Mentre alcuni Paesi europei parlano di muri e di dure misure per il contrasto alle migrazioni, non si ferma l’emergenza nel Mediterraneo. Nelle ultime 24 ore Alarm Phone ha segnalato due imbarcazioni in pericolo in mare. La prima, con a bordo 68 persone in fuga dalla Libia, è stata colta di sorpresa da vento forte e mare mosso. La seconda, con 60 migranti, era un gommone che stava imbarcando acqua. Centoventotto persone in tutto, fra cui moltissimi bambini. A soccorrere una delle due imbarcazioni ci ha pensato la GeoBarent, la nave di Medici Senza Frontiere. Che parla però di 71 persone salvate: più di quelle previste. Soccorse “nonostante le condizioni meteo molto difficili – onde di tre metri e vento a 25 nodi”. Secondo le ultime notizie diramate, a questo punto a bordo della GeoBarent dovrebbero esserci 367 persone.

Alarm Phone aveva segnalato il caso su Twitter così: “Hanno problemi col motore e ci sono vento forte e mare duro. Chiediamo alle autorità europee di rispettare il loro dovere di soccorso!”. Aveva inoltre precisato che le stesse autorità sono state avvisate da alcune ore. Poco dopo un aereo, identificato da Alarm Phone come Frontex, dopo aver sorvolato l’imbarcazione aveva descritto i naufraghi come esausti e “alla deriva tra onde alte. Le persone a bordo chiedono perché l’Europa le guarda solamente dall’alto ma non le soccorre da più di un giorno”, prosegue l’organizzazione in un tweet.

Poco prima la stessa organizzazione aveva segnalato che altre 60 persone si trovavano in una condizione di pericolo sempre nel Mediterraneo centrale: “Abbiamo perso i contatti con le 60 persone sul gommone che si sgonfiava! Il mercantile Hafnia Malacca, che si è avvicinato alla barca per assisterla riferisce di un possibile respingimento dalla Sar di Malta. Basta con questi crimini in mare! Nessun ritorno illegale in Libia!”, aveva scritto su Twitter l’organizzazione. Il Tweet precedente esprimeva già allarme: “La barca si sta sgonfiando e sta entrando acqua. Temiamo il peggio se le autorità, informate 11 ore fa, non agiscono immediatamente”. Sempre Medici senza frontiere aveva preferito che nelle scorse ore c’era stato un quarto salvataggio a bordo della GeoBarents: soccorse 95 persone che stavano per essere intercettate dalla Guardia costiera libica “e costrette a tornare alla violenza, agli abusi e allo sfruttamento”.

Intanto, a esprimersi con fermezza sul problema dei migranti e sulle condizioni dei rifugiati è stato Papa Francesco, al termine dell’Angelus domenicale. E non ha usato mezzi termini, definendo quelli in Libia dei “veri lager” e sottolineando come uomini, donne e bambini siano “sottoposti a una violenza disumana”. “Ancora una volta chiedo alla comunità internazionale di mantenere le promesse cercare soluzioni comuni, concrete e durevoli per la gestione dei flussi migratori dalla Libia e dal Mediterraneo”, ha aggiunto, invitando a porre fine ai respingimenti: “Occorre porre fine al ritorno dei migranti in Paesi non sicuri e dare la priorità al soccorso in mare con dispositivi di salvataggio e di sbarco, garantire condizioni di vita degne. Sentiamoci tutti responsabili per i nostri fratelli e sorelle che da troppi anni sono vittime di una situazione gravissima. Preghiamo per loro in silenzio”. Un silenzio, però, che non significa inazione.

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