Sua altezza serenissima, la Principessa Nina di Seborga, veste jeans e scarpe comode mentre porta a spasso la sua bimba nella piazza principale del borgo. Un paesino medievale in cui vivono 300 sudditi, fra Sanremo e Montecarlo, su un territorio di 5 chilometri quadrati in collina, a pochi passi dal mare. “Non ero preparata alla vostra visita, sono stata informata all’ultimo dalla mia segreteria ma eccomi qui, in abiti normali”.

Seborga è un Comune con un suo sindaco e una sua giunta. Ma la storia del principato corre parallela: è un’aspirazione, una rivendicazione. Negli anni però si è rivelata anche una forte attrazione turistica, con tanto di passaporti, targhe automobilistiche e moneta locale: il luigino. Nulla ha ovviamente corso legale, ma funziona. Ha fatto conoscere Seborga ovunque.

La principessa è bellissima, bionda, parla quattro lingue. Compreso il tedesco, di madrelingua. E’ stata eletta dai seborghini per regnare sul Principato per sette anni. Ma aveva già esperienza come ministro degli esteri: un lavoro di contatto con i consoli del regno sparsi in tutto il mondo per rappresentare la comunità. Persino in India e negli States sono stati invitati.

Al vicinissimo Festival di Sanremo mai? “Chiediamo l’indipendenza dalla Stato italiano. Non è il contesto più adatto quello della kermesse organizzata dalla Rai”, risponde decisa. Poi ci spiega la storia del Principato di Seborga e perché non dovrebbe essere un Comune italiano ma uno stato indipendente. Il tutto fra strade e stradine che salgono e scendono, dove piante e fiori lasciano spazio allo stemma del regno. Persino sui numeri civici delle porte.

“Spiace che oggi non ci siano molti sudditi in giro ma siamo una delle capitali della mimosa e sono tutti nei campi. Fra poco è la Festa della donna”. Ecco allora la ricostruzione storica della vicenda. Seborga già nel 954 è uno Stato indipendente con la donazione del Conte Guidone di Ventimiglia ai monaci benedettini dell’Abbazia di Lerino. Nel 1079 diventa Principato e diversi secoli dopo, nel 1729, viene venduta dai monaci a Vittorio Amedeo II di Savoia.

Fin qui tutto normale. “Peccato che l’atto di vendita non sia mai stato registrato. Non si trovi alcuna traccia delle 147.000 lire sabaude che la famiglia Savoia avrebbe dovuto versare. Né bolli che lo attestino”, puntualizza fiera e sicura. “L’atto di vendita, comunque, parlava solo del possesso dei territori di Seborga e non di sovranità”, aggiunge. “Nell’atto si legge che Seborga sarebbe diventata patrimonio personale del re senza essere annessa al Regno di Sardegna”. Sembra infatti che il titolo di “Principe di Seborga” non sia mai stato usato dal regnante. E quindi? “L’annessione nel 1861 al Regno d’Italia e nel 1946 alla Repubblica Italiana è unilaterale e illegittima”, risponde prontamente la principessa.

Il primo a portare avanti la questione dell’indipendenza dall’Italia è stato il principe Giorgio, all’anagrafe Giorgio Carbone, floricoltore, eletto nel ’63. Sotto il suo regno negli anni ’90 si scrive la prima Carta costituzionale e gli Statuti generali. Ne segue la richiesta alla Corte internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite, che conferma: “Seborga non è italiana perché non esiste alcun documento di annessione ai Savoia”.

Mentre la principessa ci spiega che nel principato, così vicino a quello di Monaco dove ha vissuto, si conia anche moneta, il Luigino, con la sua effige stampata, sopraggiunge il ministro degli interni Mauro Carassale: “Seborga rilascia anche passaporti turistici, è una grande attrazione per i visitatori soprattutto d’estate. Arriva a ospitare anche mille persone”, dice.

Gli fa eco la principessa: “Vede su quell’area collinare? Sorgerà un hotel, il primo. Una struttura che si aggiungerà ai b&b del posto”. I fondi? Dall’estero. Per il maggiore evento estivo, la festa del patrono il 20 agosto, ci sarà anche il cambio della guardia. Come a Londra. “Oggi a noi basterebbe trovare un accordo con lo Stato – prosegue Carassale – magari soltanto per rendere Seborga una zona franca. Non siamo per il tutto o niente di Giorgio I (il principe ribelle mancato nel 2009, ndr) ma per trovare un accordo”.

La scuola c‘è: è quella steineriana che accoglie una ventina di allievi. Persino l’ufficio postale. Diversi ristoranti, un supermercato e, a pochi passi, il mare di Bordighera e l’ospedale. “Seborga vuole tornare a essere popolata da giovani”. Ma una casa quanto costa? Il ministro degli interni, che fa l’agente immobiliare, ci mostra una villetta in pieno centro di 100 metri quadrati con giardino: 180 mila euro il costo. Il nostro viaggio finisce con la principessa Nina che torna a casa. Deve preparare il pranzo. E’ una donna che porta la corona ma sa anche lavorare la terra, vivendo in una fattoria. E sa scrivere lettere in quattro lingue a istituzioni di tutto il mondo.

Sul sito del Principato si legge: “Solamente la persona di S.A.S. la Principessa può rilasciare documenti aventi valore per le Autorità del Principato. Il Governo del Principato di Seborga non concede in alcun modo titoli nobiliari e non ha autorizzato alcun altro ente a concederli”. Poi si invita a diffidare di presunti Principi di Seborga, ministri, consoli e altri organismi seborghini alternativi a quelli riportati sul sito, e dei siti Internet non ufficiali. E giù una lista infinita di link, tutti fake. Ci salutiamo con una battuta sulla capacità delle donne di fare tutto. Sorride e se ne va. Ci rivedremo, con lei in abiti principeschi.

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