La filosofia non dev’essere estesa solo agli istituti tecnici come ha annunciato il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ma dev’essere insegnata dalla scuola dell’infanzia alle superiori”. La proposta arriva dal gruppo “Filosofia futura” che, dopo aver letto sul FattoQuotidiano.it la proposta del professore ferrarese, rilancia la questione con un appello al ministero. In quest’ultimi mesi, questo team di filosofi di tutt’Italia, ha scritto una petizione che ha superato le tre mila firme, alla quale hanno aderito nomi noti come Massimo Cacciari, Umberto Curi, Massimo Recalcati, Antonella Di Cesare, Michela Marzano e Matteo Saudino.

Ora che il tema è tornato alla ribalta, i filosofi, tornano a farsi sentire non solo per chiedere di portare la disciplina nelle scuole di ogni ordine e grado ma anche per mettere sotto gli occhi del ministro una situazione paradossale: “Oggi nei licei un laureato in filosofia – spiega Marta Stivanelli a nome del gruppo – può insegnare storia nel triennio ma non lo può fare nel biennio. Chiediamo che l’insegnamento della storia nel biennio dei licei, per continuità didattica e per una migliore gestione del personale, venga riservato a chi ha i titoli d’accesso alla classe di concorso di filosofia e storia”. Non solo. La petizione, lanciata su Change.org, chiede che venga data la possibilità, come era in passato e come è attualmente per i laureati in scienze storiche, di accedere con le dovute integrazioni di crediti formativi alle classi di concorso di italiano e storia nelle scuole secondarie di primo e secondo grado.

“Siamo di fronte – prosegue la filosofa di Padova, insegnante in una scuola paritaria – a una stortura del sistema che abbiamo denunciato da mesi. Abbiamo pochissime possibilità di accesso alle classi di concorso dell’area umanistica. Bisogna metter mano a questa falla al più presto possibile. Abbiamo tantissimi colleghi che si ritrovano a fare i docenti di sostegno senza alcuna specializzazione mentre potrebbero essere valorizzati se filosofia fosse una disciplina presente in ogni grado di scuola”.

Le ore di italiano e storia al biennio dei licei rischiano comunque di rimanere scoperte o di essere affidate a personale privo dei requisiti minimi per iscriversi alle graduatorie e reclutato mediante messa a disposizione, mentre numerosi sono i laureati in filosofia che rinunciano del tutto ad accedere al mondo della scuola per insegnare la propria materia d’elezione. Stivanelli guarda alla proposta di Bianchi come ad un primo passo: “E’ già qualcosa ma noi siamo convinti che sia importante estendere lo studio della filosofia anche nei professionali e non solo ai tecnici. E’ chiaro che, pur salvaguardando l’impostazione storica sicuramente l’approccio dev’essere diverso sul piano metodologico. Non si può reiterare il modello dei licei ma l’insegnamento della filosofia ai tecnici e ai professionali va declinato alle materie che fanno i ragazzi iscritti a questi corsi”. Sul tema, gli scorsi mesi d’aprile e luglio, sono state presentate anche due interrogazioni in Parlamento. La prima, firmata dal senatore Roberto Rampi in commissione settima (cultura, istruzione) e l’altra siglata dall’onorevole Nicola Fratoianni.

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