Dopo il sì del Senato alla fiducia sul maxiemendamento del governo, la legge di Bilancio ha iniziato in estremo ritardo l’iter alla Camera. Ma ora i tempi per l’esame in commissione, considerato che il via libera dell’aula deve arrivare entro il 31 dicembre, sono talmente stretti che tutti i gruppi di maggioranza in commissione Finanze hanno deciso in segno di protesta di non esprimere parere sul testo. E sono in ebollizione anche le altre commissioni di Montecitorio, dove a protestare insieme alle opposizioni sono anche Forza Italia e il Pd. Va detto che la compressione dei tempi è tutt’altro che una sorpresa: da almeno un mese e mezzo era evidente che Montecitorio non avrebbe potuto metter bocca sulla legge. Quelli in arrivo dalla maggioranza sono dunque, evidentemente, segnali di fumo al premier Mario Draghi, che pochi giorni fa ha lasciato intendere che non disdegnerebbe la salita al Colle cogliendo l’occasione per lisciare il pelo ai partiti chiamati a votare il nuovo capo dello Stato.

Al varo in extremis si è arrivati a causa di un iter andato estremamente per le lunghe perché il governo ha inviato il ddl al Parlamento solo il 6 dicembre. Senza peraltro aver scritto, a quella data, come intendeva ripartire gli 8 miliardi destinati al taglio delle tasse: l’intesa politica che ha poi innescato lo sciopero generale è stata messa nero su bianco solo nel maxiemendamento della scorsa settimana. D’accordo sulla decisione della Finanze di non esprimere parere tutti i gruppi di maggioranza, come ha annunciato il presidente Luigi Marattin (Iv). “Il rispetto delle istituzioni e il rispetto verso il lavoro di sei mesi che questa stessa commissione ha svolto nel 2021 per preparare il terreno alla riforma fiscale, ci impone di rispondere semplicemente ‘no, grazie’ quando ci si chiede di esprimerci in poche ore su un provvedimento del genere. Non è possibile rimanere anche solo un minuto in più senza che le forze politiche si pongano il problema di riformare il funzionamento delle istituzioni di questa Repubblica”.

Elio Vito, deputato di Forza Italia, dal canto suo scrive su Twitter che non intende partecipare in Commissione Difesa “a questa farsa sulla legge di Bilancio, la più importante dell’anno, che la Camera esamina solo ora. Trenta minuti per gli emendamenti, appena due ore per votare. Meglio l’esercizio provvisorio che distruggere così il Parlamento”. Anche in commissione Bilancio, da dove è iniziato l’iter della legge illustrata dalla relatrice Daniela Torto (M5s), non sono mancate le proteste. Paolo Trancassini e Ylenia Lucaselli di Fdi insieme a Raffaele Trano di Alternativa hanno criticato il calendario proposto per la compressione dei tempi (“è vergognoso proporre un dibattito di sole tre ore per discutere gli emendamenti”) e per la blindatura del testo che impedirà, di fatto, ai deputati un vero esame della legge. “Rimarchiamo anche noi l’insoddisfazione – ha detto all’Ansa il capogruppo del Pd Ubaldo Pagano – perché nessuna fase emergenziale giustifica una tale compressione dei tempi; tuttavia non possiamo rassegnarci all’idea che si possa giungere all’esercizio provvisorio, che sarebbe una catastrofe per l’Italia, per cui facciamo nostra una tempistica per mettere al sicuro i conti dello Stato”.

L’ufficio di presidenza della Bilancio lunedì mattina ha stabilito un calendario che consente di portare in Aula il testo martedì pomeriggio, così da poter porre la questione di fiducia tra le 18 e le 19. Il voto si terrà il giorno successivo, il 29, poi si passerà all’esame degli ordini del giorno e al voto finale. Il calendario proposto dal presidente della Commissione, Fabio Melilli (Pd), prevede una seduta per illustrare il testo e per la discussione generale. Alle 18 è scaduto il termine per gli emendamenti, che – come previsto – sono stati presentati solo dalle opposizioni: circa 270 portano firme di deputati di Fratelli d’Italia, altri 70 vengono da Alternativa. Alle 9 di martedì Melilli annuncerà quali verranno dichiarati inammissibili e si potrà presentare ricorso entro le 9:30 per cominciare a votare alle 10. Entro le 13 verrà votato il mandato al relatore.

Nei colloqui tra i gruppi di maggioranza, sta assumendo rilievo il confronto sugli ordini del giorno che verranno presentati e votati dopo la fiducia: a seconda del loro numero il voto finale della legge potrebbe prolungarsi al 30 dicembre, entro la mattinata, così da mandare il testo al Quirinale in giornata per la controfirma e la pubblicazione in Gazzetta il 31. Questi atti di indirizzo al governo saranno comunque significativi per gli impegni che l’esecutivo assumerà su una serie di temi rimasti esclusi dalla legge. Trattandosi del voto parlamentare più significativo prima dell’elezione del presidente della Repubblica, diventa rilevante il fatto che i gruppi di maggioranza votino insieme o si spacchino su questi impegni per il governo.

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