Sono state 1.221 le denunce di morti sul lavoro nel 2021. Meno rispetto al 2020, quando i decessi per Covid contratto sul lavoro hanno pesato moltissimo, ma di più rispetto agli anni precedenti (erano stati 1.156 nel 2019, 1.218 nel 2018, 1029 nel 2017, 1104 nel 2016). Il numero era stato maggiore solo nel 2015, con 1.286 morti. In aumento i decessi in itinere, passati dai 214 casi del 2020 ai 248 del 2021 (+15,9%), mentre quelli in occasione di lavoro sono diminuiti del 7,9% (da 1.056 a 973). L’Inail, che ha pubblicato gli open data relativi alle comunicazioni ricevute nell’ultimo anno, ricorda comunque che i dati sono ancora fortemente influenzati dall’emergenza pandemica. Le denunce di infortunio sono state 555.236 (+0,2% rispetto allo stesso periodo del 2020), mentre aumentano le patologie di origine professionale, che sono state 55.288 (+22,8%).

Le morti sul lavoro sono 49 in meno rispetto all’anno scorso, 1.221. Una riduzione che, però, deve essere valutata in considerazione del fatto che i dati delle denunce mortali, più di quelli delle denunce in complesso, risentono di una maggiore provvisorietà anche a causa della pandemia da Covid-19, con il risultato di non conteggiare tempestivamente alcune “tardive” denunce mortali da contagio, specifica l’Istituto. A livello nazionale i dati evidenziano un aumento solo dei decessi avvenuti nel tragitto casa-lavoro, mentre quelli sul luogo di lavoro sono diminuiti da 1.056 a 973. Tra i settori che mostrano un calo c’è quello Industria e servizi, passato da 1.106 a 1.040 denunce mortali (-6%). Al contrario l’Agricoltura passa da 113 a 128 denunce (+13,3%), il Conto Stato da 51 a 53 (+3,9%). Dall’analisi per fasce d’età emergono incrementi per gli under 34 (+6 casi) e per la classe 40-49 anni (+55), e decrementi in quelle 35-39 anni (-12) e over 50 (-98 decessi, da 852 a 754).

A livello nazionale si rileva che sono in aumento gli infortuni nel tragitto tra l’abitazione e il posto di lavoro (+29,2%, da 62.217 a 80.389) che erano diminuiti del 32% nel primo bimestre del 2021 per poi aumentare però del 50% nel periodo marzo-dicembre (complice, nel confronto, il massiccio ricorso allo smart working nell’anno 2020, a partire proprio da marzo). Diminuiscono del 3,5% (da 492.123 a 474.847) quelli registrati sul luogo di lavoro, calati dell’11% nel primo trimestre 2021, aumentati del 18% nel semestre aprile-settembre e calati di nuovo nel trimestre ottobre-dicembre (-22%).

Tra i settori che hanno mostrato un aumento degli infortuni spicca il +57% in quelli Conto Stato (da 40.684 a 63.873), mentre in Agricoltura la crescita è ‘solo’ del 2,6% (da 26.287 a 26.962). Numeri positivi, invece, arrivano dall’Industria e servizi, il settore che comprende la quasi totalità dei casi, dove si è registrato un calo del 4,7% (dai 487.369 casi del 2020 ai 464.401 del 2021). Infine, si osservano incrementi generalizzati in quasi tutti i settori produttivi tranne, in particolare, in quelli dell’amministrazione pubblica (-27,4%) e, soprattutto, della Sanità e assistenza sociale che nel 2021, pur distinguendosi ancora per l’alto numero di eventi (quasi 40mila denunce), presenta una riduzione del 53,1% degli infortuni avvenuti in occasione di lavoro rispetto agli oltre 84mila del 2020.

Infine, le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nel 2021 sono state 55.288, oltre 10mila in più rispetto allo stesso periodo del 2020 (+22,8%). Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo (36.163 casi), del sistema nervoso (6.337) e dell’orecchio (3.614) continuano a rappresentare, anche nel 2021, le prime tre malattie professionali denunciate, seguite dai tumori (1.702) che superano quelle del sistema respiratorio (1.643).

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