Scambiata per una narcos e accusata di traffico di droga, ora la modella Greta Gila, nota anche per aver vinto il titolo di Miss Ungheria, chiede allo Stato italiano un risarcimento di 100 mila euro per i 74 giorni ingiustamente trascorsi in carcere. Sembra il plot di una serie di Netflix e invece è una storia vera quella che ha per protagonista la top model ungherese, vittima nel 2019 di errore che gli ha cambiato per sempre l’esistenza. “Oggi sono traumatizzata, non riesco a prendere l’aereo e ho smesso di fare la modella. Non sento più fiducia nel prossimo e questo è il motivo per cui non posso più accettare un incarico da modella: penso che magari non sia un lavoro vero e mi vogliono solo fare del male”, ha spiegato la Gila questa mattina in collegamento a Storie Italiane, raccontando per la prima volta a Eleonora Daniele tutti i dettagli della vicenda accaduta in un albergo di Fiumicino.

LA MAIL DA CUI TUTTO È COMINCIATO
La storia inizia con uno scambio di mail, nei primi mesi del 2019, tra la modella e una pseudo agenzia che le aveva proposto un servizio fotografico a Tokyo passando per l’Italia. “Ho ricevuto un messaggio che riguardava questo servizio fotografico. Volevo cogliere l’opportunità e andare a Tokyo. Sono arrivata in Italia e ho incontrato il titolare: era nervoso, mi aveva detto che ci avrebbe raggiunti una costumista per provare alcuni abiti, mi ha detto di avviarmi in camera e se n’è andato”, ha spiegato la top model al programma di Rai1 ripercorrendo la genesi di quanto accaduto.

LA COSTUMISTA E L’IRRUZIONE DELLA POLIZIA
Alle 11 di sera, dopo la cena, il colpo di scena: una costumista bussa alla porta e entra nella camera della ragazza. “Ma quando lei si è seduta e stavo per girarmi, mi sono resa conto che c’era qualcuno dietro di me: c’era un uomo vestito di nero alle mie spalle. Ero sotto shock, sono poi entrate altre persone nella stanza, hanno iniziato a gridare ‘polizia’”, ricorda la Gila. A quel punto gli inquirenti iniziano a farle delle domande, le chiedono se conosce il contenuto della valigia con la quale la costumista è entrata nella stanza e l’avvisano che l’indomani sarebbe stata portata in commissariato per un interrogatorio. “Immediatamente sono stata invitata a sedere in una stanza e mi hanno detto che ero in arresto e ho capito che stava succedendo qualcosa di grave”.

LA VALIGIA PIENA DI COCAINA
Ma cosa c’era nella valigia della costumista del servizio, una donna di nazionalità brasiliana? Dieci chili di cocaina nascosta in mezzo ai vestiti, subito intercettati in aeroporto. Così la Polizia chiede alla costumista di collaborare e di fare la “consegna guidata” con la Guardia di Finanza, come ha spiegato a Storie Italiane Massimiliano Scaringella, il legale della modella. “È prassi in questo tipo di indagini proporre la consegna guidata alla persona che viene fermata, con la polizia che le propone di scortarla fino a colui che attende questa sostanza. Così, nella hall dell’albergo il titolare dell’agenzia mise un biglietto per la costumista, nel frattempo divenuta esca della polizia, in cui le disse di andare da Greta e non da lui”, precisa l’avvocato.

L’ERRORE, L’ARRESTO E IL RISARCIMENTO DI 100 MILA EURO
L’avvocato Scaringella, grazie al quale la modella è riuscita a farsi scarcerare dopo 74 giorni trascorsi nel carcere di Civitavecchia, è riuscito a ricostruire tutta la vicenda grazie alle mail e ai messaggi. “La ragazza, infatti, quella sera era concentrata su possibili avances non gradite e chattava con la famiglia. La Procura di Civitavecchia ha accolto la versione alternativa. La costumista è stata arrestata, ma non so che è successo dopo l’archiviazione delle indagini a suo carico. Il problema è stato entrare troppo presto dopo la consegna guidata e non osservare il suo atteggiamento”. Greta Gila ha ammesso alla Daniele di aver vissuto un momento molto difficile a livello psicologico. “Chiedevo di essere lasciata andare, dicevo che non ero colpevole, però alla stazione di polizia mi rispondevano che era impossibile, che non potevano lasciarmi andare. In prigione ho ricevuto un aiuto spirituale e continuavo a chiedermi perché fosse successa questa cosa proprio a me”. Il 10 dicembre 2019 la Gila ha poi ricevuto la comunicazione dal giudice per le indagini preliminari di Civitavecchia con la richiesta di archiviazione dell’indagine per “infondatezza della notizia di reato”. In pratica, l’arresto dell’ex Miss Ungheria era stato un errore e per questo il legale ha chiesto un risarcimento di 100 mila euro.

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