Prima elenca tutte le percentuali ottenute dal suo partito: dal 14% di Latina al 23 di Novara. Poi torna sulla sfida lanciata ieri al segretario del Pd, attacca il leader del Movimento 5 stelle, e infine si rivolge agli alleati usando un tono inequivocabile: “Chiamerò oggi Salvini e Berlusconi per riconfermare l’impegno da parte di tutti. Serve serrare di più i ranghi adesso che il confronto si polarizza”. Nel day after delle amministrative, Giorgia Meloni parla già da leader del centrodestra. Alla conferenza stampa di Enrico Michetti, il “suo” candidato sindaco che ha centrato il ballottaggio a Roma da primo in classifica, la capa di Fratelli d’Italia esordisce ufficialmente da guida della coalizione. E sceglie di iniziare con una rivendicazione: “Dei sei capoluoghi in mano al centrodestra 3 sono confermati e 3 al ballottaggio, quindi è matematicamente un pareggio e io questa straordinaria vittoria della sinistra non la vedo”. Ovviamente, a sentire la Meloni, se il centrodestra non ha perso ma ha – per il momento – pareggiato, il merito di Fdi. “Non stiamo parlando di una sconfitta ma di una ottima affermazione di FdI, che intendo rivendicare”, ha spiegato, prima di cominciare a elencare i risultati principali raggiunti dal suo partito. Compreso il dato “molto significativo” di Bologna: “L’occhiello di Repubblica diceva che a Bologna FdI si ferma al 12%, ma la destra a Bologna al 12% non era mai arrivata, aveva il 2,4. Oggi è il primo del partito del centrodestra”.

Quindi ecco l’attacco all’eterno rivale, quel Matteo Salvini che fino a ieri era il capo della coalizione: “Vedo un centrosinistra compatto e un centrodestra che a volte va un pò più in ordine sparso, invece adesso bisognerà serrare i ranghi ancora di più perché il conflitto ora si polarizza”. E se il centrodestra fino a ieri andava un po’ in ordine sparso la colpa non poteva essere che del vecchio leader. Ecco perché, in vista dei ballottaggi, Meloni chiama in causa i due alleati: “Credo che le prossime 2 settimane saranno fondamentali e noi intendiamo andare casa per casa per spiegare la nostra proposta, che è una proposta seria, sul piano del programma e del sindaco che è il migliore e in grado di far andare avanti una macchina complessa come è quella di Roma. Noi parleremo a tutti, chiamerò Matteo Salvini e Silvio Berlusconi per confermare l’impegno per serrare i ranghi ancora di più”. Parole che arrivano dopo che ieri il leader della Lega aveva fatto praticamente mea culpa: non aveva parlato di “pareggio” ma praticamente di sconfitta, nascondendosi dietro il ritardo con cui erano state trovate le candidature. “Dove abbiamo perso dobbiamo fare autocritica, ma non dobbiamo più perdere tempo“. Una mezza sconfessione delle scelte fatte, mentre oggi Meloni rilancia: “Non ho bisogno di accollarmi Michetti che è un professionista stimato e che può contare su di me, ma credo anche sul resto del centrodestra visto che abbiamo fatto una campagna insieme e che ci ha portato a essere la prima coalizione. Questo è un gioco di squadra”.

Ma non solo. Perché il primo giorno da leader Meloni decide di rivolgersi anche all’opposizione. Attacca Giuseppe Conte, perché è andato a festeggiare Gaetano Manfredi a Napoli: “A fronte di un risultato obiettivamente molto significativo per Virginia Raggi, soprattutto in rapporto al risultato del M5s nel resto d’Italia, invece di restare qui al fianco di una persona del M5s che ha fatto una campagna elettorale con dignità e coraggio, sia scappato ad abbracciare il candidato vincente di un altro partito”. Poi rilancia la sua sfida al segretario del Pd: “Ho proposto e sfidato Letta a sostenere tutti insieme Draghi per il Quirinale a patto che si vada immediatamente a votare. Registro l’indisponibilità di Letta…”. Solo che poi alza il tiro: “Il centrodestra è d’accordo sul fatto che Mario Draghi potrebbe essere un buon presidente della Repubblica e che in quel caso si potrebbe tornare a votare subito. O qualcuno pensa davvero, come ho letto di recente in qualche ricostruzione giornalistica, che noi possiamo eleggere Draghi al Quirinale e mettere un’altra persona al governo senza passare per il voto dei cittadini?”. Problema: solo ieri Salvini aveva detto una cosa completamente opposta: “Oggi votavano gli italiani per eleggere i sindaci: se qualcuno usa il voto per abbattere il governo di unità nazionale si sbaglia di grosso. Noi qua stiamo e qua rimaniamo”. Da qui alle elezioni del presidente della Repubblica mancano quattro mesi: saranno molto lunghi.

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