È di 4 miliardi il gettito atteso dal contributo straordinario su quelli che il premier Mario Draghi ha definito “gli straordinari profitti che i produttori stanno facendo grazie all’aumento dei costi delle materie prime”. L’aliquota del 10% prevista dal nuovo decreto anti rincari varato venerdì sera dal governo in realtà sarà applicata non ai profitti bensì al maggior margine imponibile Iva realizzato tra ottobre e marzo 2022 rispetto al semestre ottobre 2020-marzo 2021, a patto che ci sia stato un guadagno di almeno il 10% e superiore a 5 milioni di euro. La stima ufficiale, dunque, è che produttori, importatori e distributori di energia, gas e prodotti petroliferi abbiano realizzato in seguito all’aumento dei prezzi 40 miliardi di introiti aggiuntivi, tenendo anche conto del fatto che il confronto è con un periodo in cui i prezzi del Brent depressi dalla pandemia hanno oscillato tra i 60 e i 27 euro contro gli oltre 100 attuali. Basare il confronto sull’imponibile Iva presta però il fianco a critiche, perché non tiene conto delle quantità vendute e dei costi che non entrano nel calcolo dell’Iva Inoltre non è chiaro come il prelievo sarà conciliato con quello già previsto per i soli produttori di energia da rinnovabili.

La cifra andrà pagata entro il 30 giugno, stando alle bozze del testo non ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale. Per evitare “indebite ripercussioni sui prezzi al consumo“, cioè ribaltamenti della tassa sui consumatori, da fine aprile a fine dicembre i soggetti che devono pagare il contributo sono tenuti a comunicare all‘Antitrust “il prezzo medio di acquisto e di vendita dell’energia, del gas naturale e del gas metano e dei prodotti petroliferi”, si legge nella bozza. Inoltre i titolari dei contratti di approvvigionamento di gas per il mercato italiano saranno tenuti a trasmettere al Ministero della transizione ecologica e all’Autorità per l’energia (Arera) i contratti già sottoscritti o da sottoscrivere. Draghi dopo il cdm aveva infatti lamentato: “Nelle settimane scorse abbiamo cercato di capire la situazione dei contratti dei maggiori importatori”, per “capire quanto di queste importazioni fosse per contratti a lungo termine, già pagati, e quanto fossero acquisti sul mercato spot. E non siamo riusciti, questo deve cambiare assolutamente. La situazione è cambiata, è una situazione di sicurezza nazionale, di emergenza, quindi questi comportamenti non sono più tollerabili”.

In attesa di stime sull’impatto della misura sui maggiori gruppi energetici e utility, da Eni e Enel ad A2A, Edison e Sorgenia, Confindustria è sul piede di guerra e avverte che il calcolo “sulla base di indici presuntivi sull’Iva si espone nuovamente e oggettivamente al rischio di impugnative costituzionali“. Come la Robin Tax introdotta dal governo Berlusconi nel 2008 e bocciata dalla Consulta. Anche se in quel caso l’addizionale Ires sugli extra-profitti generati dal forte incremento del prezzo del petrolio non aveva limiti temporali (oltre al fatto che era parametrata a tutto il reddito d’impresa e non ai soli profitti extra) mentre questa volta il decreto specifica che l’intervento è una tantum.

Per viale dell’Astronomia “tutt’altro sarebbe stato un tetto nazionale al prezzo del gas realizzato, invece, sulla base di un’operazione trasparenza sui contratti di import vigenti e sul loro prezzo reale rispetto a quello che si determina ogni giorno sul mercato spot”. Ma su questo il governo attende una decisione comune a livello europeo. Sul fronte opposto, Europa Verde attacca definendo “incomprensibile e timida la decisione di prelevare solo il 10% di questi guadagni sproporzionati” e chiede di avviare una commissione parlamentare di inchiesta su quello che giudica “uno scandalo senza proporzioni”. La misura è troppo timida anche secondo il Movimento 5 Stelle, Sinistra italiana e Leu, che con Stefano Fassina chiede che il prelievo sia “decisamente aumentato, non in chiave punitiva, non per far piangere i ricchi, ma per innalzare significativamente i crediti di imposta per tutte le altre imprese colpite dall’impennata dei costi dell’energia e dalle conseguenze della guerra sul livello di attività produttiva, in particolare nel turismo”. Il Pd dal canto suo plaude alle scelte ma dice che bisogna essere pronti ad ulteriori misure.

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