Provate a mettere sul piatto di una bilancia la concreta possibilità di essere ammazzati e sull’altro piatto una piccola bugia che, se detta, cancellerà quel rischio. Cosa fareste?

Personalmente non mi sono mai trovato in una situazione del genere, ma so di aver preferito la bugia mille volte nella mia vita pur rischiando infinitamente meno. E non ne vado fiero. Qualche giorno fa un imprenditore di Siracusa, Marco Montoneri, si è trovato di nuovo in un tribunale a confermare una storia che gli è valsa sicuramente la concreta possibilità di essere ammazzato. Un giorno il complice di un presunto killer di due uomini si presentò nella concessionaria di auto di Montoneri e gli chiese di riferire alla polizia che si era sbagliato e che il presunto killer e questo tizio erano sì andati da lui a comprare una macchina, ma in un giorno successivo a quello effettivo. Motivo: costituire un alibi, falso (!), per complice e presunto killer.

Riportano le cronache giudiziarie che Marco Montoneri, ancora una volta, ha ribadito la verità, non ha cambiato versione, ed è una verità schiacciante, perché contribuisce a rendere provata la ricostruzione di quegli ultimi momenti di vita delle due vittime e la responsabilità di killer e complice. Marco Montoneri non è Superman: è un uomo normale, un papà orgoglioso dei suoi figli e un marito innamorato della donna che con lui ha condiviso ogni scelta, anche quella di entrare nel programma speciale di protezione, che li ha costretti ad abbandonare terra, lavoro e famiglia. Quanto vale per la Repubblica italiana un fatto del genere?

Frequento da vent’anni Testimoni di Giustizia, di alcuni posso dire di conoscere bene storia, sofferenze, amarezze… posso dire di voler loro bene. Tante volte in questi anni ho trovato persone pronte a mettermi in guardia sulla specchiata coerenza di queste persone, con frasi del tipo “guarda che non è tutt’oro quello che luccica”, “ha deciso di denunciare soltanto quando non ce la faceva più con i debiti”, “era già fallito”, “conosce così tanti fatti di mafia perché in fondo era un amico loro”, “l’attentato se l’è fatto da solo per avere i soldi dello Stato”… E potrei continuare.

Ho sempre ascoltato con attenzione e seriamente verificato quello che ho potuto. Eppure il mio sentimento e il mio giudizio su di loro non sono cambiati mai. Da qualche parte ho letto: “La felicità non sta in una emozione, ma in una decisione”. Prendo in prestito questa frase per dire che il valore della vita di queste persone non lo cerco in una aliena intransigenza morale che non oso pretendere nemmeno da me stesso, ma nella grandezza della decisione di dire la verità in quel preciso momento, che fa la differenza tra continuare a vivere nella propria comfort zone e rischiare di mandare tutto all’aria, rischiare di morire o di far morire i propri cari. Quanto è grande quel momento?

A me non è mai capitato, lo ripeto, e pertanto continuo a sentirmi piccolo di fronte a queste persone. Se lo stato dubitasse della veridicità di quella dichiarazione fatale, dovrebbe perseguirli come criminali (come la nostra riforma del sistema di protezione dei testimoni di Giustizia peraltro ribadisce), ma diversamente dovrebbe portarli in palmo di mano. Non sempre accade, anzi. Tanto che, se alcuni di loro hanno scelto la forma della associazione per manifestare pubblicamente il proprio e l’altrui disagio, altri hanno scelto la strada dell’impegno politico ed è di queste settimane la notizia che figure storiche come Pino Masciari e Ignazio Cutrò hanno fondato insieme a Elisabetta Trenta un nuovo soggetto politico denominato Noi (Nuovi Orizzonti per l’Italia), che si candida a rappresentare autorevolmente le istanze di quei cittadini onesti (si può di nuovo usare questa parola?) che vogliono una democrazia libera dalla paura e dalla corruzione.

Spero che il nuovo Presidente della Repubblica sappia parlare anche a questi italiani e italiane, li sappia far sentire parte di un disegno condiviso, li sappia rassicurare. Almeno quanto ci si aspetta che sappia rassicurare i mercati.

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