Eduardo shakespeariano con tresca impossibile del fine settimana. Sabato, domenica e lunedì è un’altra commedia di Eduardo De Filippo che torna sugli schermi di Rai1 a ridosso del Natale. Nel 2020 fu la volta di Natale in casa Cupiello, mentre questa trasposizione verrà seguita il 22 dicembre sempre su Rai1 da quella di un’altra sua commedia, Non ti pago. Alla regia e allo script c’è il regista Edoardo De Angelis. Davanti alla macchina da presa ancora il superbo Sergio Castellitto e nel cast anche Ginestra Palladino. “È la seconda volta che rientro in questo testo. La prima fu con la regia di Paolo Sorrentino nel 2001 nella versione filmata del testo portato a teatro da Toni Servillo – spiega la Palladino a FQMagazine. “Là ero la nuora Maria Carolina, qua ho il ruolo di Elena, moglie del coprotagonista Luigi Iannello (Giampaolo Fabrizio). Il bello è che la vita gira: sia Elena che Maria loro malgrado sono al centro del fuoco che accende la scintilla tra i protagonisti Rosa e Peppino e che scatena appunto il disastro della domenica dove nel pranzo tra amici e familiari diventerà poi motivo di litigio. Maria Carolina era la nuora di Peppino, motivo di gelosia da parte di Rosa nei confronti del marito perché in cucina, là dove la moglie eccelle, veniva sminuita per errore da Peppino perché aveva cucinato una pasta alle melanzane meravigliosa. Nelle versione del 2021 invece Peppino pensa che il malcontento di Rosa passi dal suo innamoramento nei confronti del vicino di casa, l’ingegnere Ianniello. Elena, moglie di quest’ultimo, si ritrova a vivere una sofferenza non prevista”.

Che donna è l’Elena di De Angelis?
“De Filippo l’aveva dipinta come donna borghese tranquilla e “addomesticata”, mentre nel film di oggi nutre un’insofferenza maggiore rispetto al suo matrimonio con una luce in più voluta da De Angelis. Del resto è un testo del 1959 e ci stavamo avvicinando alla possibilità del divorzio. Le donne, come dice un personaggio in scena, “hanno iniziato ad uscire dal cellophane”. Elena è fedele al marito ma tollera a fatica le eccessività caratteriali di Luigi, brav’uomo come dire, molto naif. Ricordiamoci che secondo De Filippo il rapporto tra marito e moglie poteva potenzialmente rompersi, ma non succede perché esistevano valori – ahimè che non sono più tanto saldi ora –che venivano in aiuto nella crisi”.

Tra l’altro c’è un aneddoto molto curioso rispetto alla prima versione a teatro di De Filippo…
“Non ne esiste versione registrata in archivi. Ci fu sì il film della Wertmuller con la Loren che ebbe risonanza mediatica. Ma se ricordiamo le commedie in vhs o dvd di Eduardo scordiamoci la copia di Sabato, domenica e lunedì: in Rai per errore ci registrarono sopra un’altra trasmissione. Nel 2001 Servillo ne cercò una traccia storica ma ne esisteva solo una versione acustica radiofonica, anche poco udibile perché non aveva destinazione tv. Quella di Sorrentino è fino ad oggi l’unica testimonianza teatrale televisiva di quel testo”.

Differenze tra il lavoro di Sorrentino e De Angelis?
“Paolo lo conosco da quando fui protagonista di una piccola scena ne L’uomo in più. Nel 2001 si mise al servizio con grande umiltà al testo e alla versione teatrale di Servillo. Il lavoro di De Angelis invece meriterebbe direttamente la sala cinematografica. Il bello è che nonostante i ritmi cinematografici abbiamo lavorato con grande spirito teatrale, è difficile da raccontare a parole ma è qualcosa che hai dentro”.

Quanti giorni e dove avete girato?
“Sei settimane con la location della casa di Rosa e Peppino a Posillipo. Prima abbiamo girato il “sabato” con la presentazione degli ospiti; poi la “domenica” dove la gelosia la fa da padrone; infine il “lunedì” la riappacificazione tra tutti che hanno assistito alla tragedia. Una normalità cruda ma comunque consolatoria. Nelle commedie di Eduardo deve come sempre “passare la nottata”.

Qual è la commedia che più ami di De Filippo?
“Rivedo ogni anno Natale in casa Cupiello perché il mio papà (il grande artista Mimmo Paladino ndr) me la mostra da quando avevo cinque anni ad ogni vigilia. Ce ne sono varie che conosciamo a memoria in famiglia. È l’amore che ci ha trasferito mio papà prima che iniziassi questo lavoro. Per i suoi settant’anni, grazie a Carolina Rosi gli abbiamo regalato una locandina di Questi fantasmi e Non ti pago del 1948, il suo anno di nascita. La mia commedia preferita però, che ogni attrice vorrebbe interpretare, è: Filomena Marturano”.

Tuo papà ti fece interpretare il suo Quijote che finì al Festival di Venezia nel 2005. Nel film reciti con Lucio Dalla…
“Peppe Servillo era Don Chisciotte, Lucio Sancho Panza e io Dulcinea. Lucio era molto tenero con le persone e soprattutto con i miei figli che all’epoca erano molto piccoli. Era generoso e talentuoso in maniera smisurata a livello attoriale. Lavorare con mio papà, che non era un regista tradizionale, era diverso dal solito. Spero che il miracolo si ripeterà dopodomani quando papà inizierà a girare un film con me, con Toni Servillo che sarà il Conte Ugolino, Elio de Capitani, Rocco Papaleo, Alessandro Haber e Lori Anderson nel ruolo di Lucifero nel ruolo che doveva essere di Lou Reed. Poi è arrivato il covid. Il film si intitola ancora ufficiosamente Labirintos

Hai fatto teatro, cinema, però elemento cruciale nella carriera professionale di un attore contemporaneo è oramai diventata la tv…

“Io l’ho fatta al tempo giusto, più di dieci anni fa. Mi feci guidare nell’esperienza di Distretto di Polizia. Aveva ritmi e sequenzialità abbastanza fuori dal comune. Se paragoniamo quello che feci 12 anni fa ad oggi, vedo che si va verso il meglio. Oggi la tv tende al cinema mentre all’epoca era semplicemente tv. Era molto più lieve farla, ma va fatta: basta pensare alla pandemia che ci ha riportato sul divano”.

Oggi nella forma seriale c’è quasi una commistione tra cinema e tv…
“Si è persa la differenza. Lo stesso De Angelis sta girando una serie per Netflix e non fatico ad immaginare che sarà cinema”.

Sorrentino continua a dare il meglio da cinematografaro…
“Non sono ferrata sule sue serie andate su Sky, ma sicuramente il suo ultimo film – E’ stata la mano di Dio – è la prova del suo talento. Conosco Paolo da molto tempo e mi ha fatto tenerezza vedere questo film che racconta anche gli anni in cui ero ragazzina. C’è un’assenza totale di retorica propria dei grandi del cinema”.

Alla fine della storia, siamo in pieno recupero De Filippo ritornato prepotentemente al cinema e in tv…
“Ho trascinato i miei figli a vedere Qui rido io di Mario Martone e si sono commossi. La storia dei tre piccolini – Titina, Peppino ed Eduardo De Filippo – è impattante. I miei due figli più grandi di 15 e 20 anni che vogliono fare gli attori dovevano vederlo. Loro stanno facendo più provini di me. Li lascio fare, li guido, a volte la casa sembra una bottega. Si cena quando si può”.

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