“Si cresce con maestri come Proietti e poi si arriva a lavorarci insieme. Mamma mia che privilegio è stato condividere con lui questo film.. passarci del tempo. Gigi era diventato come un padre per me, mi ero accorto che non stava bene ma non immaginavo fino a quel punto..” E qui la voce di Marco Giallini si spezza, difficile trattenere la commozione ricordando la persona e l’attore Gigi Proietti. L’occasione nasce dalla commedia Io sono Babbo Natale, di cui Proietti e Giallini sono co-protagonisti, presentata oggi come evento di pre-apertura della 16ma Festa del Cinema di Roma e in uscita nelle sale il 3 novembre, primo anniversario della scomparsa del mattatore romano avvenuta il 2 novembre 2020.

Ultimo film interpretato da Proietti, scritto e diretto da un vero “cultore” della commedia (all’)italiana come Edoardo Falcone, Io sono Babbo Natale è una favola natalizia sulla e per la famiglia nutrita della tagliente ironia emanata dal duo protagonista, qualcosa che chiaramente proviene dai due attori, e che ben si fonde nel film.

Giallini è Ettore, un ladro “figlio d’arte” (i suoi genitori erano criminali e spacciatori) che esce da Regina Coeli dopo anni di reclusione. Dietro ha lasciato una giovane moglie che si è rifatta una vita con un altro uomo, disposto peraltro ad adottare la figlia neonata del “malfattore”. Senza un soldo, reietto e cacciato da chiunque, Ettore incappa in Nicola (Proietti), una anziano e strano signore che lo accoglie in casa propria tendendogli la mano.

Quanto accade fra i due è materia di spoiler e dunque non raccontabile, mentre appropriato è collocare il film nel suo contesto di genere. Perché – come si diceva- non si tratta della solita commedia natalizia. Forte e ben intessuto è l’elemento fantasy (echi da Ritorno al futuro, benché il regista ne neghi l’ispirazione..) così quello della tradizione dark del Natale ma anche del caper movie, con l’attività del furto messa in scena in una Roma notturna certamente più avvenieristica e cool di quanto non sia veramente. Ma la punta di diamante è chiaramente concentrata sulla perfetta sinergia tra Giallini e Proietti, che realmente sembrano apparentati nella prontezza di battuta, nel modo beffardo con cui osservano il mondo e le persone che li circondano. “Ad ogni chiamata AZIONE! Del regista, Gigi si alzava dritto in piedi e sembrava un ventenne” ricorda ancora Giallini. “Ed era bellissimo vederlo ridere di quinta e ogni volta che gli chiedevo come stai mi rispondeva ‘Marco, abito ancora in Via della Guarigione’”.

Proietti in fondo può essere visto come un Babbo Natale generoso con tutti, capace di salutare grandi e piccini e andarsene lassù in pensione, a bordo di una slitta invisibile.

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