Nuovo capitolo della guerra al confine tra Bielorussia e Polonia combattuta sulla pelle dei migranti. Centinaia di persone sono arrivate alla frontiera tra i due Paesi, nell’ultimo caso di spedizioni di massa che si sono registrate quest’anno tra Minsk e Varsavia. Ad attenderli, oggi, il cordone della polizia e dei militari polacchi che hanno respinto il gruppo che ha tentato di entrare in territorio dell’Unione europea, in quella che le istituzioni di Bruxelles e il governo di Varsavia considerano una guerra sporca combattuta dal regime di Aleksander Lukashenko, dopo la decisione dell’Ue di sostenere la causa degli attivisti pro-democrazia perseguitati nel Paese dopo le elezioni Presidenziali del 9 agosto scorso.

I migranti intercettati dalle forze di confine polacche hanno tentato di passare la frontiera nella zona di Kuznica Bialostocka. “Siamo pronti a difendere la frontiera”, ha affermato su Twitter il ministro della Difesa, Mariausz Blaszczak, ricordando che nella zona sono stati dispiegati 12mila soldati. Immediata è arrivata la risposta di Bruxelles, con un portavoce della Commissione che ha bollato quest’ultimo episodio come “la prosecuzione del tentativo disperato del regime di Lukashenko di sfruttare le persone per destabilizzare l’Ue e i valori che sosteniamo”, ha detto aggiungendo che l’Europa ha “ripetutamente e fermamente rigettato i tentativi di strumentalizzare” i migranti “per motivi politici”.

Da Palazzo Berlaymont si ricorda che questo non è affatto un episodio isolato e che le autorità di Varsavia denunciano ogni settimana circa 3mila avvistamenti al confine, parte di quello che sembra ormai essere un flusso continuo di persone inviate alla frontiera dal governo di Minsk. “Il miglior modo per gestire le frontiere comuni è con risorse comuni. A questo proposito, Frontex ed Europol sono pronte ad assistere” la Polonia “con la registrazione alle frontiere, la lotta al traffico di persone, così come hanno fatto in molti luoghi, inclusi Lituania e Lettonia“, ha precisato. Peter Stano, portavoce dell’Alto rappresentante per la Politica Estera dell’Ue, Josep Borrell, ha poi spiegato che sono in corso delle discussioni all’interno del Consiglio Ue anche per modificare l’attuale regime di sanzioni contro Lukashenko “per tenere in considerazione anche le nuove minacce” provenienti da Minsk, “inclusa la strumentalizzazione dei migranti”. “Non commentiamo” le discussioni in corso poiché sono “confidenziali”, ha spiegato Stano, sottolineando tuttavia come tali discussioni siano indicative del fatto che l’Ue consideri la situazione al confine polacco come una “questione urgente”. Se ne discuterà, comunque, al Consiglio Ue Affari Esteri.

Mentre il presidente del Parlamento Ue, David Sassoli, si è detto “allarmato dalla situazione al confine polacco-bielorusso. Il regime bielorusso deve smettere di sfruttare i migranti e i richiedenti asilo per giochi di potere politici”, ha scritto su Twitter esortando la Polonia ad “accettare l’offerta dell’Ue per aiutare le persone vulnerabili in modo ordinato ed evitare un’ulteriore escalation”.

Ad attaccare l’operato della Bielorussia arriva anche la Germania, con il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, secondo cui “il regime di Minsk si comporta come un trafficante di migranti e l’Europa prenderà posizione insieme” contro questi “attacchi ibridi”. Anche la Nato, spiega un suo funzionario, è preoccupata “per la recente escalation al confine tra Polonia e Bielorussia. Chiediamo alla Bielorussia di rispettare il diritto internazionale. Abbiamo assistito a un’ondata di migranti che cercavano di entrare nel territorio alleato attraverso la Bielorussia” e “la Nato continua a monitorare da vicino la situazione che sta mettendo sotto pressione i nostri alleati Lituania, Lettonia e Polonia”.

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