scarpe che abbiamo in vendita ora sono stati decisi nel secondo semestre del 2021, quando gli acquisti erano in grande rilancio: ora la situazione è completamente cambiata ma non è facile pensare di rivederli, tanto più al rialzo. E così si andrà necessariamente ad intaccare la marginalità della stagione, per evitare di penalizzare il consumatore che già è meno propenso allo shopping”.

Obiettivi per il futuro? “In primis estendere il nuovo concept che abbiamo inaugurato proprio qui in Galleria anche ad altri negozi, ad esempio quello di New York che è già in ristrutturazione. E poi puntiamo a nuove aperture in Europa, in particolare in Svizzera, Francia e Germania: se c’è una cosa buona che ci hanno lasciato questi due anni di pandemia è proprio un aumento della clientela europea che, in un certo senso, ha compensato l’assenza dei turisti asiatici e americani. Ma se c’è una cosa che ho imparato in questi anni di pandemia è il restare sempre aperto a ogni possibilità: abbiamo appena lanciato una capsule in collaborazione con Johannes Huebl, il marito di Olivia Palermo, icona di stile internazionale. È nata quasi per caso, a sorpresa, perché lui sia lui che la moglie si sono innamorati delle nostre scarpe e ha voluto personalizzare il polacchino della linea ‘Estate‘”.

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