Sostiene che la droga l’ha avuta da Luca Morisi, che si è sentito male ed è fuggito. Di avere le prove di quanto racconta di quella notte di “sesso e droga” tra il 13 e il 14 agosto per la quale l’ex spin doctor di Matteo Salvini avrebbe pagato 4mila euro a lui e al suo amico, contattati attraverso la Rete e invitati nella cascina di Belfiore, nel Veronese. E ribalta la versione dell’intervento dei carabinieri, dicendo di averli chiamati lui, modello romeno di 20 anni. Lo fa in un’intervista a Repubblica e al Corriere della Sera. È stato Morisi, dice al quotidiano romano, a contattare “un mio amico coetaneo” poco prima di Ferragosto.

“Entrambi abbiamo profili sia su Instagram sia su Grindr, i nostri numeri sono su alcuni siti di escort gay – spiega – Sinceramente non so quali canali abbia scelto per contattarlo. So soltanto che il mio amico a un certo punto mi chiama e mi dice che questo Morisi ci vuole incontrare”. Pattuiscono una cifra: “4mila euro, per andare da Milano a Belfiore e passare con lui una giornata”. Prima di partire da Milano, continua, “il mio amico ha ricevuto da Morisi un bonifico di 2.500 euro. A me ne ha dati in contanti 500: aveva un debito da saldare con me perché ho sulla mia partita Iva il contratto del suo telefono. Dopo il bonifico, andiamo a Belfiore. Il secondo bonifico non è mai arrivato”.

Definisce l’ex guru dei social della Lega come “molto gentile” e racconta di aver trascorso con lui “circa 12 ore insieme o forse qualcosa di più”. Non ricorda con precisione perché, aggiunge, “di quella notte ho ricordi annebbiati, ho perso in parte la memoria per ciò che è successo…”. Ed entra nei dettagli della serata: “All’inizio ci siamo divertiti tutti, e ci siamo drogati. La roba ce l’ha offerta Morisi. Non era la prima volta che lo facevo, ma non mi è mai capitato di sentirmi così male…”. Il modello definisce le sue condizioni di quella notte come “strafatto” e dice ancora: “Mi ha preso male e a un certo punto, non so dire dopo quanto tempo, volevo andare via perché non mi sentivo bene. Ma gli altri due mi hanno detto di no…”. A questo punto ricostruisce come si è arrivati all’intervento dei carabinieri: “Sono scappato! Mi hanno visto tutti. Lo possono testimoniare i filmati delle telecamere di sorveglianza. Sono fuggito e ho chiamato col cellulare i carabinieri”. Esclude categoricamente di aver subito violenza né di essere stato costretto a consumare droga, però aggiunge “non stavo bene” ed “ero terrorizzato ed alterato per quello che avevamo preso e volevo andarmene”.

A quel punto è “corso fuori” e “prima il mio amico romeno e poi Morisi mi hanno seguito”. Ammette di “non ricordare bene” se a piedi o in macchina: “Ho visto l’auto nera dei carabinieri che veniva incontro a me. I carabinieri si sono fermati: c’eravamo io, il mio amico e Morisi. Ho raccontato cosa era successo, ho detto che da Morisi avrebbero trovato della droga e che ero disposto ad accompagnarli lì. Gli ho anche mostrato la boccetta con il Ghb, la droga dello stupro”. Un flacone che, spiega ancora il 20enne, “era nel cruscotto della macchina con cui siamo arrivati”. Sostiene di non averla portata lui, di “non sapere” se l’avesse portata l’amico: “A me l’ha data Morisi e non so dire perché fosse finita in macchina”. Il racconto è confuso, le versioni fornite ai due quotidiani non sono identiche. Quindi la perquisizione: “C’erano i piatti con la cocaina sopra. Sono stato io a indicare ai carabinieri la libreria al primo piano dove Morisi la teneva: lo sapevo perché durante la serata più volte era andato lì a prenderla”. Quindi il ritorno in Romania e il ricordo di quella sera come quella che “mi ha rovinato la vita”.

Da parte sua, Morisi è pronto a fornire una spiegazione sul perché ci fossero due grammi di cocaina nei piatti in bella vista e perché ci fossero due ragazzi romeni che ai carabinieri, dopo aver lasciato l’abitazione, hanno raccontato di aver ricevuto proprio da lui una boccetta di Ghb, la cosiddetta droga dello stupro: “C’è la piena disponibilità a chiarire tutti gli aspetti della vicenda”, dice il suo legale Fabio Pinelli negando però che sia stato l’ex spin doctor di Salvini a cedere la droga e ribadendo “l’irrilevanza penale” della sua condotta.

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