“Sono entrato alla Games Week con un green pass falso”. Lo ha raccontato Social Boom, lo youtuber e streamer diventato famoso grazie a un canale dove rivela i gossip di creator o rapper. 25 anni, al secolo Francesco Belardi, era entrato alla fiera di Rho con un green pass e un nominativo non suo. Gli addetti alla sicurezza se ne sono accorti, hanno avvertito il commissariato di Rho e lo youtuber è stato rintracciato all’interno della kermesse.

Una volta fermato, gli è stato chiesto di esibire i documenti. Quelli mostrati, come racconta MilanoToday, non erano i suoi: “Lui ha dichiarato il nome e il cognome indicati sul green pass in suo possesso ma ha aggiunto di non ricordare la sua data di nascita; poi, resosi conto che la finzione non stava funzionando, ha tentato di esibire la fotografia di un documento d’identità memorizzata sul suo smartphone. A quel punto, i poliziotti hanno deciso di accompagnarlo in commissariato per l’identificazione”, si legge.

Così Social Boom è stato denunciato per sostituzione di persona e falsa dichiarazione sull’identità a un pubblico ufficiale. Una volta uscito dal commissariato, Francesco ha raccontato la sua versione dei fatti in una live su Twitch: “Io avevo un Green Pass che non era mio. Avevo fatto il biglietto a nome di un’altra persona, perché il tampone mi era scaduto e non volevo farmene un altro, non avrei fatto in tempo. Avevo il Green Pass di un’altra persona, lui non sapeva nulla e infatti mi sono preso tutte le colpe. Mi sono preso una denuncia anche per furto d’identità e sostituzione di persona (…) Io ho sbagliato e prenderò le mie colpe. Pagherò la multa per non aver avuto il green pass. Farò il processo. Se mi devo prendere degli anni di carcere me li prendono. Non me ne frega un ca**o, ma io non vado a mettere nei ca**i le persone”.

Sempre lui, a febbraio 2020, era finito agli onori della cronaca per aver finto la violazione della zona rossa di Codogno per realizzare un video per Youtube. In realtà, dopo un accertamento, le immagini erano state girate in un comune limitrofe, dove non erano ancora presenti restrizioni. Anche in quell’occasione si era beccato una denuncia per “pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico”.

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