Pacche non gradite, commenti volgari, parole sussurrate, avvicinamenti indesiderati e sguardi invadenti. In un lungo post su Facebook la giornalista del Tg1 Cinzia Fiorato ha raccontato cos’ha vissuto in prima persona in trent’anni di carriera, non solo nel servizio pubblico, le discriminazioni e il sessismo. Parole durissime, che rischiano di innescare un “effetto valanga” circa i comportamenti inopportuni e le molestie perpetrate nell’ambiente del giornalismo italiano e anche in Rai (FQ Magazine ha contattato l’Azienda per sapere come intende agire per accertare i fatti, vista la gravità delle accuse, ed è in attesa di una risposta). Ad innescare la lunga riflessione della Fiorato è stato il “caso” di Greta Beccaglia, la giornalista di un rete privata toscana che al termine della partita della Serie A di calcio Empoli-Fiorentina ha subito una molestia in diretta tv.

IL RACCONTO DELLA GIORNALISTA CINZIA FIORATO

“Ho avuto la sfortuna di essere anche fisicamente attraente e questo ha creato il fatidico mix esplosivo”, spiega la giornalista del Tg1 Cinzia Fiorato (conduttrice dell’edizione notturna del tg, caposervizio e dal 2010 impegnata negli Speciali TG1) in un post diventato virale sui social in cui non nasconde nulla, compresi ricatti sessuali, pacche sul sedere, parole inopportune e volgari. “Non mi è arrivato tutto solo dai colleghi e nemmeno solo dai miei superiori, il mondo della televisione è arricchito da diverse categorie i lavoratori, ci sono stati molti tecnici, molti impiegati, molti operai che si sono permessi cose che non si dovevano permettere, gravi e meno gravi”, rivela. E racconta di quella volta che aspettando l’arrivo di alcune immagini dall’estero, “il tecnico ha preso una cassetta betacam e mi ci ha dato con forza una pacca sul sedere facendomi male. Non lo avevo mai visto prima in vita mia. Gli ho urlato tutta la mia rabbia, certo, ma mi sono resa conto subito che eravamo soli nella stanza e la mia parola sarebbe stata contro la sua”.

IL SESSISMO SPIETATO, LE MOLESTIE E LO STALKING

Fiorato ricorda poi episodi che definisce “di minor impatto” (come quando un tecnico, dopo aver sistemo il computer della scrivania, le si avvicinò all’orecchio sussurrandole “ora però vieni a cena con me”) e altri ben più pesanti. “Il mio primo caporedattore (non Rai), al secondo giorno di lavoro mi disse davanti a tutti: “Si ma porco D… sembri una foca monaca, slaccia qualche bottone, mostraci un po’ di tette cazzo!”. Voleva far ridere i colleghi, pensava di essere simpatico. Io non ho mai risposto, perché sapevo che la mia permanenza nella professione era precaria e soprattutto dipendeva da questi soggetti qui”. E aggiunge: “Non mi sono mai fatta sopraffare, ma non ho mai potuto denunciare niente, non c’era alcuna solidarietà all’epoca, nemmeno da parte della giustizia. Era tutto molto difficile, erano gli anni 80/90, se ti mostravi mortificata per queste cose ti dicevano che eri una psicolabile, che avevi problemi caratteriali e che sarà mai!”. La denuncia la fece, circa dieci anni fa, quando divenne vittima di uno stalker (“che oltretutto entrava in Rai e mi minacciava in rete”), che venne poi individuato e denunciato. “Il mio direttore di allora mi disse “e che ce voi fà, quando una è bona…” senza aiutarmi in nessun modo. Anzi, fui derisa, aggredita verbalmente dal mio caporedattore perché, lavorando di notte, mi facevo accompagnare dal mio compagno, non trovando alcun’altra protezione. Fui accusata di inventarmi tutto per ottenere uno spostamento di edizione, dopo oltre dieci anni di conduzioni notturne”.

Fiorato parla di anni in cui erano all’ordine del giorno “atteggiamenti maschilisti e azioni maschiliste, politiche aziendali maschiliste, spesso sindacati maschilisti, consapevoli o no“. Una condizione che, dice, ha riguardato lei come tante altre giornaliste. E “ognuna di noi lo sapeva dentro di sé, che sarebbe passata per questo “protocollo”, una specie di nonnismo ultra sessista, spesso spietato”. Quindi Fiorato conclude rivolgendosi anche alle colleghe: “La mia generazione è anche quella che ha subito il sessismo spietato delle poche donne che ce l’hanno fatta, perché anche quella è una nota dolente che prima o poi dovrà essere sviscerata. Le poche colleghe della mia generazione o quasi, che hanno rotto il tetto di cristallo, lo hanno fatto mimetizzandosi perfettamente in mezzo ai tanti uomini che le hanno accettate e aiutate ad andare avanti proprio perché non rappresentavano alcun cambiamento di passo o di cultura rispetto al sessismo imperante”.

Dopo sessantasette anni, al vertice del Tg1 c’è per la prima volta una donna, Monica Maggioni: basterà questo ad azzerare sessismo, molestie e comportamenti scorretti? E come intende agire la nuova presidente della Rai Marinella Soldi?

Articolo aggiornato da Redazione il 5 dicembre 2021

In una prima versione di questo articolo era stato inserito anche un intervento sul tema della violenza di genere sui luoghi di lavoro di un’altra conduttrice del Tg1, Barbara Carfagna, che però ha precisato che non si riferiva a esperienze personali o episodi specifici avvenuti in Rai. Per questo motivo la redazione ha ritenuto di rimuovere quel passaggio.

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