L’invasione russa dell’Ucraina ci ha catapultato fuori dal Covid-19. Le nostre vite, i nostri occhi si sono riempiti di immagini di bambine e bambini ucraini (come se quelli yemeniti, così come tanti altri, ammazzati con bombe italiane, fossero meno importanti), e abbiamo resettato i bollettini quotidiani sui morti, le noiosissime discussioni tra virologi e i dibattiti accesi al bar o alla macchinetta del caffè. Il Covid-19, complice anche le ultime blande varianti, viene relegato ad argomento secondario. Il disciplinamento sociale conosciuto in questi due anni calza invece a pennello in una situazione di guerra, dove l’imperativo è irregimentare. Abbiamo bisogno d’altro.

Come abbiamo affrontato, a livello popolare, il Covid-19? Come una gigantesca faida tra sì-vax e no-vax. Invece che scendere in piazza per migliorare la sanità territoriale o per fare arrivare il vaccino in ogni angolo del pianeta, siamo rimasti dietro i computer, o siamo scesi in piazza per rimarcare paure e differenze. Come hanno scritto i Wu Ming, anche io sono convinto che in tanti tra coloro che l’informazione di regime ha etichettato come “no-vax” ci sia “un nucleo di verità”. L’utilità dei vaccini è incontrovertibile ma, come sintetizzano Manuele Bonaccorsi e Claudio Marciano nel loro secondo punto, “i vaccini oggi disponibili salvano vite. Ma non sconfiggono il virus”. Dopo l’esperienza di Israele, quasi da subito è apparso chiaro come un vaccinato potesse contagiare e contagiarsi come un non-vaccinato e, quindi, politiche come il “green pass” si sono rivelate sostanzialmente inutili. Inutili a sconfiggere il virus, molto utili a irregimentare.

Ma andiamo con ordine. I media ci hanno proposto la narrazione dello scontro sì-vax contro no-vax e tutti hanno abboccato, da una parte e dall’altra. Questa pandemia, invece, l’avremmo dovuta affrontare come l’hanno affrontata Manuele Bonaccorsi e Claudio Marciano, in questa corposa ricerca pubblicata da Piemme, I padroni del vaccino – chi vince e chi perde nella lotta contro il Covid-19, con prefazione di Sigfrido Ranucci e postfazione di Andrea Crisanti.

Bonaccorsi e Marciano non hanno un partito dietro, non dirigono grandi giornali o il Tg1. Come molti di noi, anche se l’avessero voluto, non avrebbero potuto intervenire nella quotidianità del racconto del Covid-19. Bonaccorsi, giornalista di Report, ci ha meritoriamente provato con diversi servizi, che sono il back-stage di una parte importante del libro, ma la forza della corrente contraria è rimasta troppo forte. Marciano, sociologo operante a Torino ma con radici laziali, per condizione e scelta ha allargato lo sguardo.

Il libro si struttura in dieci punti fondamentali, che sono il succo del libro, posti all’inizio, e diversi capitoli completi, precisi, pieni di informazioni e numeri. Si esamina la storia di ogni vaccino, dallo Sputnik a Moderna, da quelli mrna a quelli proteici, sotto ogni aspetto. Si discute di Bill Gates (qua torna il “nucleo di verità” che ogni narrazione “complottista” può avere), e di come abbiamo distrutto il mondo non dando il vaccino a tutta l’umanità, al solo fine di arricchire pochissimi e mantenere un impianto neoliberista nella gestione del business della salute. E, alla fine, si propongono gli “appunti per una alternativa”, quasi fosse un paragrafo di una mozione congressuale di qualche partito serio, robusto, magari di qualche decennio fa.

In questi mesi ho cercato di non esprimermi sui vaccini, su chi l’ha fatto e chi no, su chi ha rinunciato allo stipendio per difendere un suo “principio” e su chi ha voluto dare la colpa di tutto questo disastro non a chi ha distrutto la sanità pubblica, in Italia e nel mondo, bensì a chi ha deciso di non vaccinarsi, perché nessuno l’ha costretto per legge. Ora che abbiamo problemi più importanti, posso dire che mi esprimerei per filo e per segno con le parole usate da Bonaccorsi e Marciano. Comprate e leggete il libro, dobbiamo riappacificarci tra di noi, lavoratrici e lavoratori artatamente divisi, e questo libro lo permette.

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