“Sugli effetti concreti per le persone nelle ultime 48 ore stanno circolando informazioni non corrette. Se l’obiettivo è dimostrare che le ragioni dello sciopero generale non sono fondate basta guadare il nostro grafico (nella foto), frutto di elaborazioni sui dati del Tesoro, che mostra come i maggiori benefici della riduzione delle aliquote Irpef andranno a chi ha redditi medio alti“. Giovedì mattina, dopo aver letto i giornali, la vicesegretaria della Cgil Gianna Fracassi ha scritto su Twitter che “stanno cercando disperatamente di dimostrare che l’accordo di maggioranza sul fisco avvantaggia i redditi più bassi”. Ma i numeri, appunto, dicono altro. La decisione di non intervenire in modo strutturale sui contributi pagati dai lavoratori dipendenti, destinando invece 7 miliardi alla riduzione delle aliquote centrali, inevitabilmente garantisce i maggiori risparmi ai redditi tra i 40 e i 45mila euro e notevoli benefici anche alle fasce superiori. Mentre i vantaggi saranno minimi per quell’85% di lavoratori dipendenti che dichiara meno di 35mila euro. Come mostra il grafico, che riporta sull’asse delle X l’imponibile Irpef e su quello delle Y i risparmi annuali netti.

Da dove deriva allora l’equivoco?
L’intervento sull’Irpef, che giudichiamo un errore, è insieme alla revisione delle detrazioni l’unico intervento strutturale. La decontribuzione per i redditi sotto una certa soglia, promessa dal governo una settimana fa (e finanziata con 1,5 miliardi sempre a carico del fondo per ridurre la pressione fiscale), è invece una tantum: varrà solo per un anno. Non si può quindi considerarla un elemento di riequilibrio a favore delle fasce più deboli che bilancia l’ingiustizia dell’intervento fiscale. Peraltro calcolarne i vantaggi ancora non è possibile visto che, in attesa dell’emendamento alla manovra, non sappiamo fino a quale livello di reddito di applicherà. In più ci è stato detto che metteranno delle “pecette” per evitare che una parte dei contribuenti sia addirittura penalizzata, cosa che suscita interrogativi sulla qualità e linearità dell’intervento.

Il governo ha anche sottolineato che “il 47% delle risorse”, 3,3 miliardi su 7, “andrà ai redditi più bassi”.
E’ una descrizione molto scorretta. Semplicemente, quelle risorse serviranno per ridurre l’aliquota sui redditi tra 15mila e 28mila euro e per evitare la caduta nell’incapienza di una parte dei contribuenti che oggi sono sotto i 15mila euro annui. Ma visto che la tassazione è progressiva per scaglioni il taglio andrà a beneficio anche di tutti gli altri contribuenti, che si vedranno applicare un’aliquota più bassa (25% contro 27%, vedi tabella sotto, ndr) su quella parte di reddito. Per questo ragionare per percentuali non ha senso. Quello che conta è che l’85% dei lavoratori dipendenti – 19 milioni – dichiarano meno di 35mila euro e avranno benefici quasi irrilevanti.

Quali erano le vostre proposte?
Un intervento tutto concentrato sulle fasce più in difficoltà, attraverso una decontribuzione per i redditi fino a 20-25mila euro (il dipendente medio nel 2020 ha dichiarato 21mila euro ndr) e un allargamento delle detrazioni da lavoro dipendente e da pensione. Sarebbe stato un segnale di attenzione alle persone che durante pandemia hanno tenuto in piedi il Paese: parliamo di commessi dei supermercati, personale della scuola, precari della sanità, operai. E tra loro ci sono tanti giovani e donne, il 60% dei quali tra precariato e part time involontari non arriva a 25mila euro. Prima ancora, nella piattaforma unitaria con Uil e Cisl abbiamo chiesto due cose: una vera lotta all’evasione ed elusione, perché questa operazione sta facendo dimenticare che siamo il Paese dei 100 miliardi di evasione fiscale e contributiva all’anno. E l’allargamento della base imponibile Irpef eliminando le varie tasse piatte che vanno dalla cedolare secca alla flat tax per gli autonomi.

Secondo Forza Italia lo sciopero è una “ritorsione” perché non avete ottenuto la “patrimoniale”.
Chi l’ha detto si riferiva al rinvio di un anno dei tagli Irpef per chi guadagna oltre 75mila euro. Non mi sembra esattamente una patrimoniale, tema che non è mai stato sul tavolo. Il tema che vorremmo fosse affrontato è l’iniquità del sistema. Quello che servirebbe è un’ulteriore aliquota del 45% sui redditi molto alti per rendere il sistema più equo. E il risparmio fiscale per quelle fasce di reddito andrebbe annullato strutturalmente, perché non ne hanno bisogno.

Se il governo troverà altre risorse contro il caro bollette il vostro giudizio cambierà?
Sterilizzare gli aumenti per i redditi bassi ben venga, ma anche quello è un intervento una tantum. Il giudizio rispetto all’intervento sull’Irpef, che è strutturale, non cambia.

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