Il corso su Fedor Dostoevskij si terrà come previsto, ma non in Bicocca. Mercoledì l’università aveva fatto dietrofront dopo la denuncia di Paolo Nori, che in un video pubblicato su Instagram aveva annunciato che le proprie lezioni erano state rimandate: “Il prorettore alla didattica ha comunicato la decisione, presa con la rettrice, di rimandare il corso su Dostoevskij. Lo scopo è quello di evitare ogni forma di polemica, soprattutto interna, in quanto è un momento di forte tensione”, spiegava Nori nel suo video. Poi però è arrivato l’intervento della stessa rettrice della Bicocca, Giovanna Iannantuoni, che ha negato una qualsiasi forma di censura e ha parlato di un “malinteso“. Ma allo scrittore non basta: “Il prorettore di Bicocca Casiraghi racconta i motivi per cui hanno sospeso il mio corso. Per “ristrutturare il corso e ampliare il messaggio per aprire la mente degli studenti. Aggiungendo a Dostoevskij alcuni autori ucraini“. Non condivido questa idea che se parli di un autore russo devi parlare anche di un autore ucraino, ma ognuno ha le proprie idee. Se la pensano così, fanno bene. Io purtroppo non conosco autori ucraini, per cui li libero dall’impegno che hanno preso e il corso che avrei dovuto fare in Bicocca lo farò altrove (ringrazio tutti quelli che si sono offerti, rispondo nel giro di pochi giorni)”, comunica in serata sul proprio blog.

“Non solo essere un russo vivente, oggi è una colpa, in Italia, anche essere un russo morto. Che quando (Dostoevskij, ndr) era vivo nel 1849 fu condannato a morte perché aveva letto una cosa proibita”, aveva affermato Nori in un passaggio del video. “Quello che sta succedendo in Ucraina – sottolineava lo scrittore – è una cosa orribile, mi viene da piangere solo a pensarci. Ma quello che sta succedendo in Italia oggi, queste cose qua, sono cose ridicole“. Poi però è arrivata la nota dell’università di Milano-Bicocca, che “è un ateneo aperto al dialogo e all’ascolto anche in questo periodo molto difficile che ci vede sgomenti di fronte all’escalation del conflitto”. L’ateneo quindi “conferma che tale corso si terrà nei giorni stabiliti e tratterà i contenuti già concordati con lo scrittore. Inoltre, la rettrice dell’Ateneo incontrerà Paolo Nori la prossima settimana per un momento di riflessione“.

La politica – Ancor prima che l’università facesse in tempo a chiarire la sua posizione, era già arrivato lo sdegno bipartisan della politica. “Quanto sta avvenendo in Ucraina è ingiustificabile, tragico e terribile, ma non si combatte con la censura della cultura russa e di uno dei più grandi scrittori e pensatori di tutti i tempi come Dostoevskij”, hanno dichiarato in una nota le esponenti del Movimento 5 Stelle in commissione cultura al Senato. “Ma davvero è stato annullato a Paolo Nori un percorso didattico su Dostoevskij in ragione della ‘delicatezza’ del momento? Ma stiamo scherzando?”, ha domandato su Twitter il deputato di Leu, Pierluigi Bersani. E anche Matteo Renzi è intervenuto sui social: “Proibire di studiare Dostoevskij contro Putin significa essere folli. In questo tempo bisogna studiare di più, non di meno: in Università servono maestri, non burocrati incapaci”, ha scritto il leader di Iv su twitter annunciando perfino un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Università Maria Cristina Messa. Stessa iniziativa annunciata da Nicola Fratoianni: “Fermare la cultura è una scelta stupida e violenta”.

Gli artisti – Anche molti colleghi di Nori sono subito intervenuti sui social: “Cari @unimib, fate fare a Paolo Nori la lezione su Dostoevskij! Aggiungetene altre perché proprio ora bisognerebbe conoscere la Russia, l’Ucraina, la Bielorussia attraverso la sua cultura che è stata spesso dissidente o comunque specchio di una realtà non soggetta al potere”, ha scritto Helena Janeczek, premio Strega per ‘la ragazza con la Leica’. “La pericolosa abitudine di confondere i popoli con i loro governi è utile per infiammare il tifo ma diseduca alla complessità”. E’ il tweet postato dallo scrittore, drammaturgo e regista teatrale Giulio Cavalli.

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