“Il Papa deplora la guerra in Ucraina, ma non l’aggressore”. A scriverlo è il New York Times in un articolo in cui critica l’atteggiamento di Francesco sul conflitto in Ucraina. Nonostante i numerosi appelli e i gesti forti compiuti da Bergoglio, sia sul piano diplomatico che su quello umanitario, per il quotidiano statunitense Francesco è stato finora troppo cauto soprattutto nei confronti del Cremlino. “Il Papa – scrive il quotidiano newyorkese – ha accuratamente evitato di nominare l’aggressore, il presidente russo Vladimir Putin, o anche la stessa Russia. E mentre ha affermato che chiunque giustifichi la violenza con motivazioni religiose ‘profana il nome’ di Dio, ha evitato le critiche al principale sostenitore religioso e apologeta della guerra, il Patriarca Kirill della Chiesa ortodossa russa. A differenza di alcuni nazionalisti europei, che hanno improvvisamente ignorato il nome di Putin per evitare di ricordare agli elettori che appartenevano al fan club del leader russo, la motivazione di Francesco deriva dal suo camminare su una linea sottile tra coscienza globale, attore diplomatico del mondo reale e leader religioso responsabile dell’incolumità del proprio gregge”.

Il quotidiano americano sottolinea, inoltre, che “alcuni dei suoi vescovi e altri sostenitori all’interno della Chiesa cattolica romana vogliono che faccia nomi, e gli storici affermano che il Pontefice rischia di scivolare fuori dalla sua elevata base morale e in uno spazio oscuro occupato in modo prominente da Pio XII, il Papa in tempo di guerra che evitò di parlare in modo critico di Hitler e delle potenze dell’Asse mentre la Germania invase la Polonia e alla fine perpetrò l’Olocausto. ‘Per molti versi, l’attuale situazione del Papa ricorda la situazione che Pio XII dovette affrontare’, ha detto David Kertzer, uno storico del Vaticano e dell’Italia”.

Una critica abbastanza forte che non tiene conto del lavoro diplomatico che Francesco ha compiuto offrendo la disponibilità del Vaticano a mediare per la fine del conflitto. Dalla visita a sorpresa all’ambasciata russa presso la Santa Sede, ai contatti con Mosca e Kiev, fino al colloquio con il Patriarca Kirill che aveva benedetto la guerra in Ucraina. “Noi – ha affermato il Papa – siamo abituati a sentire notizie delle guerre, ma lontane. Siria, Yemen, abituali. Adesso la guerra si è avvicinata, è a casa nostra, praticamente. E questo ci fa pensare sulla ‘selvaticità’ della natura umana, fino a dove siamo capaci di arrivare. Assassini dei nostri fratelli”. E ha aggiunto: “Noi parliamo di educazione, e quando uno pensa all’educazione pensa a bambini, ragazzi. Pensiamo a tanti soldati che sono inviati al fronte, giovanissimi, soldati russi, poveretti. Pensiamo a tanti soldati giovani ucraini; pensiamo agli abitanti, i giovani, le giovani, bambini, bambine. Questo succede vicino a noi. Il Vangelo ci chiede soltanto di non guardare da un’altra parte, che è proprio l’atteggiamento più pagano dei cristiani: il cristiano, quando si abitua a guardare da un’altra parte, lentamente diventa un pagano travestito da cristiano. Non è lontana, la guerra: è alle porte di casa. Cosa faccio io? Qui a Roma, al Bambino Gesù, ci sono bambini feriti dai bombardamenti. A casa, li portano a casa. Prego? Faccio digiuno? Faccio penitenza? O vivo spensieratamente, come viviamo normalmente le guerre lontane? Una guerra sempre – sempre! – è la sconfitta dell’umanità, sempre. Noi, colti, che lavoriamo nell’educazione, siamo sconfitti da questa guerra, perché da un’altra parte siamo responsabili. Non esistono le guerre giuste: non esistono”.

Intanto, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, ha annunciato “che Papa Francesco ha invitato i vescovi di tutto il mondo e i loro presbiteri a unirsi a lui nella preghiera per la pace e nella consacrazione e affidamento della Russia e dell’Ucraina al cuore immacolato di Maria. L’occasione sarà la celebrazione della penitenza, prevista alle ore 17 di venerdì 25 marzo, festa dell’Annunciazione, nella Basilica di San Pietro”. Lo stesso atto, lo stesso giorno, sarà compiuto a Fatima dal cardinale elemosiniere apostolico, Konrad Krajewski, come inviato del Papa. Un gesto per la pace in Ucraina ispirato proprio dal segreto di Fatima.

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