Nuovi Ogm, scatta la mobilitazione in vista del voto in Parlamento Ue per dire “no” alla deregolamentazione
Si avvicina il giorno del voto che determinerà il futuro dell’agricoltura e della biodiversità in Unione Europea nei prossimi decenni. Il 17 giugno, il Parlamento Ue si esprimerà sulla proposta di regolamento relativo alle piante geneticamente modificate mediante nuove tecniche genomiche (Ngt), in Italia chiamate anche tecniche di evoluzione assistita (Tea). Una proposta che, di fatto, prevede di deregolamentare gran parte dei nuovi Ogm. Dopo l’accordo quadro raggiunto il 3 dicembre 2025 e l’approvazione delle nuove norme, ad aprile, da parte del Consiglio Europeo (con il voto positivo di 18 Paesi, Italia compresa) è l’ora del voto all’Europarlamento. Bruxelles stima che il nuovo quadro normativo entri in vigore a partire dalla metà del 2028. Ma se non attendono altro il Governo Meloni, con il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida in prima fila e i sindacati agricoli, sono contrarie diverse associazioni, tra cui Slow Food Italia, Centro Internazionale Crocevia, Legambiente, Greenpeace, Terra!, Associazione Rurale Italiana, Federbio, Associazione Italiana per l’Agricoltura Biodinamica, Firab, Fairwatch, Federazione Nazionale Pro Natura, Lipu, Movimento Consumatori, Navdanya International, Verdi Ambiente e Società. Alcune associazioni europee, tra cui Centro Internazionale Crocevia hanno annunciato una mobilitazione davanti al Parlamento europeo, la mattina del 16 giugno. “Insieme a centinaia di organizzazioni europee di ogni settore chiediamo un rigetto della proposta di deregulation dei nuovi Ogm” spiega a ilfattoquotidiano.it Francesco Panié, campaigner del Centro Internazionale Crocevia. Secondo le associazioni, le nuove regole sono un rischio sia per la trasparenza nei confronti dei consumatori, sia per i piccoli agricoltori, le filiere convenzionali non ogm e l’agricoltura biologica.
La differenza con gli Ogm di vecchia generazione
Le nuove tecniche genomiche modificano il dna degli organismi (soprattutto vegetali) per ottenere caratteristiche specifiche. A differenza degli Ogm tradizionali, basati soprattutto sulla transgenesi (l’inserimento di materiale genetico esterno), le Ngt intervengono sul patrimonio genetico della pianta in modo più mirato, ottimizzando il patrimonio genetico già esistente, per esempio modificando o trasferendo sequenze compatibili con la specie in questione. Le metodologie più utilizzate, al momento, sono l’editing genomico che utilizza le cosiddette ‘forbici molecolari’ per tagliare il dna in punti precisi, la cisgenesi, con l’inserimento nel genoma di un gene preso da una pianta della stessa specie o naturalmente incrociabile e la mutagenesi mirata, che comporta modifiche circoscritte, con un massimo di venti variazioni.
Il nuovo regolamento e le due categorie di Ngt
L’accordo di dicembre, confermato nei mesi scorsi, introduce nel nuovo regolamento una distinzione tra piante derivate da Ngt di categoria 1 e Ngt di categoria 2. Le prime sarebbero considerate “equivalenti alle piante convenzionali” per una questione di lunghezza delle sequenze di Dna modificate (meno di 20 nucleotidi). In base a questo parametro, le piante da Ngt di categoria 1 verrebbero esentate dalle attuali norme sugli Ogm: rimane l’obbligo di etichettatura per i sementi e altro materiale riproduttivo, ma non sarà richiesta alcuna valutazione del rischio ambientale o sanitario, né ci saranno obblighi di tracciabilità lungo la filiera o di etichettatura per il consumatore finale. Le piante derivate da Ngt di categoria 2, con modifiche genomiche più complesse, rimangono soggette alla vigente legislazione europea in materia di ogm, comprese l’autorizzazione, la tracciabilità e l’etichettatura obbligatoria. Solo che circa il 94% dei nuovi Ogm allo studio rientra proprio nelle Ngt di categoria 1, quelle che verrebbero deregolamentate. “Rivendichiamo con orgoglio un risultato che permetterà di avere colture più resilienti, più produttive, con meno utilizzo di pesticidi e di acqua. Non si tratta di Ogm, ma di tecniche innovative che consentono miglioramenti mirati e naturali” dichiarava a dicembre scorso il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, commentando l’accordo raggiunto in sede europea.
