Nella giornata in un cui paziente ha ricevuto il primo ok per poter accedere in Italia al suicidio assistito la politica sembra ricordarsi della inerzia che dura quando la Consulta, dopo la sentenza su Dj Fabo, indicò al Parlamento la via da seguire. Dopo due anni di ostruzionismo del centrodestra, i relatori alla legge alla Camera sul suicidio assistito hanno quindi deciso di aprire a una delle principali richieste di Lega, Fi e Fdi, cioè la possibilità per il personale sanitario di fare obiezione di coscienza. Ma questa apertura dei relatori potrebbe non bastare al centrodestra, che chiede un paio di modifiche, che tuttavia sembrerebbero in antitesi alla sentenza della Corte Costituzionale, da cui si sono mossi i relatori, Alfredo Bazoli (Pd) e Nicola Provenza (M5s). Lo storico verdetto sul fine vita ha sancito la non punibilità “di chi a certe condizioni agevola proposito di suicidio” elencando quattro requisiti fondamentali.

L’approdo in Aula previsto la prossima settimana, appare dunque, ancora impervio. I relatori alla legge che deve attuare quella sentenza dovevano esprimere i pareri sui 380 emendamenti al testo. Bazoli e Provenza hanno accolto diverse proposte del centrodestra, a partire da quella sull’obiezione di coscienza per il personale sanitario. Gli esponenti del centrodestra, come Roberto Turri (Lega), Antonio Palmieri (Fi) e Carolina Varchi (Fdi) hanno apprezzato l’apertura, ma hanno chiesto tempo per una valutazione complessiva del nuovo testo che emergerebbe se fossero approvati gli emendamenti a cui Bazoli e Provenza hanno dato parere positivo. Il presidente della Commissione Giustizia, Mario Perantoni (M5s), ha quindi rinviato l’inizio del voto ad altra seduta. “Non ho l’ambizione – ha detto Bazoli – di pretendere che si arrivi in Aula con un voto unanime, ma almeno con un atteggiamento del centrodestra non drasticamente negativo”. L’8 ottobre intanto l’Associazione Luca Coscioni ha consegnato alla Cassazione oltre un milione di firme per chiedere un referendum sull’eutanasia legale. Una iniziativa che il Fattoquotidiano.it ha supportato con una sezione speciale.

Dalle prime interlocuzioni informali tra gli esponenti del centrodestra e tra questi e Bazoli, tuttavia, emerge che Lega, Fi, Fdi e Ci chiedono un paio di modifiche che farebbero discostare il testo della legge dai contenuti della sentenza della Consulta. La Corte, infatti, ha ammesso il suicidio assistito se si presentano quattro requisiti: paziente in grado di intendere e volere; patologia irreversibile; sofferenze fisiche o psichiche giudicate insopportabili; dipendenza del malato da trattamenti sanitari di dipendenza vitale. Nel centrodestra si insiste su un quinto requisito, ossia “l’imminente pericolo di morte” del paziente che chiede il suicidio assistito, e inoltre che non basti la sofferenza psichica ma che ci sia anche quella fisica. Criteri aggiuntivi, ha osservato Bazoli durante la discussione generale, che farebbero discostare la legge dalla sentenza della Corte Costituzionale, rendendola quindi impugnabile da un malato che chiede la morte volontaria assistita e che non è in imminente pericolo di vita.

A criticare la legge, su una posizione opposta a quella del centrodestra, è Emma Bonino, che spinge sul referendum sull’eutanasia, in base al quale salterebbero i criteri indicati dalla Consulta, essendo sufficiente che il richiedente sia in grado di intendere e volere. Un invito ad andare avanti con il referendum arriva anche da Nicola Fratoianni (Si). A sollecitare l’approvazione di una legge che rispetti i criteri della Consulta sono stati diversi deputati di M5s, da Aldo Penna a Gilda Sportiello, mentre il Pd, favorevole al nuovo testo dei relatori, deve decidere se portare avanti comunque il testo assieme a M5s e Leu, o se fermarsi ancora tentando di ampliare il consenso alla legge. A fronte del Governo che si è rimesso alle decisioni del Parlamento, la prima strada potrebbe portare a un bis del ddl Zan, mentre la seconda a una legge destinata a essere smontata da Tribunali e Consulta. Dove non arrivano i parlamentari però arrivano i giudici. Solo due settimane fa a Catania è stato assolto il presidente di Exit Italia che era imputato per istigazione al suicidio. E a luglio i giudici che hanno assolto Marco Cappato e Mina Welby dall’accusa di istigazione e aiuto al suicidio per il caso di Davide Trentini, nelle motivazioni del processo d’appello hanno scritto: “Il suicidio assistito è lecito. Esiste il diritto a una vita dignitosa”.

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