Come cambia la vita dopo Squid Game? No, non ad essere il concorrente vincitore. A essere lo sceneggiatore e regista che ha ideato la serie più vista di sempre su Netflix. Un cult, osannato o criticato come è dei prodotti di grande successo. Ebbene, Hwang Dong-hyuk ha rilasciato un’intervista al Guardian. Non è diventato milionario, anche perché il contratto è stato firmato col colosso dello streaming prima di conoscere se e quanto il pubblico avrebbe gradito la serie: “Non sono così ricco. Ma ho abbastanza. Ho abbastanza per mettere il cibo in tavola. E non è che Netflix mi stia pagando un bonus. Netflix mi ha pagato secondo il contratto originale”. Quando ha avuto l’idea per Squid Game? “Ero in grandi difficoltà finanziarie perché mia madre si è ritirata dalla società per cui lavorava. C’era un film a cui stavo lavorando ma non siamo riusciti a ottenere finanziamenti. Quindi non ho potuto lavorare per circa un anno. Abbiamo dovuto contrarre prestiti, mia madre, io e mia nonna”, ha detto riferendosi alla crisi globale del 2000. Poi l’idea. Un’idea forte e di difficile realizzazione tanto che, dice, girare “era fisicamente, mentalmente ed emotivamente estenuante. Continuavo ad avere nuove idee e a rivedere gli episodi mentre giravamo, così la quantità di lavoro si è moltiplicata”. Si legge sul Guardian che Hwang Dong-hyuk ha “perso sei denti per lo stress“. E sul messaggio trasmesso dalla serie è lui stesso a frenare chi si lancia in complesse e profonde analisi: “Durante la pandemia, i paesi più poveri non possono vaccinare i propri cittadini. Stanno contraendo virus per le strade e persino morendo. Quindi ho cercato di trasmettere un messaggio sul capitalismo moderno. Che, come ho detto, non è profondo“. Alla fine “lo show è guidato da un’unica e semplice idea: combattiamo per la sopravvivenza partendo da una condizione di disuguaglianza“. E anche se il suo messaggio lo definisce “non profondo”, Hwang Dong-hyuk è grato che il pubblico, molto più di quanto si aspettava, lo abbia compreso.

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