Da sabato in Italia c’è un museo dedicato allo scrittore, maestro e giornalista Gianni Rodari. Nessuno pensi a un luogo polveroso con le fotografie e i testi dello scrittore custoditi in una teca perché a Omegna (Verbano-Cusio-Ossola) in Piemonte, dove nel giorno della nascita del loro celebre concittadino, hanno inaugurato il museo, hanno pensato di far rivivere Rodari e soprattutto il suo “metodo” grazie all’interattività. L’opera, realizzata ristrutturando delle ex case popolari, ormai abbandonate, del centro storico è stata co-finanziata dalla fondazione “Cariplo” nell’ambito dei bandi emblematici 2019 per il progetto “Omegna, città della creatività”.

Col progetto architettonico di Bianchetti e gli allestimenti di Aurorameccanica, il museo ha alle spalle un curatore d’eccezione: Pino Boero, senza dubbio il miglior conoscitore del maestro, che ha presentato “Ambiente Rodari” l’ultimo libro, da lui curato, edito da “Einaudi”, impegnata da sempre a pubblicare e divulgare il pensiero dello scrittore. Il risultato è sorprendente e richiama alla memoria, il più celebre museo Andersen a Odense in Danimarca. Per una volta, non siamo di fronte ad una noiosa esposizione ma ad uno spazio che è capace di coinvolgere i bambini ma anche chi ama Rodari. “Nel pensare a questa struttura – spiega Boero al FattoQuotidiano.it – ho seguito due indicazioni: la leggerezza stilistica e la molteplicità. Non abbiamo creato nulla di idolatrico, non ci siamo affidati alle immagini di Rodari. Ce l’aveva chiesto anche la figlia Paola che ha condiviso il progetto. Inoltre abbiamo messo in campo una molteplicità di stimoli capaci di far partecipare il visitatore”.

Il primo piano del museo è dedicato a Omegna e ai luoghi attorno che sono stati protagonisti nella vita narrativa di Rodari, basti pensare a “C’era due volte il barone Lamberto” ambientato nella meravigliosa isola di San Giulio. A parlare ai bambini non è la cartellonistica ma un giocoso schermo touch che riproduce immagini e storie. La vita del maestro Gianni è affidata a degli oggetti “simbolo” della sua esistenza: basta sfiorarli per mettere in moto bellissimi filmati. Il secondo piano del museo è, invece, totalmente assegnato alla parola che è stata uno strumento geniale per Rodari. Scegliendo tra “lucertola”, “pipa”, “orecchio” e altri sostantivi, i bambini hanno modo di toccare con mano “il binomio fantastico” che è stato trasformato in “elettrico”. Appeso al muro non poteva mancare un telefono di quelli che c’erano nelle nostre case fino alla fine degli anni Ottanta: basta comporre un numero per ascoltare le famose “Favole al telefono”.

Ai visitatori è data la possibilità di creare storie su una grande TV scegliendo l’ambientazione, i personaggi, gli oggetti magici. Infine, dietro una parete, spunta una libreria magica dove basta scegliere un libro per vedere ricostruita con fantasia, ad esempio, “L’orecchio acerbo”. Felice come un bambino è Alberto Poletti, direttore del Parco della Fantasia, che sabato era addobbato a festa per fare gli auguri a Rodari: “Il museo nasce dalla richiesta dei turisti e degli appassionati che in questi anni hanno visitato la nostra città e la nostra struttura. La favorevole sinergia tra noi, l’amministrazione comunale (di centrodestra, ndr), la Cariplo, il curatore ha permesso di creare questa nuova realtà che fa parte di un progetto di città che avrà come protagonista il nostro concittadino. Presto vi saranno anche delle installazioni dedicate allo scrittore che creeranno un percorso che guiderà il flusso dei visitatori. Ora il Parco della Fantasia non è più un luogo circoscritto ma è ancor più Omegna, il lago, le città attorno. La fantasia non ha confini e nemmeno noi”. Un’idea che a Omegna già si respira vagando per le strade della città dove i negozi celebrano lo scrittore con frasi di storie sulle vetrine; le passerelle sul torrente Nigoglia sono decorate con coloratissime girandole e la casa natale del giornalista non è ricordata solo con una targa ma con pannelli artistici e per l’occasione con un manifesto scritto a mano, con una rosa rossa appesa, che recita: “Il 23 ottobre 1920, 100+1 anni fa, in questa casa nasceva Gianni Rodari”.

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