Rientrare nel Pd? Speranza, Bersani, D’Alema si fermino. Il progetto di Articolo 1 non è finito, “anzi, non è nemmeno cominciato”. E può essere ancora l’inizio per la costruzione di un partito di sinistra popolare che rappresenti il mondo del lavoro. Il messaggio arriva da Simone Bartoli, segretario toscano della piccola forza guidata dal ministro della Salute. Già nelle settimane scorse insieme ai segretari regionali di Piemonte e Sicilia, Dario Omenetto e Pippo Zappulla aveva firmato una nota quando Speranza partecipò alle Agorà democratiche. In quella nota Bartoli, Omenetto e Zappulla avevano avvertito i vertici del partito che, in sostanza, il Pd è, sì, il baricentro di un’alleanza democratica e progressista con M5s e sinistra, ma questo non significa che Articolo Uno debba diventare l’ennesima corrente dei democratici. “Articolo Uno nasce è perché prende atto che il Pd non è quella forza che noi vogliamo ricostruire a sinistra” ribadisce ora Bartoli a ilfattoquotidiano.it, auspicando un congresso del partito per discutere di tutto questo nei prossimi mesi.

Segretario Bartoli, quali sono le principali ragioni che rendono questa adesione improponibile?
Articolo Uno nasce con l’idea di ricostruire una grande forza della sinistra, un partito rappresentativo, popolare. Molti di noi sono usciti dal Pd, altri si sono aggiunti dopo, provenienti da altri percorsi della sinistra. A me pare che sostanzialmente oggi non ci siano cambiamenti tali da rimettere in discussione quella scelta fatta cinque anni fa. E’ vero che il Partito Democratico era gestito da Matteo Renzi. Letta non è Renzi ed è sicuramente un interlocutore serio, affidabile, persona di valore, però a me non pare che questo sia sufficiente a far perdere al Pd quelle caratteristiche che aveva già prima dell’arrivo di Renzi.

Tipo?
L’idea di un partito post-ideologico, a vocazione maggioritaria, “leggero”, tutte caratteristiche che già nel progetto di Veltroni erano presenti. Ovviamente Renzi ha rappresentato una degenerazione, ma ciò è stato possibile proprio perché quel Partito ha quelle caratteristiche che rimangono ancora oggi. Noi pensiamo quindi che non ci siano le condizioni per un rientro nel Pd, che è cosa diversa dal dire che il Pd è un interlocutore fondamentale – insieme anche ai 5 Stelle – un Partito con il quale costruire un’alleanza di centro-sinistra che sia in grado di sconfiggere la destra.

Allora quale potrebbe essere un’alternativa a questo processo di riunificazione?
Occorre ricostruire un partito della sinistra che sia veramente rappresentativo del mondo del lavoro. Faccio un esempio: c’è stato lo sciopero generale di Cgil e Uil che ha avuto ad oggetto rivendicazioni tipiche della sinistra: la creazione di lavoro con diritti e sicurezza, la definizione di una politica industriale per il Paese, gli investimenti in sanità pubblica e scuola pubblica, un fisco equo e progressivo, la difesa dei beni pubblici essenziali. Penso che quella piazza non abbia una rappresentanza politica assediata. A sinistra è necessario ricostruire un partito che abbia i piedi ben affondati nella questione sociale. È chiaro che noi non possiamo farlo da soli, ma credo che in cinque anni di vita potevamo investire di più su noi stessi. Se una critica posso rivolgere al nostro gruppo dirigente nazionale è questa: non abbiamo creduto a sufficienza nel nostro progetto iniziale. In altre parole, per noi il progetto politico di Articolo 1 non è affatto esaurito, anzi, paradossalmente non è ancora iniziato.

E da parte dei militanti e degli iscritti che riscontro state avendo?
Tra le iscritte e gli iscritti queste posizioni credo che siano largamente maggioritarie. Naturalmente non ho la controprova perché tutto ciò sarà, almeno spero, oggetto di un congresso nazionale che faremo a primavera. Quella sarà l’occasione di confrontarsi sulle prospettive future e di capire i reali orientamenti dei militanti.

Cosa vi differenzia principalmente dal Pd?
Ripeto: il Pd nasce come partito programmatico e post-ideologico, leggero, a vocazione maggioritaria. Io penso invece che dobbiamo costruire un partito ideologico, nel senso di una comunità che condivida ideali e valori, che abbia una comune visione del mondo e della società. Pensi che dobbiamo costruire un partito “robusto”, con un’organizzazione forte, dove gli iscritti abbiano reale potere, diritti e doveri, e non dove il segretario viene eletto dal primo che passa donando 2 euro alle primarie come succede oggi nel Pd. Penso che dobbiamo costruire un partito che sia capace di costruire un’alleanza di centro-sinistra in grado di sconfiggere la destra ad ogni elezione, nazionale o locale, ma un’alleanza dove le ragioni della sinistra siano rappresentate, forti e riconoscibili per la parte della società che vive del proprio lavoro e che deve trarre da questo dignità e sostentamento. Il Pd di oggi non è questo partito e non ha neppure la volontà di esserlo. Per questo ritengo che non ci siano le motivazioni per pensare di poter portare lì dentro la nostra esperienza. Certo oggi c’è Letta, ma se non si mettono in discussione i cardini stessi del Pd un altro Segretario potrebbe avere caratteristiche molto diverse. Sarebbe il colmo dell’ironia rientrare nel Pd per trovarsi dopo pochi mesi un altro Renzi.

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