Come di consueto, anche durante la puntata di Che Tempo Che Fa andata in onda ieri 6 marzo, Luciana Littizzetto ha regalato ai telespettatori un piccolo spazio di leggerezza. Ma anche di riflessione. Sul finire del suo intervento, infatti, la comica torinese ha voluto dedicare una lettera ai soldati che stanno combattendo la guerra tra Russia e Ucraina: “Per questi ragazzi giovanissimi che vengono mandati al fronte e che non sanno neanche quello che stanno facendo”, ha detto introducendo l’argomento. Poi ha iniziato a leggere, commossa: “Caro Dimitri, caro Ivan, caro Oleg, caro Pavel, caro Yuri. E ci metto dentro anche un Caro Vladimir, perché in tutta la Russia ci sarà anche un Vladimir normale. Caro Misha, ti scrivo dall’Italia. Paese che conoscerai per il calcio, la pizza e il programma dove ci prendete per il cu*o ogni capodanno. Io non ti conosco, ma mi basta guardare la tua barbetta rada e la divisa troppo grande che in te rivedo mio figlio e tutti i nostri figli“, ha esordito.

Poi Littizzetto ha aggiunto: “Caro Boris, so che hai paura e ti senti perduto, ma sappi che tu non hai colpa. Hai 20 anni, ti hanno messo un fucile in mano e ti hanno mandato in un posto che non sai manco dov’è. Sei diventato una pedina di una partita a scacchi a cui nemmeno pensavi di giocare. Ti abbiamo fregato. Noi adulti lo facciamo spesso e ora lo stiamo facendo con la guerra, che è il modo più infame. Per questo ho compassione di te. Perché alla tua età, a 20 anni, caro Vanja, dovresti essere in giro con l’Erasmus, a stapparti la birra con l’accendino e a limonare sulla Rambla. Dovresti sederti con tutte le scarpe sporche sugli schienali delle panchine per farti mandare a stendere da quelle come me. Dovresti essere impegnato con altri cannoni, più piccoli e con la cartina lunga. Dovresti andare a farti scoppiare le orecchie ai concerti, scrivere come uno scemo con la pipì sulla neve, sparare sì ma alla sagra della scrofa della steppa per vincere il peluche per la tua fidanzata. E invece sei lì, col cuore nel fango. Condannato a essere un maschio dell’Ottocento che va a morire per la patria”.

“Caro Andrey, io lo so che sei un fifone sai? – ha continuato la comica -. Sei come mio figlio, che quando entra una cimice in camera chiede aiuto a sua sorella che la prende e la libera perché non puoi mica ucciderla. Caro Dorian, io non ti conosco ma potrei essere tua madre. Filippa tua zia e Fabio tuo nonno che ha esagerato con la vodka. Ti ho fatto ridere? Sono contenta, perché risata e guerra sono nemici naturali e dove c’è uno non può esserci l’altra. Caro Victor, sappi che tutto questo non è colpa tua. La colpa è nostra, della generazione dei tuoi padri, quella che viene dal Novecento. Un Secolo breve, ma bastardo come pochi. La colpa è nostra che ti abbiamo lasciato un mondo di mer*a in cui i soldi e il profitto sono gli unici obiettivi che abbiamo”.

In seguito Littizzetto ha affermato: “Caro Vanja, il Ministero della Difesa ucraino ha mandato un messaggio a tua madre, lo sai? Le ha detto che sei prigioniero, ma che può venire a Kiev a riprenderti e riportarti a casa. Spero che possa farlo presto, avrai finalmente delle donne intorno a a te, quelle che dovranno ricostruire. Caro Ivan voglio credere che tutto questo male finirà e ti renderà un uomo migliore. Migliore di noi, ci va anche poco. E soprattutto ti auguro di avere un futuro. Ma un futuro vero, dove nessuno ti chiamerà mai più soldato, ma solo Dimitri, Aliosha e Victor”. Infine la comica ha concluso: “P.s. C’è un proverbio russo che esalta l’eroismo e dice: è meglio morire per la zampata di un leone che per il morso di un gatto. Non farti riempire la testa con questa retorica del caz*o e ricordati che c’è una terza via: non morire e starsene sul divano col gatto”. Applausi per lei in studio, mentre Fabio Fazio, commosso, le ha dato una pacca e ha aggiunto: “Brava Luciana, grazie. Proprio brava”.

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