Trapelati i contenuti della prima bozza dell’atto delegato con cui la Commissione Ue propone di includere, a determinate condizioni, anche alcuni investimenti in impianti nucleari e a gas nella Tassonomia Verde, si entra nel vivo del dibattito che accompagnerà l’iter del documento, tutt’altro che definitivo. Germania e Austria si schierano contro, con Berlino che proprio in questi giorni ha scollegato dalla rete elettrica tre delle sei centrali del Paese, mentre la Francia, portato a casa un primo risultato, è alle prese con problemi tecnici legati all’energia dell’atomo dalla quale ricava il 70% dell’elettricità del Paese. E che costa molto. Troppo per non pensare di attingere alle risorse europee, considerando anche l’indebitamento dell’EdF, la società che gestisce le centrali francesi. Ma la battaglia nel cuore dell’Europa, perché di questo si tratta, è tutt’altro che finita.

Dalla bozza alla decisione finale – Sulla bozza di documento, infatti, fino al 12 gennaio esperti degli Stati membri potranno fornire contributi e pareri. Poi la Commissione adotterà formalmente l’atto. Ma, anche in quel caso, non si tratterà del documento definitivo. Perché a quel punto sarà sottoposto all’esame di Parlamento e Consiglio (con presidenza francese) Ue che, a loro volta, avranno quattro mesi di tempo e potranno chiederne altri due. Se l’atto delegato riceverà l’appoggio della maggioranza degli Stati membri, entrerà in vigore dal 2023. Sia Parlamento che Consiglio Ue potranno opporsi, il primo a maggioranza semplice, quindi con il voto di almeno 353 deputati e il Consiglio con maggioranza qualificata, ossia almeno il 72% degli Stati membri che rappresentino almeno il 65% della popolazione Ue. Ma se la posizione della Commissione era ormai scontata, la strada per raggiungere un accordo in seno all’Ue è tutta in salita.

La presa di posizione di Germania e Austria – “Se questi piani dovessero essere attuati, presenteremo un’azione legale” ha minacciato su Twitter il ministro del Clima austriaco Leonore Gewessler, accusando la Commissione europea di “ambientalismo di facciata”, con il tentativo di “ripulire” nucleare e gas naturale. “L’energia nucleare è pericolosa e non è una soluzione nella lotta ai cambiamenti climatici” ha ribadito. Dura la presa di posizione anche del numero del due dell’Spd al Parlamento tedesco, Matthias Miersch: “La Germania dovrebbe esaurire tutte le possibilità per impedire di promuovere questa tecnologia a livello europeo. L’energia nucleare non è sostenibile e non ha assolutamente alcun senso economico. Il futuro – ha continuato Miersch – deve appartenere solo alle energie rinnovabili, specialmente a livello Ue”. D’altro canto già alla Cop 26 Germania, Austria, Lussemburgo, Portogallo, Danimarca e Portogallo avevano firmato una dichiarazione congiunta contro l’inserimento del nucleare nella tassonomia Ue. Una risposta alla lettera inviata a metà ottobre, alla Commissione europea, da 12 Paesi che chiedevano l’esatto opposto. Insieme a Parigi, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Finlandia, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Romania.

Salvini parla di referendum, Radicali e M5S dei nodi irrisolti – L’Italia, che ha molti più interessi nel gas che nel nucleare e ufficialmente non si è mai schierata con nessun documento sul fronte dell’energia atomica, ha però più volte manifestato una posizione di apertura, in primis attraverso la voce del ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Che non è il solo. Basti pensare al leader della Lega, Matteo Salvini. “La Lega è pronta anche a raccogliere le firme per un referendum che porti il nostro Paese in un futuro energetico indipendente, sicuro e pulito” ha già annunciato, raccogliendo la reazione di Massimiliano Iervolino, segretario dei Radicali italiani. “Nella bozza del testo l’energia proveniente dall’atomo verrebbe considerata sostenibile a condizione che le centrali siano in grado di smaltire in sicurezza i rifiuti radioattivi e non causino danni significativi all’ambiente” ricorda Iervolino, sottolineando che “smaltire in sicurezza vuol dire avere un deposito unico per le scorie, cosa che l’Italia non ha. Quindi – commenta – qualcuno avverta Salvini che prima di avventurarsi in fantomatici referendum dovrebbe convincere i suoi amministratori locali e nazionali a non contestare le scelte che verranno fatte sul deposito unico”. Invece, come evidenziato anche di recente dalla Commissione Ecomafie nell’ultimo report pubblicato, sono diverse le fonti di preoccupazioni che riguardano l’iter per la costruzione del deposito. “A chi in Italia inizia ad esultare per le decisioni dell’Ue vorrei ricordare che è la stessa Europa che ha aperto nei nostri confronti la procedura di infrazione 2020_2266 – ancora Iervolino – contestando la mancata osservanza di alcune disposizioni della direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio con riferimento al programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi”. Per Davide Crippa, capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera “il nucleare non è una soluzione”, perché costa tanto e i tempi di realizzazione delle centrali sono incompatibili con la necessità immediata di ridurre i costi in bolletta e, al tempo stesso, le emissioni climalteranti”.

I Verdi: “Un accordo sottobanco con la Francia” – E poi c’è la questione di coerenza. Per Eleonora Evi, co-portavoce di Europa Verde, l’inserimento di gas e nucleare nella tassonomia verde, sarebbe un “oltraggio al Green Deal europeo e una sconfessione di decisioni e percorsi già intrapresi per avviare la transizione ecologica”. E ricorda che i green bond emessi dalla Commissione europea per ripagare il debito comune contratto per rispondere alla pandemia (il Next Generation EU) non contemplano investimenti in fonti fossili e nucleare e che la Banca europea per gli investimenti ha deciso già nel 2020 di non spendere più nemmeno un euro sulle fonti fossili. “Non posso che esprimere un profondo senso di delusione, ancor più perché l’Italia, nella persona del ministro Cingolani, ad oggi con tutta evidenza pare essersi schierata tra i paesi che hanno detto sì a nucleare e gas come investimenti sostenibili, in virtù di un accordo sotto banco con la Francia, difficilmente smentibile” accusa la Evi. “Noi denunciamo da tempo che Cingolani abbia sostenuto la posizione del governo francese e quindi dell’industria nuclearista francese, già fortemente indebitata – conclude – ponendo come merce di scambio l’ingresso del gas in tassonomia”.

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