Da una parte il centrosinistra, da Pd a M5s e Leu, che sostiene le mozioni in Parlamento per chiedere lo scioglimento di Forza nuova e scenderà in piazza il 16 ottobre per una manifestazione nazionale antifascista. Dall’altra il centrodestra che invece insiste nel fare i “distinguo”: chiede che si condannino “tutte le realtà eversive” e “i totalitarismi” ed è pronto a manifestare, ma a patto che si faccia dopo il ballottaggio per le elezioni Comunali. Gli appelli all’unità del Parlamento per condannare l’assalto alla sede della Cgil di sabato 9 ottobre hanno avuto vita brevissima: nel giro di poche ore, i fatti di Roma sono diventati terreno di scontro politico. Tanto che nemmeno la visita del presidente del Consiglio Mario Draghi alla sede distrutta durante le manifestazioni e il suo abbraccio molto più che simbolico con il segretario Cgil Maurizio Landini, sono serviti per unire il fronte dei partiti. A scatenare le polemiche nel pomeriggio è stata in particolare una frase del vicesegretario Pd Peppe Provenzano, che ha criticato la reazione ambigua di Giorgia Meloni, dicendo che “così si pone fuori dall’arco democratico”. Per la leader Fdi è la prova che il “Pd vuole far fuori Fratelli d’Italia” e gli inviti dei dem a manifestare insieme in piazza sono stati respinti al mittente. Chi ha cercato di spostare l’attenzione sulla “fortissima reazione dell’opinione pubblica” è stato Sergio Mattarella: incontrando il presidente tedesco ha “parlato di forte turbamento, ma non preoccupazione”, ribadendo la grande fiducia per la tenuta democratica del nostro Paese.

Centrodestra e centrosinistra divisi su mozioni in Parlamento e manifestazione antifascista – Come annunciato nelle scorse ore, il primo a fare un gesto concreto è stato il Partito democratico che in mattinata ha depositato alla Camera e al Senato una mozione per lo scioglimento di Forza Nuova. E ha chiesto alle altre forze politiche di sottoscriverla. Poco dopo sono arrivate le adesioni dei deputati di Leu, seguite da quelle del M5s. Un’altra mozione simile è stata presentata dai senatori Riccardo Nencini (Psi) e Davide Faraone, capogruppo di Italia viva. Un’altra ancora è stata invece depositata in Senato da Leu e sottoscritta anche dalla senatrice a vita Liliana Segre.

Occorre “fare di tutto per evitare di dividerci dentro al Parlamento”, ha dichiarato il segretario del Partito democratico Enrico Letta a la Stampa. “Noi dovremo essere il più inclusivi possibile”. Un messaggio a cui si è unito anche il leader del Movimento 5 stelle. “Aderiamo e rilanciamo”, ha detto Giuseppe Conte in un post su Facebook, “le iniziative volte allo scioglimento di Forza Nuova e delle altre sigle della galassia eversiva neofascista. Saremo in prima fila per tutte le iniziative parlamentari che muoveranno in tal senso. Siamo però consapevoli che non basterà questo, così come sappiamo che ignorare le proteste di piazza – quelle legittime e pacifiche – non aiuta a lavorare al bene del Paese”.

Sul fronte opposto invece, si schiera il centrodestra. Il primo no è arrivato da Fratelli d’Italia. “Pensare di far votare a colpi di maggioranza lo scioglimento di un partito, anche sbagliato, è una deriva autoritaria gravissima del Pd”, ha dichiarato il deputato Fdi Giovanni Donzelli su Raiuno. Mentre in serata, i tre leader del centrodestra, dopo essersi sentiti hanno fatto sapere di essere pronti sì a votare per una mozione unitaria, ma solo a patto che condanni “tutte le realtà eversive”: Il centrodestra condanna le violenze senza se e senza ma, ed è pronto a votare una mozione per chiedere interventi contro tutte le realtà eversive, non solo quelle evidenziate dalla sinistra”, hanno fatto trapelare Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni. Una linea, quella dei distinguo, che il leader del Carroccio ha voluto mantenere anche a proposito delle manifestazioni: “Scendiamo in piazza tutti insieme, un giorno dopo il voto e non un giorno prima, con il tricolore e senza altre bandiere (rosse), per condannare e isolare tutti i violenti, di ogni parte e colore. Il Pd accoglie questa proposta unitaria, o preferisce fare solo campagna elettorale?”.

Cosa prevede la mozione del centrosinistra – Nel testo si chiede al governo di “dare seguito al dettato costituzionale in materia di divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista e alla conseguente normativa vigente, adottando i provvedimenti di sua competenza per procedere allo scioglimento di Forza nuova e di tutti i movimenti politici di chiara ispirazione neofascista artefici di condotte punibili ai sensi delle leggi attuative della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione repubblicana”. Perché, continua la mozione, “si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”.

Il Pd ricorda inoltre nella mozione che “sono tre, nel nostro Paese, i casi di movimenti politici sciolti in virtù della cosiddetta legge Scelba: il caso di Ordine Nuovo, sciolto nel 1973, quello di Avanguardia Nazionale, sciolto nel 1976, e quello più recente del Fronte nazionale, sciolto nel 2000, a tutela della legalità democratica e repubblicana sancita dalla Costituzione”. È “fuor di dubbio che Forza Nuova sia un’organizzazione politica di estrema destra che si ispira al fascismo, come stabilito da una sentenza della Corte di cassazione (sezione V penale, 8 gennaio 2010, sentenza n. 19449) in cui si legge ‘Nonostante la fine del regime fascista, sono sopravvissute associazioni e organizzazioni politiche che, come Forza Nuova, si ispirano a questa ideologia e che (…) pretendono di tutelare la propria identità politica’. Quanto avvenuto il 9 ottobre scorso – aggiunge il Pd nella mozione – a Roma rientra chiaramente tra le fattispecie previste dalla legge Scelba, ovvero l’uso della violenza quale metodo di lotta politica, il propugnare la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione, la denigrazione della democrazia e delle sue istituzioni”.

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