“Non c’è qualcuno in Italia che sta facendo qualcosa di sbagliato. Il problema è la grande speculazione in certi hub in cui si scambiano certificati e future: il Ttf a livello europeo e il Psv italiano”. Sabato scorso il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani aveva causato un certo scompiglio parlando di “colossale truffa” sui prezzi dell’energia e “aumenti ingiustificati” senza chiarire chi fossero gli indiziati, né se si riferisse anche ai rincari della benzina. Mercoledì in audizione al Senato ha dato qualche chiarimento sul meccanismo responsabile dell’impazzimento del mercato, che nulla ha a che vedere con la guerra in Ucraina. Ma ha lasciato fuori dall’analisi il ruolo dei maggiori gruppi importatori di gas, che lucrano sulla differenza tra i bassi prezzi previsti dai contratti pluriennali in base ai quali si approvvigionano e gli altissimi prezzi spot (quelli che valgono in quel determinato momento) incassati dai grossisti a cui rivendono la materia prima.

“A parità di quantità di gas (importato dalla Russia, ndr) oggi abbiamo il gas a 1,5 euro al metro cubo. Un anno fa di questi tempi era a 30 centesimi. Questo mette tutti in ginocchio. Non abbiamo un perché debba costare così tanto, è un aumento ingiustificato”, ha ribadito Cingolani. “I grafici mostrano che nel giorno in cui è scoppiato il conflitto c’è un’impennata“. Il 24 febbraio, subito dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, sull’hub olandese Ttf i future sono infatti volati da 88 a 132 euro, senza alcun collegamento con i flussi di export da Mosca. Le anomalie sui prezzi erano comunque iniziate diversi mesi prima, a metà del 2021: come ha fatto notare l’economista industriale Luigi Bidoia, fino ad allora i prezzi sul Ttf e quelli doganali – rilevati all’arrivo del gas attraverso metanodotti o rigassificatori – erano perfettamente allineati, mentre dalla scorsa estate il prezzo spot è esploso. Dietro ci sono contratti finanziari che puntano non all’effettivo acquisto di gas per rivenderlo, ma solo alla speculazione attraverso scommesse al rialzo: come rilevato dal Sole 24 Ore, all’inizio di marzo a fronte di 134 soggetti commerciali c’erano 218 soggetti finanziari (hedge fund e banche d’affari, da Goldman Sachs a Morgan Stanley) esposti sul gas del Ttf. Questo “influenza tutto: il prezzo dell’elettricità e perfino le raffinerie che producono il gasolio, per cui si alza tutto”. Sta qui, dunque, il legame con i rincari del carburante al netto di eventuali manovre sugli stoccaggi da parte delle compagnie.

L’impatto è invece diretto sul vertiginoso aumento dei prezzi dell’energia: sul Punto di scambio virtuale del gas naturale in Italia (Psv) il prezzo è passato “dai circa 20 euro a megawattora di gennaio 2021, pari a 0,2 euro a metro cubo di gas, ai circa 160 euro a megawattora pari a 1,7 euro a metro cubo delle prime settimane di marzo, con un aumento di quasi otto volte e con punte giornaliere che hanno superato i valori record di 200 euro/MWh nei mesi scorsi”. Di conseguenza il Pun (Prezzo Unico Nazionale) dell’energia all’ingrosso ha toccato i valori più elevati da quando la borsa italiana è stata costituita, arrivando a superare i 600 euro/MWh. Qual è il canale di collegamento, in questo caso? Il costo marginale sulla Borsa elettrica, in attesa dell’auspicato “disaccoppiamento” che dovrebbe far parte del prossimo pacchetto di misure Ue, si basa solo sulla produzione da impianti a gas. E non tiene conto del fatto che l’elettricità prodotta da rinnovabili oggi è di gran lunga più economica.

A fronte di questa situazione, Cingolani ha auspicato che a livello europeo si raggiunga un accordo su un tetto ai prezzi del gas all’ingrosso: nel breve periodo gli esportatori non potrebbero che accettare la decisione, ha detto, considerato che la Ue compra tre quarti del gas mondiale e al momento non ci sono acquirenti alternativi adeguatamente collegati con gasdotti di sufficiente portata. C’è però un altro aspetto che il ministro non ha toccato: gli extraprofitti realizzati dai grandi operatori sul mercato italiano. In prima fila Eni, che in base alle rilevazioni Arera è di gran lunga il primo importatore con quasi il 50% del totale (dato 2020) e rivende poi il 77% del proprio gas ad altri rivenditori all’ingrosso al prezzo spot.

Come ha rilevato Mario Menichella in un report per la Fondazione Hume, considerato che il gruppo partecipato dal Tesoro acquista quasi i due terzi a prezzi doganali che riflettono quelli stabiliti da contratti pluriennali, “ha un guadagno notevole dato dalla differenza tra i prezzi del gas sul mercato spot” influenzati come abbiamo visto dalla speculazione sul Ttf “e quelli, ben più bassi, dei contratti a lungo termine”. Nell’ultimo trimestre del 2021 il Cane a sei zampe ha registrato un utile netto di 2,1 miliardi sui 4,7 complessivi dell’anno, la performance migliore da dieci anni. Sono i famosi “extraprofitti” che Palazzo Chigi starebbe valutando di tassare, dopo che a gennaio il governo ha deciso di colpire solo quelli da fonti rinnovabili. Quella norma tra l’altro era congegnata così male che nel decreto antifrodi di febbraio è stata riscritta.

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