I legali del nonno materno di Eitan, rappresentato sul fronte penale in Italia dall’avvocato Paolo Sevesi, hanno già depositato ricorso al Tribunale del Riesame di Milano contro l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Pavia con conseguente mandato d’arresto internazionale e richiesta di estradizione. L’uomo accusato di sequestro di persona, sottrazione e trattenimento di minore all’estero e inosservanza dolosa di provvedimento del giudice italiano che lo aveva affidato alla zia paterna. Il ricorso è stato depositato oggi con riserva di motivazioni, anche perché i legali non hanno ancora avuto accesso agli atti e all’ordinanza. Il piccolo sopravvissuto alla tragedia del Mottarone è al centro di una contesa tra due rami familiari, ma il Tribunale della famiglia di Tel Aviv ha stabilito che deve rientrare in Italia. Decisione che è stata appellata dal ramo materno della famiglia.

I legali dei nonni, tra l’altro, sul fronte civile ieri hanno chiesto al Tribunale di Pavia che la zia paterna Aya venga rimossa dall’incarico di tutrice con immediata sospensione e che venga nominato come pro-tutore un avvocato ‘terzo’. E ciò nell’ambito del reclamo contro la nomina che ha originato anche un procedimento davanti al Tribunale per i minorenni di Milano (udienza l’1 dicembre). I legali dei nonni hanno pure chiesto ai giudici civili di Pavia che gli atti su quella nomina della zia vengano inviati alla Procura di Torino per presunti profili di falsità. Insomma uno scontro legale su ogni fronte. Sul rapimento del piccolo indaga anche la procura del Canton Ticino. Quando l’11 settembre il bimbo, unico sopravvissuto alla strage del Mottarone, fu portato in Israele il decollo con volo privato avvenne dall’aeroporto di Lugano in Svizzera.

Difficilmente il mandato d’arresto internazionale per Peleg e l’altro uomo indagato sarà eseguito. Alla Procura generale di Milano dovrà essere comunicato, come primo passo, se il ministero della Giustizia, che non ha termini, inoltrerà o meno una richiesta di estradizione alle autorità israeliane, dopo aver studiato quale sia la convenzione internazionale attiva tra i due Paesi. Dopo di che si aprirà un dialogo tra i ministeri dei due Stati e Israele dovrà far sapere se intende consegnare gli indagati. Con Tel Aviv si applica la convenzione europea di estradizione del 1957 di Parigi. Israele, però, ha apposto una riserva alla Convenzione, in base alla quale non estrada i propri cittadini, come fanno notare fonti del ministero della Giustizia.

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