Cosa deve essere fatto per limitare l’innalzamento della temperatura globale ed evitarne gli effetti più devastanti?

Mentre i partecipanti alla conferenza sul clima Cop26 di Glasgow provavano (senza riuscirci) a rispondere a questa domanda, in Germania si è aperto un nuovo campo di battaglia per il clima: Volkswagen, una delle aziende con maggiori responsabilità per la crisi climatica al mondo, è stata citata in giudizio per la propria inazione. Una causa identica era già stata presentata presso un altro tribunale regionale tedesco da parte di un agricoltore biologico e sostenuta da Greenpeace.

Nel corposo documento depositato in tribunale, i tre querelanti – l’attivista dei Fridays for Future Clara Mayer e i direttori di Greenpeace Germania Martin Kaiser e Roland Hipp – mostrano che gli impegni di Volkswagen per una maggiore protezione del clima sono in realtà solo parole. Secondo l’Ipcc, per avere il 50% di possibilità di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi centigradi, non si possono emettere più di 500 gigatonnellate di CO₂ a livello globale. Questa cifra va considerata come una torta: la fetta di emissioni che spetta a un’azienda come Volkswagen è stata stimata sulla base dei calcoli dell’Agenzia internazionale dell’energia. E il risultato è che, se l’azienda continuerà a vendere veicoli a benzina, diesel o gas dopo il 2030 – considerando che questi rimarranno in circolazione in media per altri 17 anni – il budget di emissioni che Volkswagen ha a disposizione verrà ampiamente superato.

La causa legale contro Volkswagen segue una recente sentenza avvenuta nei Paesi Bassi, dove un tribunale ha stabilito che non solo gli Stati ma anche le aziende devono ridurre le loro emissioni di gas serra in linea con gli obiettivi climatici globali, e ha condannato Shell a rafforzare i propri impegni e obiettivi in materia di clima. E anche se l’azienda ha inizialmente dichiarato di voler ricorrere in appello, pochi giorni fa ha annunciato una nuova strategia per dimezzare le emissioni di CO₂ entro il 2030.

In qualità di secondo produttore di auto al mondo, Volkswagen ha una grande responsabilità in un settore con un ruolo di primo piano nella crisi climatica come quello dei trasporti. Nonostante l’aumento di eventi estremi come inondazioni, siccità e ondate di calore, l’azienda continua a vendere auto alimentate a combustibili fossili, con emissioni annue totali pari a 582 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, più di quelle di un Paese come l’Australia. Con questa causa, quindi, i querelanti chiedono a Volkswagen di abbandonare i motori a combustione interna entro il 2030: è l’unico modo per ottenere una rapida transizione verso la mobilità elettrica e verso servizi di mobilità condivisa rispettosi del clima.

Per mettere un freno alla crisi climatica in corso, è fondamentale che le grandi aziende cambino radicalmente il loro business riducendo le loro emissioni fino ad azzerarle, senza ricorrere a trucchi e false soluzioni, come i metodi di compensazione. Questo vale per il colosso tedesco dell’automotive ma anche e soprattutto per le aziende che basano i loro affari direttamente su gas e petrolio, come l’italiana Eni. Se queste aziende continueranno a ritardare l’azione e i governi non saranno in grado di costringerle ad agire, in futuro sempre più spesso ne dovranno rispondere in tribunale.

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