L’Unione europea ha adottato il quadro programmatico per il lancio delle obbligazioni verdi, i ‘green bond’, che inizierà ad emettere a ottobre per finanziare il 30% dei fondi del Next Generation Eu. Obiettivo: fornire a chi investe in questi titoli la certezza che i fondi mobilitati saranno destinati a progetti verdi. Di fatto la Commissione riferirà in merito al loro impatto ambientale e ha già annunciato che le risorse raccolte con i green bond non andranno a progetti legati al gas o al nucleare. E Bruxelles intende emettere obbligazioni verdi per 250 miliardi di euro: il 30%, appunto, delle emissione di titoli di debito previsti entro il 2026 dal Recovery Plan ‘Next Generation Eu”, programma da 807 miliardi di euro complessivi, oltre 700 miliardi dei quali destinati al Recovery Fund. Nel proprio piano, poi, ogni Stato ha dovuto rispettare la soglia del 37% di progetti dedicati alla transizione ecologica. Ed è qui che saranno selezionate le misure finanziabili. Lanciati per la prima volta nel 2007, dalla Banca europea degli investimenti, i green bond funzionano esattamente come le altre obbligazioni. Dunque danno all’investitore che lo compra il diritto a ricevere, alla scadenza definita nel titolo, il rimborso della somma versata con un tasso di interesse prestabilito. Il commissario al Bilancio, Johannes Hahn, ha ricordato che l’operazione farà diventare l’Europa “il più grande emittente di obbligazioni verdi al mondo”.

GREEN BOND EUROPEI, ESCLUSI GAS E NUCLEARE – I green bond europei seguiranno parametri in linea con le regole dell’International Capital Market Association (che rappresentano le linee guida più autorevoli in un settore dove non c’è uno standard né un ente certificatore) e non quelle della tassonomia verde europea, tuttora in discussione. Tant’è che, il 21 aprile 2021, proprio nel giorno in cui il Parlamento europeo e gli Stati membri hanno concordato sull’obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica “almeno” del 55% entro il 2030, la Commissione non è riuscita a decidere sull’esclusione di gas e nucleare dal documento che determina quali investimenti sono da considerati sostenibili e quali no. Una decisione, quella sullo status verde o meno del gas e del nucleare, che si è dovuta rinviare a dopo l’estate. Ora però, bisognerà trovare un punto d’incontro tra il testo ambizioso messo sul tavolo dalla Commissione Ue e la posizione dei Paesi dell’Est, del Nord e della Francia (per quanto riguarda l’atomo) che non vogliono rinunciare a quelle fonti di energia. Così il Consiglio europeo spinge perché i criteri si ammorbidiscano.

IL POTENZIALE – Il quadro adottato dalla Commissione Ue per i green bond, però, potrebbe ora influenzare anche il percorso sulla tassonomia, dato che – come ha ricordato lo stesso Hahn, “i green bond saranno ancora più attraenti di altre obbligazioni”. Secondo un’analisi di Bloomberg infatti nei primi sei mesi del 2021 la vendita dei green bond ha sfiorato i 300 miliardi di dollari. Sono stati emessi in 49 Paesi (numero raddoppiato rispetto a cinque anni fa, quando erano 24) e 29 valute. Il 53% dei green bond venduti nel primo semestre di quest’anno proveniva da emissioni in Europa, Medio Oriente e Africa.

FURORE (M5S): “PIETRA TOMBALE SUI TENTATIVI DI GREENWASHING” – Diversi i settori di intervento dei progetti, raggruppati in nove categorie: attività di ricerca e innovazione, tecnologie digitali a sostegno della transizione verde, efficienza energetica, energia pulita, adattamento ai cambiamenti climatici, gestione dell’acqua e dei rifiuti, trasporti e infrastrutture, protezione della natura, riabilitazione e biodiversità. L’importante sarà selezionare con attenzione i progetti, monitorare le varie fasi, gestire i fondi in modo trasparente e rendicontare in modo dettagliato. “Condividiamo la decisione della Commissione europea che mette di fatto una pietra tombale a tutti i tentativi di greenwashing che si sono sollevati in questi giorni. Il dibattito è finito, per il nucleare non c’è futuro” ha detto Mario Furore, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, secondo cui “fonti rinnovabili sono l’unica alternativa veramente sostenibile per il nostro Paese e per il continente europeo”. “Il processo di decarbonizzazione necessario all’Unione europea per centrare l’impegno della neutralità climatica entro il 2050 – ha aggiunto – non può essere frenato da finti progetti di transizione che fanno più gli interessi di qualche lobby che alle future generazioni. Il nucleare è una tecnologia che ha fatto disastri sia in passato (Chernobyl) che in tempi recenti (Fukushima) e gli italiani hanno bocciato questa fonte di energia ben due volte quando sono stati chiamati ad esprimersi”.

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