“Chi ha gridato al ricatto occupazionale dovrebbe ricredersi. La Rwm Italia non pratica questo genere di condotte” sosteneva pochi mesi or sono Fabio Sgarzi, ad dell’azienda produttrice di armamenti, salita agli onori delle cronache perché i suoi ordigni sono stati utilizzati nella guerra in Yemen. Da allora Sgarzi deve aver cambiato idea, dopo che ad aprile il Tar ha confermato la revoca della licenza di esportazione verso Arabia Saudita e Emirati Arabi, e a novembre il Consiglio di Stato ha bocciato l’ampliamento dello stabilimento di Domusnovas, in Sardegna, per mancanza della valutazione di impatto ambientale. Nell’incontro con i sindacati che si è tenuto prima di Natale nella sede di Confindustria ha annunciato l’esubero di 90 persone in somministrazione, che vanno ad aggiungersi ai 160 che sono stati lasciati a casa negli ultimi due anni. La notizia si ritrova nel comunicato sindacale che riporta l’affermazione dell’ad: “La situazione lavorativa, a partire da gennaio, subirà una forte contrazione che porterà nel giro di due o tre mesi ad una riduzione del personale che interesserà circa 90 lavoratori”.

La chiusura del contratto con l’Arabia e gli Emirati Arabi ha causato alla società, controllata dalla tedesca Rheinmetall, una perdita di 325 milioni. Così sostiene Sgarzi, che dal giorno della revoca della licenza di esportazione, va dicendo che il governo italiano deve intervenire e in qualche modo “rimediare” al danno procurato. “Per operare e crescere – si è lamentato davanti alla Commissione Difesa della Camera lo scorso 29 luglio – è essenziale … avere una prospettiva certa … che si concretizzi in progetti di sviluppo e contratti di forniture pluriennali. Ma questa continuità, nel settore Difesa a differenza degli altri settori, può essere assicurata solo dallo Stato tramite commesse nazionali o il consenso e il sostegno all’esportazione”. Alla richiesta della Rwm si sono accodati anche i sindacati. Dopo aver ricordato che i motivi della riduzione del personale giacciono nella cancellazione definitiva del contratto con le due petrolmonarchie e “alla totale assenza di contratti da parte del ministero della Difesa italiano”, le Rsu aziendali e le segreterie territoriali della Ficltem Cgil e della Femca Cisl auspicano “l’immediata convocazione di un tavolo con il Mise e il ministero della Difesa.”

Il Sulcis Iglesiente è una delle aree più depresse della Sardegna e la perdita di posti di lavoro spaventa. Che sia sincera o strumentale, la preoccupazione ha creato inusuali alleanze. In solidarietà con la Rwm e con i lavoratori, i deputati della Lega Zoffili, Ferrari e Formentini, insieme con l’assessore all’industria Pili e ai consiglieri regionali Ennas e Palma, si sono recati in visita allo stabilimento di Domusnovas. Già nell’agosto del 2020 Zoffili e Ferrari avevano presentato una risoluzione in cui chiedevano al governo “di esplorare la possibilità di acquistare dalla Rwm Italia le munizioni e gli altri materiali d’armamento oggetto di contratti congelati o non più in essere, per destinarli alle Forze Armate italiane in quanto compatibili”. Una richiesta che potrebbe configurarsi come aiuto di Stato.

Lo stabilimento sardo della Rwm è costituito da “un centinaio di fabbricati che ospitano le diverse linee di produzione, i depositi, gli uffici e un campo prove dedicato al test di materiali esplodenti”. Ha una capacità di stoccaggio di 655 tonnellate di materiale esplodente e si sviluppa su un’area di 80 ettari, all’interno di una proprietà di 200. A novembre il Consiglio di Stato ha bocciato l’iter che ha portato la Rwm ad ampliare lo stabilimento, soprattutto nel comune di Iglesias. Nonostante la sentenza, nessuno parla di abbattere i due nuovi reparti produttivi e il poligono sperimentale. Al contrario, la stessa assessora all’urbanistica di Iglesias, Giorgiana Cherchi, ha annunciato all’Unione Sarda che ad occuparsi delle nuove autorizzazioni saranno gli stessi tecnici comunali che vi avevano già lavorato: “Massima fiducia in loro: hanno agito in buona fede”.

Di tenore simile è la dichiarazione dalla sindaca di Domusnovas, Isangela Mascia: “Speriamo solo che questa vertenza autorizzativa si concluda prima possibile – ha dichiarato all’Unione Sarda – poiché abbiamo bisogno di tutelare il lavoro in un territorio già allo stremo. Non è possibile che arrivi uno stop a lavori già ultimati in uno stabilimento che per le sue caratteristiche è continuamente sottoposto a controlli e che finora è risultato sempre in regola.”

In realtà lo stabilimento non è esattamente in regola, dal momento che, come riconosciuto anche dalla prefettura, manca di un adeguato Piano di Emergenza per le aree Esterne (PEE), fermo al 2012. La Rwm è considerata una fabbrica a rischio rilevante. Il piano serve a prevenire o limitare eventuali incidenti per i lavoratori e per gli abitanti della zona. Di fronte alla richiesta di Italia Nostra di sospendere le attività produttive dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato, il prefetto di Cagliari si è trovato ad ammettere che “Quanto al Piano di Emergenza Esterna …. sono in corso le attività finalizzate ad un suo aggiornamento”.

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