A Il Sole 24 Ore ci sono fior di esperti abituati abituati a maneggiare cifre, tabelle, norme e leggi. Non è difficile immaginare che, sin dal primo momento, al quotidiano di Confindustria fosse ben chiaro come la riforma Irpef del governo Draghi avrebbe portato i maggiori benefici a redditi medio alti lasciando poco o nulla a quelli più bassi. E, infatti, Il Sole 24 Ore del 5 dicembre titola in prima pagina “Nuova Irpef, ecco chi ci guadagna” e mostra come i benefici si impennino dopo i 38mila euro e restino superiori ai 500 euro fino a stipendi da 68mila euro lordi annui. Viceversa nella fascia 25-35 mila euro i vantaggi rimangono al di sotto dei 100 euro, a 28mila addirittura risulta un piccolo aggravio. La tabella pubblicata a inizio mese non mostra cosa accade sotto i 15mila euro, area dove i benefici via via si riducono. Non c’è quindi la fascia di reddito dei 10mila euro, sebbene sotto questa soglia ricada circa il 20% dei contribuenti e dove la riforma non porta praticamente nessun vantaggio. Dettagli.

L’8 dicembre il quotidiano di Confindustria presenta un grafico titolando “Decontribuzione e tagli Irpef: in busta paga fino a 409 euro in più”. La tabella mette insieme due misure diverse, una strutturale l’altra temporanea per i soli redditi sotto i 35mila euro. Nella simulazione si parte dai 17.500 euro di reddito, tagliando fuori un contribuente su quattro, appartenenti, di nuovo, alla fascia dove i vantaggi sono minori. Il risultato ottico, mischiando misure diverse, è quello di far sembrare che la riforma del governo avvantaggi soprattutto i redditi più bassi. I dati sono forniti dallo studio De Fusco Labour and Legal. Lo studio non ha mai risposto alla richiesta di chiarimenti su alcuni dati e sulle modalità con cui sono stati elaborati avanzata da Ilfattoquotdiano.it.

Il giorno dopo Il Sole 24 Ore titola “Il 36% dei tagli va ai redditi più bassi, il 3,4% ai più alti”. Questo è un modo di leggere i dati molto caro al governo che infatti lo suggerisce a tutti come metodologia “più corretta”. Fornisce un’immagine speculare (quindi rovesciata) rispetto alla realtà. Il gioco è semplice. Gli sgravi per i redditi più bassi sono piccoli a livello individuale ma, poiché qui si trova la gran parte dei contribuenti, nel complesso assorbono più risorse.

Arriviamo al 16 dicembre. È il giorno in cui dal Tesoro fuoriescono “tabelle riservate ai tecnici” che approdano nelle redazioni di alcuni giornali. Il Fattoquotidiano.it le ha chieste ma non le ha ricevute poiché il Mef ha risposto che “I dati (pubblicati dai giornali, ndr) non sono in documenti ufficiali ma sono corretti”. Le tabelle sono invece arrivate, oltre che al Corriere della Sera, Stampa e Repubblica, anche al Sole 24 Ore che titola “Irpef, contributi e assegno unico: aumenti fino all’11,9% per i redditi più bassi”. Siamo alla grande ammucchiata. Nel calcolo rientra di tutto, alla riforma dell’Irpef si sommano assegno unico (che riguarda solo chi ha figli), la decontribuzione una tantum. Grafici e tabelle prese dai documenti del Tesoro danno, di nuovo, l’illusione ottica di una riforma fiscale a vantaggio di guadagna meno.

Il 22 dicembre si svolge la conferenza stampa di fine anno di Mario Draghi. Il giornalista de Ilfattoquotidiano.it Manolo Lanaro chiede al presidente del Consiglio se, visto che la riforma Irpef avvantaggia soprattutto i redditi medio alti, non sarebbe stato invece meglio concentrare i benefici a favore di chi guadagna meno. Draghi risponde che questa affermazione “è falsa” e cita un paio di esempi prese dalle stesse tabelle pubblicate pochi giorni prima. Dunque afferma cose inesatte e non risponde alla domanda che riguarda esplicitamente la riforma dell’Irpef. Il giorno dopo Il Sole 24 Ore titola in prima pagina “Taglio Irpef, gli sconti in busta paga partono a marzo” ma il quotidiano non fa nessuna menzione alla risposta del presidente del Consiglio. Nella stessa occasione Draghi lascia però anche intendere che gradirebbe la nomina a presidente della Repubblica. Una presa di posizione che sembra aver cambiato, in peggio, l’atteggiamento di alcuni grandi giornali nei suoi confronti.

All’improvviso viene dato ampio risalto ad un’analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio che era on line dal 20 dicembre e da cui emerge come la riforma dell’Irpef sia conveniente soprattutto a chi ha già uno stipendio superiore alla media. Sempre l’Ubp spiega, una settimana dopo, che un dirigente guadagna dalla riforma 368 euro, un operaio meno della metà. Il segretario confederale della Uil Domenico Proietti tuona “Governo sbugiardato”. La favola raccontata del governo all’improvviso va in frantumi e finalmente tutti, o quasi, se ne rendono conto. Sarà un caso ma oggi su Il Sole 24 Ore compare a tutta pagina un articolo dal titolo “Taglio Irpef, favoriti i redditi tra i 40 e i 50 mila euro”. Nelle tabelle pubblicate dal quotidiano di Confindustria vengono riportati gli stessi dati sugli effetti della riforma dell’Irpef che, da settimane, la Cgil cita come le uniche veritiere e che lo stesso giornale aveva mostrato a inizio mese. Tecnicamente nessuno dei successivi approfondimenti è sbagliato, per quanto opinabile. Certo è che è impossibile non notare un cambio di umore con cui i dati sono stati presentanti nel corso delle tre settimane. Fine dalla luna di miele?

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