Il dossier su un eventuale scioglimento di Forza Nuova è sul tavolo di Mario Draghi. Lo confermano vari retroscena secondo cui il premier – all’indomani dell’assalto alla sede della Cgil da parte del movimento neofascista – ha avviato un’istruttoria con giuristi e accademici di fiducia per valutare quale strada legale sia possibile percorrere. Ne verrà fuori – scrive Repubblica – un parere tecnico, che servirà a sostenere il lavoro degli uffici della presidenza del Consiglio. Il problema più grosso, a quanto pare, è la mancanza di una sentenza penale di condanna (anche non definitiva) che riconosca il carattere eversivo dell’organizzazione: in quel caso, prevede la legge Scelba, si potrebbe scioglierla con un decreto del ministro dell’Interno, come già fece negli anni ’70 il Dc Paolo Emilio Taviani per Ordine nuovo e Avanguardia nazionale. L’altra strada – prevista ancora dalla legge 645 del 1952 – è invece l’intervento per decreto legge, giustificato “in casi straordinari di necessità e urgenza” contro sigle che usano la violenza “quale metodo di lotta politica” o denigrano “la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza”.

Proprio questa ipotesi, mai messa in campo nella storia repubblicana, è quella – secondo il Corriere – allo studio dell’esecutivo. L’ostacolo più grosso, però, è politico, perché un provvedimento del genere dovrebbe essere votato in Consiglio dei ministri col rischio di una spaccatura (in particolare con i rappresentanti della Lega). Sullo sfondo c’è la mozione presentata dal Pd – e sottoscritta da Leu e Movimento 5 stelle – alla Camera e al Senato, che se approvata impegnerebbe il governo a prendere “i provvedimenti di sua competenza per procedere allo scioglimento di Forza nuova e di tutti i movimenti politici di chiara ispirazione neofascista”. E la manifestazione unitaria convocata per sabato 16 ottobre dai sindacati, che – ha annunciato il segretario Cgil Maurizio Landini – porterà in piazza il tema dello “scioglimento delle organizzazioni e dei movimenti che inneggiano al fascismo“. “C’è bisogno di quel divieto di ricostituzione del partito fascista, che è presente nella Costituzione, anche all’interno di atti violenti e criminali come quelli che sono avvenuti sabato sera”, dice il segretario del Pd Enrico Letta.

“Da un punto di vista costituzionale entrambe le alternative (decreto-legge e decreto del Viminale dopo una sentenza, ndr) sono possibili. La differenza sta nelle conseguenze politiche”, dice all’AdnKronos il presidente emerito della Corte costituzionale Antonio Baldassarre. Se venisse approvata la mozione che impegna l’esecutivo a intervenire con decreto, dice, “il rischio è la crisi di governo: il decreto potrebbe infatti passare con la maggioranza di sinistra, segnando la fine dell’esecutivo. O potrebbe essere appoggiato da tutte le forze del governo, ma allora si spaccherebbe il centrodestra, a cui la rottura con FdI non conviene perché per Lega e Forza Italia comporterebbe perdere la scommessa delle prossime elezioni. Aspettando la risposta della magistratura, invece, le conseguenze non produrrebbero effetti sul piano politico”. Anche per Nello Rossi, magistrato e direttore di Questione Giustizia (la rivista di Magistratura democratica) “la logica dello scioglimento per decreto legge è estrema, assoluta ed emergenziale. Indica un pericolo imminente ed estremamente insidioso per la democrazia, e io non vedo al momento le condizioni“.

“Credo che qualcuno si debba ripassare Diritto costituzionale, perché di base non è il Parlamento che decide che cosa sciogliere ma la magistratura, rilevati i reati e rilevato che hanno una matrice fascista. Spero che si trovi una versione unitaria perché in questo momento così teso e con i ballottaggi per le comunali alle porte credo che essere antifascisti voglia dire anche avere un po’ di equilibrio e buonsenso e non strumentalizzare“, attacca il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti (Coraggio Italia). Il governo, dice, può intervenire “quando sostanzialmente vi è un pericolo imminente per l’ordinamento democratico, cosa che francamente anche dalle parole di Mattarella non mi sembra di cogliere. Siamo nella città di Taviani (Genova, ndr) che per primo ha usato la legge Scelba su Ordine nuovo e lo fece dopo una sentenza della magistratura che condannava i vertici di quella associazione”.

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