I rischi del regolamento: la trasparenza e i diritti dei consumatori
Ma le associazioni contestano una serie di aspetti. Primo fra tutti la deregolamentazione su valutazione del rischio, tracciabilità ed etichettatura, che poi porterebbe ad altri problemi, come quello legato all’agricoltura biologica. “Una deregolamentazione dei nuovi ogm – prosegue Panié – sarebbe la fine anche per il diritto dei consumatori a scegliere prodotti ottenuti senza ingegneria genetica, perché il piano è di eliminare l’obbligo di segnalarlo in etichetta. Ci scandalizza che le catene di supermercati non siano in prima linea nel difendere i loro clienti, mentre le associazioni dei consumatori gli chiedono di farlo”. In mancanza di un dibattito politico e mediatico in Italia sulle conseguenze ambientali, agricole e industriali di questo regolamento, infatti, le associazioni – tra cui Adiconsum, Adoc e Federconsumatori – hanno scritto alle più importanti catene della grande distribuzione organizzata. Per le associazioni, approvare il regolamento rappresenterebbe “un arretramento senza precedenti nel sistema di garanzie costruito in decenni a tutela del consumatore europeo: il diritto a sapere cosa si mangia e a scegliere consapevolmente verrebbe di fatto svuotato”.
I brevetti in mano alle multinazionali
E poi c’è la questione dei brevetti, una delle più controverse. Tanto da bloccare la formazione di una maggioranza qualificata in seno al Consiglio europeo, fino al raggiungimento di un compromesso. Non ci sarà un divieto sui brevetti, ma gli sviluppatori di piante Ngt-1 devono trasmettere le informazioni sui brevetti pertinenti a una banca dati pubblica e possono indicare volontariamente le intenzioni in materia di concessione di licenze a condizioni eque. Sarà istituito un gruppo di esperti per valutare l’impatto dei brevetti sulle piante Ngt. Entro un anno dall’entrata in vigore del regolamento, la Commissione pubblicherà uno studio relativo all’impatto della brevettazione sull’innovazione, sulla disponibilità delle sementi e sulla competitività del settore. Ma le Ngt sono tutte coperte da brevetti, di proprietà di poche grandi multinazionali del settore sementiero. Oggi quattro gruppi gestiscono il 60% del mercato mondiale: Bayer-Monsanto (23%), Corteva (17%), Syngenta/ChemChina (10%) e Basf (7%). Le nuove regole rischiano di creare una ulteriore dipendenza, a danno dei piccoli e medi agricoltori. Questi brevetti coprono geni simili a quelli contenuti nei semi non ogm (geni nativi) e consentiranno, quindi, a queste multinazionali di privatizzare anche i semi tradizionali che contengono tali geni.
I rischi per l’agricoltura biologica
“Senza tracciabilità – commenta Paniè – le piante ogm potranno diffondersi e contaminare i campi degli agricoltori che non le hanno acquisite, rovinando la loro reputazione ed esponendoli a cause legali per appropriazione di varietà brevettate”. Ai piccoli produttori potrebbe spettare l’onere di dimostrare di non aver utilizzato la varietà brevettata. Secondo le associazioni ambientaliste, il pericolo di contaminazione metterà gravemente a rischio le filiere convenzionali, così come quelle biologiche. Perché sarà complicato per chi coltiva biologico o convenzionale garantire l’assenza di contaminazioni provenienti da coltivazioni Ntg. “La deregolamentazione rappresenterebbe anche la fine dell’agricoltura biologica così come la conosciamo, basata su un disciplinare che vieta l’uso di organismi geneticamente modificati lungo tutta la filiera” aggiunge Paniè, secondo cui “sacrificare l’agricoltura italiana biologica e libera da Ogm agli interessi delle multinazionali agrochimiche è una pura follia che il governo italiano, insieme alla Coldiretti e alle altre grandi organizzazioni agricole, sta attivamente promuovendo”. Di fatto, spiegano, sarà impossibile per chi coltiva bio o convenzionale garantire l’assenza di contaminazioni provenienti da coltivazioni Ntg. “Se la proposta non verrà respinta durante la votazione in plenaria – è l’appello del Centro Internazionale Crocevia. chiediamo ai deputati europei di sostenere gli emendamenti che chiariscono l’attuazione della direttiva europea sui brevetti e quelli che richiedono la tracciabilità, i metodi di rilevamento, la coesistenza e l’etichettatura”.